Festa S. Chiara 2019: Lettera del Ministro generale

 

Dialogo: Qualità di Dio, Virtù di ogni essere umano

 

Carissime sorelle,

Il Signore vi dia la Pace!

Anno dopo anno, la celebrazione liturgica della nostra sorella e madre Chiara d’Assisi ci dà l’opportunità di continuare il dialogo tra di noi, allargandone e approfondendone i contenuti. La lettera che vi scrivo vuole essere un momento di questo dialogo fraterno di cui vi riconosco interlocutrici attive, sapendo quanto sono preziosi per me, e per tutte quante voi care sorelle, le riflessioni, le proposte e i rilanci da parte vostra: esse ci aiutano a centrarci e rimettere a fuoco l’essenziale della chiamata di Dio nella Chiesa.

Dedico al dialogo questo spazio di comunicazione con voi nell’anno in cui l’Ordine francescano fa memoria dell’incontro tra San Francesco e al-Malik al Kamil. Ovunque nel mondo fioriscono iniziative per promuovere il dialogo tra i credenti in Dio e con i Musulmani in particolare. Là dove si fa posto all’altro-da-me, con rispetto accogliente, il regno di Dio si manifesta.

 

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Tu sei dialogo

Il dialogo ha a che fare con la modalità di esistere di Dio, perché Dio è comunione. Nel simbolo della nostra fede professiamo: Io credo in Dio Padre. Dio è Padre; c’è un Figlio, quindi, e c’è una relazione tra loro, una relazione assoluta e totalizzante che è essa stessa Persona: Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita.

Nella lettera indirizzata alla Famiglia francescana e ai fratelli musulmani all’inizio di questo anno 2019, ho lasciato risuonare due delle Lodi all’Altissimo che Francesco compose alla Verna dopo aver ricevuto le stimmate: Tu sei umiltà, Tu sei pazienza. Vorrei ora aggiungere: Tu sei dialogo. Sì, perché fin dall’eterno principio le tre Persone divine sono vita che si comunica all’Altro-da-Sé, vita che genera e accoglie vita. Questo modo di esistere, che feconda e rende fecondi, lo chiamiamo amore, perché chi ama cerca l’altro e gli si dona affinché possa vivere in pienezza.

Nel suo mistero di amore, di vita, di comunione, Dio ha voluto coinvolgere anche noi, scegliendoci quali figli adottivi perché fossimo lode della Sua gloria (cf. Ef1,3-14). Quale grazia! Come il Figlio è rivolto verso il Padre dal principio, così il Padre per mezzo del Figlio rivolge la Parola all’intera creazione (cf. Gv1,1-3): «Egli disse e furono creati» (Sal 148,5). Nel dialogo tra Dio e l’uomo, l’iniziativa è sempre di Dio. Quella divina è una parola che viene incontro (cf. Ger 15,16).

Per l’immagine che ha ricevuto e per la somiglianza alla cui realizzazione è chiamato a cooperare con Dio (cf. Am V,1), l’essere umano creato maschio e femmina è anch’esso nella posizione di essere rivolto verso l’altro: un Altro che è lo stesso Creatore, un altro che è rispettivamente la donna e l’uomo (cf.Gen 1,27). Il racconto di Gen 2 esprime bene questa verità: l’uomo riconosce il senso della propria esistenza soltanto quando comunica con il ‘tu’ che gli è simile, gli sta di fronte, lo costituisce nella completezza dell’immagine di Dio. L’uomo e la donna, dunque, sono non monadi isolate, chiuse in se stesse, ma persone-in-dialogo.

 

La Parola si fa carne

Sappiamo bene – chi non ne ha fatto e non ne fa l’esperienza? – che il peccato si situa proprio qui: nel bloccare il flusso della comunicazione vitale e rinchiudere ciascuno in un mondo falso e asfittico. L’autore biblico narra con efficacia questa realtà riferendo le reazioni di Adamo e di Eva dopo l’atto di disobbedienza: non più dialogo fecondo, ma mortali accuse reciproche. La comunione tra persone umane, immagine di quella tra le Persone divine, si involve in convivenza tra potenziali nemici!

Nella pienezza del tempo, la Parola stessa di Dio si fa carne nel mondo ferito e diviso (cf. Gv 1,14) e vi rimane come amore che mai cessa di donarsi nel sacramento del Suo Corpo. Di questa Parola noi ci nutriamo per imparare di nuovo a parlare il linguaggio di Dio che è la comunione.

Siamo un popolo mondiale, oggi, che sta facendo la tragica esperienza del conflitto e dell’isolamento, di contatti moltiplicati e della difficoltà di comunicare veramente. Possiamo dire di conoscere davvero l’alfabeto del dialogo autentico?

Proprio questo è il tempo favorevole per dare consistenza alla nostra vocazione ‘dialogale’, la stessa dell’autore della prima lettera di Giovanni: «Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita -la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -,quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo» (1Gv1,1-3).

Vorrei soffermarmi su qualche contenuto di questo testo.

 

Comunione con il Verbo della vita

Il primo movimento per dialogare è accogliere il dono, perché non vado incontro all’altro portando me stesso, ma ciò che a mia volta ho ricevuto (cf. 1Cor11,23): quello sguardo che mi ha spalancato l’orizzonte della vita vera, quella parola che ha dato orientamento al mio cammino (cf. Sal118,105). Francesco conquistò Chiara a quel Signore da cui era stato per primo conquistato. Chiara esorta le sorelle ad amare “nell’amore di Cristo” da cui si sono riconosciute amate.

La qualità e la capacità di dialogare sono dunque da ricercare nella verità della relazione con il Signore. Chiara compone una scena molto forte: «Contempla l’ineffabile carità, per la quale volle patire sull’albero della croce e su di esso morire della morte più vergognosa. Perciò lo stesso specchio, posto sul legno della croce, ammoniva i passanti a riflettere su queste cose, dicendo: O voi tutti che passate per via, fermatevi e guardate se c’è un dolore simile al mio dolore; rispondiamo con una sola voce, con un solo spirito, a lui che grida e si lamenta: Sempre l’avrò nella memoria e si struggerà in me l’anima mia» (IV lettera23-26).

Fondato sulla roccia della relazione viva con il Signore Gesù contemplato nel momento del dono totale di sé, il dialogo può resistere allo spirare dei venti dell’incomprensione, della delusione e anche della sensazione che ‘non ne valga la pena’… Poiché restare aperti al dialogo può essere crocifiggente.

Mi colpisce il fatto che Chiara, pur scrivendo ad Agnese in prima persona, risponde all’invito del Crocifisso con la forma plurale “rispondiamo”, ed esorti a farlo “con una sola voce, con un solo spirito”. Mi piace cogliere in questo il carattere comunitario-comunionale della vostra vita di Sorelle Povere, il dinamismo pasquale del quotidiano in cui le diversità si armonizzano e potete giungere alla sintonia del sentire, del volere, dell’agire.

La convergenza dello sguardo sul Crocifisso, di cui contemplate l’amore che personalmente vi raggiunge, rende attento l’orecchio interiore al suono della sua voce che chiama; e vi scoprite chiamate insieme a crescere nella compassione. In ciò riconosco un frutto dello Spirito, espressione matura del dialogo con il Signore e fra di voi, perseguito con fedeltà attraverso e oltre qualsiasi tentazione e anche tentativo di chiusura all’altra o di invadenza dell’altra. Il dialogo è incontro dei volti.

 

«Noi lo annunziamo anche a voi perché anche voi siate in comunione con noi»

Chi dialoga ricerca l’altro per partecipare insieme della bellezza e della ricchezza della vita, punta a ridurre le distanze per celebrare l’incontro sempre trasformante. Quando si dialoga non si rimane come si è: zone interiori fino a quel momento rimaste nell’ombra, ignorate da noi stessi, vengono alla luce. Chi dialoga cresce nella conoscenza di sé ancor prima che dell’altro, accoglie la propria unicità e la offre senza alcuna pretesa. Niente di più contrario al dialogo dello spirito di sopraffazione o di rivalsa. Niente di più propizio della piccolezza che non fa paura, della semplicità che non inganna, della purezza che libera dal sospetto di ambiguità e di sotterfugi. Il dialogo non strumentalizza l’altro.

Chiara e le sorelle, che nella loro esistenza quotidiana attraversano le strettoie della discordia e della divisione, dell’invidia e della mormorazione, con il perdono, la riconciliazione, l’intercessione aprono gli spazi dell’accoglienza e della comunione (cf. Regola Santa Chiara X,6; IX,7-11).

Le lettere scritte ad Agnese di Praga sono testimoni di quanto Chiara fosse disponibile e pronta ad entrare in dialogo con l’altro, quanto fosse convinta che nello scambio fraterno si può comprendere meglio ciò che piace a Dio e aderirvi. Chiara ascolta le domande di Agnese e le risponde (cf. III lettera 29-41); invita la sorella lontana a ricercare a sua volta il dialogo con chi può illuminarla secondo la verità della vocazione ricevuta (cf. II lettera15-18), al fine di percorrere con sicurezza la via dei comandamenti del Signore (cf. II lettera 15).

Chiara sa tradurre il suo ‘abitare’ nella comunione trinitaria anche nel dialogo dei gesti: far dare un uovo alla sorella tentata di soffocarsi, baciare il piede con cui era stata colpita in volto, coprire le sorelle addormentate nel freddo notturno, tracciare il segno della croce sui loro corpi dolenti… La via del dialogo conduce ad abbracciare l’altro.

 

Nel dialogo, la nostra storia

All’inizio della storia carismatica della nostra Famiglia francescana ci sono due dialoghi memorabili: quello tra il Signore e Francesco nella notte di Spoleto (cf. 1Celano 6) prolungato poi nella grotta vicino ad Assisi (cf. 1Celano 6), e quello tra il Crocifisso e Francesco nella chiesa di San Damiano (cf. 2Celano10). Una delle svolte determinanti in questa storia è stata impressa senz’altro dai ripetuti dialoghi tra Francesco e la giovane Chiara (Leggenda Santa Chiara 3).

Come non pensare, poi, che tutti noi siamo ‘nati’ alla Porziuncola, a Santa Maria degli Angeli, la cui festa ci fa riascoltare il dialogo tra l’angelo e Maria, quel dialogo che scandì il tempo in cui il Signore «si impegnò a salvarci» (Compilazione di Assisi 14).

Tutto mi porta a rinnovare insieme ai frati il desiderio e l’impegno a essere con la nostra vita ‘luoghi’ di incontro con la Parola di Dio e le parole degli esseri umani.

E prego voi, mie signore, che continuiate ad essere donne di dialogo, nel nome del Signore.

 

 

Roma, 25 luglio 2019
Festa di San Giacomo

Fr. Michael A. Perry, OFM
Ministro generale e servo

 

Copertina: Santa Chiara. attr. alla scuola del Parmigianino, Monastero Sant’Agnese, Firenze.

Prot. 109202