La prospettiva Francescana della governance può espandere la visione della leadership nella chiesa

Il 20 aprile 2017, Cindy Wooden del Catholic News Service ha pubblicato un articolo sull’idea francescana di leadership dopo un’intervista con il Ministro Generale, Fr. Michael Anthony Perry, OFM e con il professore della Università  di Villanova, Massimo Faggioli. Di seguito è riportato un estratto dell’articolo. Per il testo integrale in inglese, cliccare qui.

 

Per San Francesco d’Assisi, seguire Cristo significava imitare la sua umiltà e abbandonare la ricchezza, il potere e il proprio status; Gli uomini che oggi si chiamano Francescani credono di essere chiamati ad abbracciare gli stessi atteggiamenti, anche nel loro governo.

All’inizio di aprile, i Ministri generali dei quattro rami della Famiglia francescana – i Frati minori, Cappuccini, Francescani conventuali e il Terzo Ordine Regolare – hanno chiesto a Papa Francesco il “privilegio” di consentire ai fratelli religiosi non sacerdoti di essere eletti in posizioni di leadership, Incluse quelle dell’esercizio dell’ autorità sui sacerdoti ordinati.

La parola “privilegio” significa autorizzazione speciale per qualcosa che non è generalmente previsto dalla legge della chiesa. Nel diritto canonico, la governance nella chiesa è orientata all’ordinazione.

La richiesta fatta dei francescani desidera recuperare la nozione di fraternità e servizio che  San Francesco ha dato ai  suoi primi compagni, ha detto Padre Michael Perry, Ministro generale dei Frati minori. Ma ha anche implicazioni per gli impegni della leadership, autorità e governance in un panorama più vasto.

Alla radice, si pone la questione: “La leadership organizza le cose in modo tale da avere un controllo complessivo su tutto? O la leadership circa l’autorità sulle persone è usata in modo che sia una sinergia, un insieme di tutti i punti di forza all’interno di una comunità?” Padre Perry ha riferito al Catholic News Service.

L’identità fondamentale  del ministero ordinato  è coinvolta.

A causa della sua unica connessione con l’Eucaristia, la pastorale ministeriale è speciale e irripetibile nella Chiesa cattolica e all’interno di una comunità cattolica-religiosa, ha detto padre Perry. La richiesta dei francescani non vuole sfidare l’autorità spirituale o il ruolo del pastore,  é attenta invece a far si  ché  il  pastore  possa essere concentrato sulle pecore e non debba essere preoccupato per le porte e le recinzioni”.

L’ ideale Francescano della leadership dovrebbe invitare e sfidare i frati – i fratelli, ordinati o no – “alla minorità” a non salire in su, ma alla discesa” ha detto padre Perry. Minorità è l’opposto del clericalismo, che è “un passo verso l’alto, per una maggiore libertà che offra qualche cosa, una certa sicurezza e una garanzia di fedeltà, un modo di esercitare l’autorità verso la gente in modo da essere più fedeli alla verità”.

Dal 1208 al 1209, quando Papa Innocenzo III approvò l’iniziale Regola di San Francesco per la sua vita e fino al 1239, ha detto padre Perry, i francescani avevano il  permesso di scegliere gli elettori tra i fratelli non sacerdoti a ruoli di presidenza, compreso il ruolo di  Ministro generale, e lo hanno fatto.

Massimo Faggioli,  storico della Chiesa e professore  di teologia dell’Università di Villanova, ha affermato che se Papa Francesco concedesse la richiesta fatta dai frati, “segnalerebbe a tutta la Chiesa un cambiamento nel senso di una de-clericalizzazione dei religiosi e del ritorno all’inspirazione originale dei fondatori: Francesco non era un sacerdote ma un laico e la clericalizzazione dei francescani è avvenuta successivamente”.