Dai loro frutti li riconoscerete – Omelia del Ministro generale per la chiusura del CPO

EUCARISTIA DI CHIUSURA

CONSIGLIO PLENARIO DELL’ORDINE

Nairobi 2018

Dai loro frutti li riconoscerete

Fr. Michael A. Perry OFM

 

La ricchezza della parola che ci è stata appena donata illumina in maniera provvidenziale il percorso conclusivo del nostro Consiglio Plenario. Ribadisco ancora quello che ho detto due giorni fa, e cioè, che questa celebrazione eucaristica, questo momento sacramentale, deve spingere ognuno di noi ad andare e raccontare tutto ciò che lo Spirito del Signore ci ha comunicato, a cominciare dalle significative esperienze di incontro e scambio che abbiamo vissuto.

Della Parola appena ascoltata vorrei cogliere due espressioni che ritengo essenziali:farememoria e buoni frutti, per poi presentarvi un appello.

 

Fare memoria

 Il primo messaggio ci colloca in un momento decisivo e significativo nella storia del popolo d’Israele. Il re Giosia simboleggia colui che è riuscito a raggiungere quello che tanti altri re avevano trascurato: i nostri padri non hanno ascoltato le parole di questo libro, mettendo in pratica quanto è stato scritto per noi.Il ritrovamento del “libro della Alleanza” è un evento chesegna un’epoca di ripresa e costituisce l’elemento fondante della riforma religiosa che Giosiaintraprendee porta a compimento. Il tempio, nel quale l’intera nazione si riconosce come appartenente ad un unico Signore, richiede urgenti lavori di restauro. Ma ciò che più richiama l’attenzione sono la meraviglia e lo stupore che il popolo sperimenta per il ritrovamento del libro: esso contiene tutte le norme che per noncuranza, soprattutto da parte dei re, da tempo non venivano più osservate.

L’episodio narra l’impresa di restauro non solo dei muri del sacro edificio ma soprattutto del tempio del cuore per il quale è necessaria un’adesione appassionataalla Parola di Dio che vivifica e va accolta con grande emozione e gioia. Questo popolo di dura cervice (cf. Es 32,9) ha bisogno di far memoria del momento in cui il Signore ha amorevolmente preso l’iniziativa di condurre Abramo a quella terra dove scorre latte e miele, dove Dio stabilisce la prima Alleanza, in seguito riconfermata una volta per sempre attraverso Mosè sulSinai.  L’allontanamento, la stanchezza e il disinteresse portano facilmente a dimenticare il momento fondante in cui Dio ha solennemente sancito: “Voi sarete il mio popolo ed io sarò il vostro Dio” (cf. Lv26,12). Il Signore, dunque, suscita in Giosia la capacità di fare memoria e questo lo rende guida autorevole della vita di fede del popolo.

 

I buoni frutti

Il brano tratto dal Vangelo secondo Matteo, breve ma incisivo, ci offre una chiave utile per discernere: “Un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni”. Con questo esempio Gesù vuole mettere in guardia i suoi discepoli dai falsi profeti. Il Discorso della montagna, che ci accompagna ormai da qualche settimana, si avvicina alla conclusione, e Gesù offre alcuni avvertimenti precisi per aiutare i discepoli a combattere l’ipocrisia e la falsità, atteggiamenti diffusi non solo all’esterno ma anche all’interno della comunità credente. La parola frutto, collegata direttamente al concetto di verità, rappresenta le opere buone o giuste che il discepolo compie quando ascolta la voce di colui che è la Verità. Gesù mette in guardia dai falsi profeti, perché non dicono la verità e mettono a rischio l’integrità della comunità. Poi, incoraggia la comunità, in base a criteri fondati sulla Parola di Dio, a discernere ciò che è vero e ciò che non lo è.

Possiamo chiederci: quali sono i frutti grazie ai quali si riconosce il discepolo di Gesù? La risposta l’abbiamo già in tasca: vivere le beatitudini, ossia perdonare e amare tutti, nemici compresi, dare senza pretendere nulla in cambio, pregare, non giudicare. Il vero discepolo di Gesù, colui che vivendo le beatitudini diventa profeta di verità, non smetterà mai di produrre buoni frutti, perché parlerà e agirà sempre come Gesù.

 

L’appello

 Cari Fratelli, il Consiglio Plenario è stato uno spazio di grazia nel quale lo Spirito ha parlato al nostro cuore. Come a Giosia e a tutto il popolo di Israele, il Signore oggi rivolge anche a noi un appello accorato, invitandoci a cercare senza stancarci mai quel “libro” forse andato perduto o magari dimenticato in qualche magazzino pieno di polvere: la nostra Vita e Regola, ossia il Vangelo di Gesù Cristo, la persona stessa di Gesù Cristo, che ha ispirato Francesco e oggi continua a ispirare anche noi.

Nel corso del CPO abbiamo ripreso più volte il versetto dell’Apocalisse che invita a tornare al primo amore (Ap2,4). Il Signore oggi attualizza per noi questo messaggio. Dopo essersi reso conto della preziosità del contenuto del libro, Giosia compie una serie di segni penitenziali che dimostrano quanto egli fosse stato colpito da quella scoperta. Anche noi possiamo fare lo stesso: dopo aver ascoltato quanto lo Spirito del Signore dice a noi Frati Minori nel mondo di oggi, possiamo adottare un atteggiamento penitenziale in modo da superare l’eventuale amnesia che, come Ordine e come consacrati, può averci fatto dimenticare il nostro primo amore. Come afferma il testo del Libro dei Re, mettiamoci in cammino per seguire il Signore e osservare i suoi comandi, le istruzioni e le leggi con tutto il cuore e con tutta l’anima.Apriamo il nostro cuore alla voce dello Spirito: solo così potremo veramente produrre buoni frutti non per merito nostro ma solamente grazie alla bontà del Signore.

In questi giorni abbiamo avuto modo di riscoprire la fecondità di cui il Signore ci fa dono: la nostra identità carismatica francescana, attraverso la quale Egli continua con la nostra collaborazione ad operare meraviglie nella Chiesa e nel mondo.

Fratelli carissimi, ringraziamo il Signore che continuerà a rendersi presente in noi e in mezzo a noi, aiutandoci a fare memoria di ciò che siamo e a portare buoni frutti. Anche se la perplessità o la paura busseranno alla porta del nostro cuore, non temete, fratelli: il Signore ci ricondurrà al luogo dove tutto ha avuto inizio e ci darà modo di riscoprire le meraviglie del primo amore e la grazia delle origini. Con questa certezza vi auguro un buon rientro alle vostre entità, con la ferma convinzione che ora lo Spirito di Dio parlerà per mezzo di voi.