“Il primo amore” ha l’ultima parola! – Messaggio finale del Ministro generale

La sessione di chiusura del Consiglio Plenario dell’Ordine Francescano, che ha avuto luogo questo mese di Giugno a Nairobi, in Kenya, ha visto fra Michael Perry, Ministro generale, esortando i frati a tornare al loro primo amore.

Ha basato le sue riflessioni conclusive sul tema del raduno, dal Libro dell’Apocalisse (Ap 2, 2-5)

“Siamo chiamati a ritornare alla nostra passione originale e ad ascoltare lo Spirito con quella passione”, Ha detto fra Michael. “Credo che il desiderio di diventare ascoltatori appassionati sia stato dimostrato da voi tutti, membri del Consiglio Plenario, durante le nostre discussioni e discernimenti”, ha aggiunto.

L’incontro durato 17 giorni è iniziato con un ascolto attivo delle relazioni di ciascuna delle diverse Conferenze OFM. I delegati hanno poi portato questa esperienza alla preghiera, al discernimento e al dialogo. Da questo processo, sono emerse alcune proposte per il Definitorio generale, che saranno tenute in considerazione per l’elaborazione del documento finale del Consiglio Plenario, che sarà redatto nei prossimi mesi.

Il Ministro generale ha spiegato che un ritorno al nostro primo amore non significa abbandonarsi alla nostalgia. Ha continuato dicendo che questo amore deve portare “passione al nostro impegno con i nostri fratelli, la Chiesa e il mondo”.

Fra Michael ha sfidato i frati, dicendo che l’invito biblico a ritornare al nostro “primo amore” deve anche essere espresso nel nostro modo di pensare e agire riguardo alle risorse umane e finanziarie di cui siamo solo amministratori.

Segue il testo completo del suo messaggio:

 

“Ritornate al vostro primo amore”

Il Consiglio Plenario ci chiama a rinnovare rivitalizzare la nostra vita

in un mondo che cambia continuamente

 

Carissimi Fratelli, ci stiamo avviando alla conclusione del Consiglio Plenario 2018. Spero ciascuno di voi abbia fatto esperienza di un profondo senso di appartenenza all’unica fraternità dell’Ordine. Grazie alle relazioni delle Conferenze, le celebrazioni liturgiche per gruppi linguistici o tutti insieme, i momenti di ricreazione, i pasti e soprattutto attraverso il processo/metodo del World Cafè attorno ai tavolini, abbiamo avuto l’opportunità esclusiva di imparare a conoscerci sempre meglio, a conoscere meglio la vita dei Frati nelle diverse regioni o Conferenze dell’Ordine, le sfide che il mondo, la Chiesa, l’ambiente e l’Ordine stanno affrontando. Ed è via via apparso sempre più chiaro che, nonostante alcune differenze specifiche o di contesto, abbiamo davvero tanto in comune e che ci unisce, sia in termini di identità fondante, sia in termini di restrizioni e sfide specifiche che più o meno siamo chiamati ad affrontare in tutte le nostre Entità.

 

L’World Café e l’apertura del cuore e della mente francescani

Ricorderete che proprio prima di intraprendere il processo del World Café, alcuni Consiglieri avevano espresso alcune riserve. Molti di noi sono stati educati in sistemi che sono sostanzialmente “deduttivi” in termini sia di analisi della realtà che di risoluzione dei conflitti. Il modello del World Café, al contrario, è innanzitutto un metodo “induttivo”. Parte dalla realtà umana, da “ciò che è” e poi lentamente, attraverso un processo di brainstorming, si avvia a tirar fuori tendenze e/o elementi comuni che possono aiutare a dare forma sia all’identità che all’azione. Un processo secondo il metodo deduttivo inizia con alcune ipotesi rigorose su Dio, sulla Chiesa, sulla vita religiosa, sull’attività umana, sul modo in cui il mondo funziona, in breve, con ciò che ha a che fare con una identità in qualche modo riconosciuta e condivisa e poi procede a compiere un’analisi che aiuti a confermare e/o a correggere e riformulare l’ipotesi di partenza. In sostanza, il risultato del ragionamento deduttivo è una visione chiara e limpida di ciò che siamo, di dove stiamo andando e di come ci arriviamo. Sebbene alcuni di questi elementi possano aver fatto la loro comparsa nel lavoro che abbiamo svolto in questi giorni, nelle ultime formulazioni dei sette temi che abbiamo discusso in questo Consiglio Plenario rimangono ancora un certo senso di disordine e anche un po’ di incompletezza. Ma questo c’è da aspettarselo quando si intraprende un processo induttivo come quello ne quale ci siamo imbarcati. Infatti, avevamo previsto che il CPO non avrebbe prodotto un documento finale ma avrebbe generato la sostanza di un documento da scriversi dopo la conclusione, sulla falsa riga di una esortazione apostolica post-sinodale.

 

L’Incarnazione è di per sé un evento caotico

Una delle metaforepiù forti presentate da Papa Francesco nell’Esortazione apostolica sull’identità e il ruolo della Chiesa nel mondo di oggi si trova nel paragrafo 49 di Evangelii gaudium:

“Ripeto qui per tutta la Chiesa ciò che molte volte ho detto ai sacerdoti e laici di Buenos Aires: preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti”(EG, 49).

Fin dal Concilio Vaticano II, l’Ordine dei Frati Minori ha impiegato le proprie risorse, i Capitoli generali e i Consigli Plenari allo scopo di cogliere e rivendicare una definizione chiara, determinata e utile della propria identità, di cosa significa essere Frate Minore in mezzo a un mondo e a un cosmo che cambiano a una velocità sempre maggiore. Questi cambi sempre più rapidi a volte lasciano sulla loro scia un crescente senso di perdita, di dislocamento spirituale e psicologico e di impotenza. Questa sfida insopprimibile alla nostra identità umana, cristiana e francescana è stata condivisa e riportata in Assemblea plenaria da diversi gruppi del World Cafè. Ma un mondo che cambia ha bisogno della sfida che nasce dalla nostra identità umana, cristiana e francescana. Non dovrebbe sorprenderci il fatto che noi Frati Minori, come la maggior parte dell’umanità, stiamo cercando ciò che gli esperti di missiologia una volta descrivevano come un processo di identificazione e di rivendicazione di alcune “costanti nei contesti”. Credo che possiamo insieme affermare che queste “costanti” sono quegli elementi che noi riteniamo veri, immodificabili, permanenti, non soggetti alle pressioni dei cambiamenti che stanno avvenendo in ambito scientifico, sociale o ambientale:

  1. relazione profonda e solida con Dio;
  2. impegno a vivere il Vangelo della fraternità/fratellanza;
  3. impegno a vivere e a collaborare con i Fratelli e le sorelle poveri, esclusi ed emarginati;
  4. la ricerca di una spiritualità dell’itineranza a servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa;
  5. un desiderio di aperture alla formazione e conversione della mente e del cuore (in sostanza, le Cinque Priorità dell’Ordine).

Allo stesso tempo, nel corso dello studio delle relazioni delle tredici Conferenze e della Custodia di Terra Santa, è divenuto sempre più chiaro che i contesti in cui questi valori centrali si incarnano esigono un ripensamento di come possiamo vivere al meglio questi stessi valori-chiave in una maniera che risvegli dentro di noi il nostro “primo amore” e che ci spinga a re-inventare le forme specifiche con cui siamo chiamati a vivere e a condividere questi valori essenziali. Non possiamo semplicemente continuare a fare quello che stiamo facendo come se gli otri vecchi fossero in grado di contenere il vino nuovo. Basta pensare solo alla questione della migrazione umana, che è un fenomeno/problema comune a tutte le Conferenze e alla Custodia di Terra Santa. Le sfide che emergono dalle nuove forme di migrazione umana ci sfidano a trovare nuove risposte, che scaturiscono dal nostro impegno fondamentale come Frati Minori, al fine di dimostrare la nostra volontà di accogliere e accompagnare questi fratelli e sorelle nel modo che meglio riflette ciò che siamo come esseri umani, discepoli del Signore Gesù risorto, seguaci di San Francesco e membri del Corpo di Cristo, la Chiesa. Lo stesso vale per l’ambito dei giovani, del cambiamento climatico globale causato dall’uomo, della violenza, delle conseguenze provocate dai social media, e per tutti quegli altri ambiti interconnessi presentati nelle relazioni delle Conferenze, proposti dai due esperti esterni (la Dr.ssa Maryann Cusimano Love e il Cardinale John Onaiyekan) ed emersi dal processo del World Cafè.

Le costanti o valori-chiave della vita francescana sono espressi in maniera articolata nelle Cinque Priorità o nei “Sette-valori-più-uno” (Ite, Nuntiate, arricchito dalle dimensioni della Giustizia, della Pace e dell’Integrità del Creato) e chiariscono che non possiamo sfuggire o nasconderci davanti alle sfide che ci si parano davanti in maniera brusca – che ci scuotono nell’intimo e che scuotono le nostre Fraternità e l’Ordine stesso. Al contrario, siamo chiamati dal Signore Gesù, dal nostro serafico Padre san Francesco, da Papa Francesco e dalla Chiesa ad accogliere queste sfide per riconoscere in esse delle opportunità che ci danno modo di riaffermare la nostra identità carismatica e di esprimere la pienezza della nostra fede in Dio, nella sua presenza e immagine in ciascuno di noi ed in ogni creatura vivente (cf. Laudato si’). Proprio a motivo di questa fiducia profonda nella presenza di Dio nel mondo possiamo esprimere ancora una volta la nostra radicata disponibilità a rischiare tutto per il Regno di Dio, che è regno di verità, di giustizia, di amore, di libertà e di perdono – i cinque pilastri della pace (cf. Beato Paolo VI e San Giovanni Paolo II).

Penso di poter affermare che si possano intravedere due differenti stili di pensiero dai modi in cui i Consiglieri hanno trattato il materiale offerto alla riflessione. Alcuni si sono sentiti più a proprio agio prendendo come punto di partenza le “costanti” della nostra identità, descritte sopra, e, usando un linguaggio esplicitamente religioso, chiarendo le proprie motivazioni. In questo modo, le azioni che si potrebbero altrimenti interpretare come semplici interventi umanitari che non richiedono di impegnarsi in una visione del mondo specificamente cristiana possono essere viste come realtà che nascono da un impegno nei confronti di queste stesse “costanti”.

Altri Consiglieri si sono sentiti più a loro agio nell’usare termini più “secolari”, affrontando la questione dell’identità a partire dall’analisi dei temi centrali e, allo stesso tempo, partendo dall’implicito presupposto che la ragione del nostro impegno è fondato sulla fede ed è fedele a queste stesse “costanti”. Si tratta semplicemente del considerare la motivazione di fede esplicita o implicita. Nessuna delle due modalità di approccio è in sé stessa meglio dell’altra, fintanto che non si separano il trascendente/trans-storico dall’immanente/storico. Una comprensione francescana dell’evento dell’Incarnazione porta ad abbracciare contemporaneamente sia Cristo che la persona umana, il Cristo crocifisso e glorioso di san Damiano e la colonia di lebbrosi costretti a stare fuori dei confini della città di Assisi.

Amare Dio e amare tutto ciò che Dio ha creato è la risposta totalizzante all’invito che Cristo ci rivolge a prendere la nostra croce e a seguirlo (cf. Mc 8,34; Mt 16,24; Lc 14,27). È qui che le costanti e i contesti trovano la loro piena espressione. È questo che, vissuto con fede e amore, dà origine a quello che S. Paolo descrive come condizioni per accogliere la “nuova creazione” che Gesù inaugura con e attraverso la sua croce e risurrezione (cf. 2Cor 5,17: “Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove”).

 

Dal Consiglio Plenario dell’Ordine al Capitolo generale 2021: i prossimi passi

Come affermato nell’art. 194 delle Costituzioni generali:

“Spetta al Consiglio plenario dell’Ordine, riunito collegialmente:

  1. prestare aiuto al Ministro generale e al Definitorio nel governo e nell’animazione dell’Ordine;
  2. favorire relazioni e contatti tra la Curia generale e le Conferenze, nonché tra loro stesse; […]
  3. collaborare alla preparazione del prossimo Capitolo generale”.

Intendo esprimerela gratitudine dei membri del Definitorio generale, unitamente alla mia personale, per l’impegno che ciascuno di voi ha profuso nel partecipare attivamente a questo Consiglio Plenario, impegnandosi pienamente nella metodologia adottata, offrendo intuizioni innovative, sollevando importanti domande riguardo al nostro essere Frati Minori nel mondo oggi e a come possiamo rispondere in maniera sempre più adeguata alla duplice chiamata ad amare Dio e tutto ciò che Dio ha creato in modo da far risplendere le nostre convinzioni e i nostri valori più profondi.

Avete risposto alle disposizioni dell’art. 194 delle Costituzioni generaliin un modo che è allo stesso tempo ispiratore e provocatorio. Avete sollevato quesiti seri riguardo all’identità e all’azione di ricerca di un senso di chiarezza di identità e anche di un senso di urgenza evangelica di fronte a un mondo che ha disperatamente bisogno di un messaggio di amore, di misericordia, di gioia e di speranza.

Il Definitorio generale inizierà a lavorare, immediatamente dopo il ritorno a Roma, per prendere nuovamente in esame tutte le relazioni provenienti dalle vostre rispettive Conferenze e dalla Custodia di Terra Santa.

Riesamineremo tutti – e sottolineo tutti – i commenti e le proposte presentate dai gruppi dei tavoli del World Cafè nelle diverse fasi di discussione, per essere sicuri di non tralasciare nessuna delle idee o delle intuizioni utili che possono aiutare il Definitorio generale a migliorare la modalità di governo e di animazione di tutti Frati dell’Ordine, affinché tutti possano aspirare ad un più alto e coinvolgente senso della vita evangelica.

Dopo la revisione e l’analisi di tutto il materiale generato dal lavoro comune e condiviso, il Definitorio generale intende preparare un documento post-Consiglio Plenario con il quale si comunicheranno ai Frati i risultati delle nostre discussioni e del nostro discernimento. È altamente possibile che, basandosi sulle proposte del Consiglio Plenario, il Definitorio generale suggerisca a tutto l’Ordine alcune azioni concrete (per esempio: come rispondere alla realtà della migrazione, alle sfide presentate nella Laudato si’in merito all’evangelizzazione e alla missione), che aiutino a creare un corroborato senso di appartenenza alla Fraternità universale capace di impegnarsi nel mondo a favore dello sviluppo umano integrale, della piena dignità dell’essere umano e della vitalità dell’ambiente. Non sappiamo ancora quali potranno essere queste azioni. La loro formulazione richiederà un ulteriore lavoro di analisi e di discernimento da parte nostra, sulla base di tutto il lavoro svolto in preparazione e in sede di Consiglio Plenario.

 

Responsabilitàdi ciascun Consigliere

Il processo del Consiglio Plenario non termina con la celebrazione eucaristica conclusiva e con il pranzo festivo. Come succede nella celebrazione eucaristica, siamo chiamati a prendere quanto abbiamo sperimentato nell’evento sacramentale – nell’Eucaristia, come pure nel Consiglio Plenario – per condividerlo con gli animatori e responsabili del governo delle Entità nelle Conferenze e della Custodia di Terra Santa.

Pertanto, il primo livello di condivisione sarà con il Presidente della vostra Conferenza (quelli che non sono presenti al CPO), con i Ministri provinciali, coi Custodi e con i Presidenti delle Fondazioni. Se non avete ancora pianificato un incontro con la vostra Conferenza a seguito del Consiglio Plenario, vi chiedo di preparare una comunicazione scritta attraverso la quale presentate in sintesi la vostra esperienza al CPO, il processo o metodologia utilizzato, i “risultati” del lavoro del processo del World Cafè e il documento finale proposto che verrà inviato al Definitorio generale per il lavoro che esso svolgerà successivamente al CPO.

Una delle debolezze maggiori dell’Ordine è la mancanza di comunicazione. Se vi può essere utile, vi suggerisco di collaborare con i Consiglieri di altre Conferenze per preparare il testo di quanto condividerete con la vostra Conferenza. È essenziale che spieghiate i temi discussi, contestualizzandoli in relazione alla nostra identità carismatica di discepoli del Signore Gesù risorto, di membri dell’Ordine e della Chiesa e di membri responsabili della comunità umana. Qualora il Definitorio generale, a seguito dell’ulteriore analisi di tutto il materiale elaborato dal CPO, dovesse proporre azioni concrete a livello di Ordine, voi sarete chiamati ad esserne i primi portavoce, spiegando il ragionamento che sottostà a queste azioni e promuovendo tali azioni come mezzi per rinnovare la nostra identità carismatica in qualità di membri della Fraternità contemplativa in missione, alla ricerca di rinnovati strumenti per annunciare il Vangelo nei mutevoli contesti, e stando davanti a un mondo che affronta diverse sfide e cerca nuove ragioni di speranza.

A livello pratico, sarà essenziale che collaboriate con noi per assicurare che il testo che verrà inviato dal Definitorio generale alle Conferenze venga tradotto nelle lingue parlate dai Frati di ciascuna entità della Conferenza. Inoltre, sarebbe utile che collaboriate con le Conferenze per creare strumenti per lo studio del documento finale del CPO, oltre che strumenti via web o di altro genere che aiutino i Frati a impegnarsi nel processo che continuerà fino al Capitolo generale 2021 (e oltre!).

Parte del processo che si svilupperà a partire dal Documento Post-CPO potrà comprendere non solo alcune azioni pratiche (1 o 2) ma anche suggerimenti concreti su come coinvolgere tutti i Frati della vostra Conferenza in questo processo ininterrotto. Dobbiamo ricordare ai Fratelli che siamo in cammino; l’itineranza non è solo un mezzo per rinnovare la nostra vita: essa contiene i semi di questo essenziale rinnovamento. Senza movimento – interno/spirituale ed esterno/strutturale – non si darà conversione. È semplicemente così.

 

Risvegliareil nostro primo amore: per Dio, per i Fratelli, per il Popolo di Dio e per il Creato

Ora vorrei riprendere il testo biblico che abbiamo usato come leitmotif nella preparazione e nello svolgimento di questo Consiglio Plenario dell’Ordine 2018. Mi riferisco ad Apocalisse2,3-5.7:

“Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, convertiti e compi le opere di prima. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”

Vorrei evidenziare cinque aspetti o elementi di questo testo che ritengo importante sottoporre alla vostra attenzione, mentre ci accingiamo a concludere questa seconda fase del processo del Consiglio Plenario.

  1. Questo testo ci chiama ad ascoltare con passione la voce di Dio che parla nella nostra vita, in quella della Chiesa, dell’Ordine e del mondo. Queste due parole di solito non le associamo, ma questa è la chiamata che questo brano scritturistico ci offre: dobbiamo ritornare alla nostra passione originaria e ad ascoltare lo Spirito con quella passione. Credo che voi, Consiglieri, attraverso le vostre discussioni e il vostro discernimento, abbiate dimostrato chiaramente in cosa consista questo desiderio di diventare ascoltatori appassionati “come una volta”.
  2. Questo testo non è stato scelto per criticare i Consiglieri ma, piuttosto, come cornice per comprendere la sfida che collettivamente affrontiamo nell’animazione della Fraternità universale. Come Frati Minori siamo ancorati profondamente al Vangelo e all’esempio di Gesù. Sappiamo, però, che ci sono Fratelli che vivono un momento di scoraggiamento, che hanno domande e dubbi riguardo al futuro dell’Ordine o che sono abbattuti per il fatto di essere (loro e noi) caduti. Questo brano dell’Apocalisseci chiama a pentirci di aver abbandonato il nostro primo amore. Questo non significa che dobbiamo promuovere un certo qual nostalgico ritorno al passato. Non siamo nemmeno chiamati ad un nuovo tipo di infatuazione, che solleciti una sorta di risposta infantile, incapace di aiutarci ad approfondire la nostra fede, la nostra speranza e la nostra capacità di amare e di sognare. Piuttosto, ci invita ad attingere alla passione che Dio nutre per ciascuno di noi, in modo da tradurla nel nostro impegno concreto con i Fratelli, con la Chiesa e con il mondo.
  3. Affinché questo impegno sia autentico e fedele alla nostra chiamata di Frati Minori, dobbiamo imparare daccapo ad ascoltare i Fratelli, ad ascoltarci l’un l’altro, a prestare orecchio ai sogni e alle delusioni che ciascuno di noi porta con sé. Non solo dobbiamo permettere a Dio di condurci ad un rinnovato amore per la Trinità, per Dio nelle nostre vite; dobbiamo permettere a Dio ci condurci ad un rinnovato amore per i Fratelli dell’Ordine. E dobbiamo celebrare la bontà della nostra vita in Fraternità e il dono della vocazione personale di ciascuno.
  4. Il nostro ascolto, comunque, non si può fermare all’ascolto di Dio e dei Fratelli dell’Ordine. Dobbiamo continuare a sviluppare nuovi strumenti e a promuovere all’interno dell’Ordine (a livello universale, nelle Province, nelle Custodie, nelle Fondazioni e nelle Fraternità locali) un nuovo spirito che ci permetta di ascoltare la voce di Dio che parla nel mondo, il grido di Dio che si alza dal Popolo di Dio e dal creato. Queste grida possono assumere una forma esplicitamente religiosa; oppure un’altra forma non immediatamente riconoscibile come religiosa. A motivo della nostra fede in Dio, crediamo che lo Spirito di Dio rinnova la faccia della terra (Sal 104,30) e che Dio ama ciascuno in ogni parte del mondo e chiama tutti i popoli e tutto il creato verso di sé. Avete relazionato a questo Consiglio quanto avete ascoltato dal mondo, dalla Chiesa e dai Frati. Abbiamo condiviso tutto questo, abbiamo ascoltato insieme, in maniera contemplativa, quanto lo Spirito sta dicendo in contesti drammaticamente diversi. Continuiamo a praticare questo ascolto appassionato, ascoltando lo Spirito con un cuore appassionato. Facciamo in modo di essere ambasciatori non solo di un messaggio ma anche di un metodo che promuove l’ascolto reciproco, il discernimento e l’azione collettiva (collaborativa).
  5. L’invito biblico a ritornare al nostro “primo amore”, a Dio e alla centralità della Trinità nella nostra vita, deve anche permeare il nostro modo di pensare e di agire riguardo alle risorse umane ed economiche che Dio mette a nostra disposizione. Come ci ha indicato l’Economo generale nella sua relazione, la nostra identità e i nostri valori possono offrirci una visione trasparente, giusta ed etica del mondo, una visione guidata dai principi della solidarietà, che ci permette al contempo di usare strumenti in grado aiutarci a raccogliere risorse, a gestirle e a renderne conto in maniera giusta e intelligente. Pertanto, gli aspetti delle risorse e dell’economia nella nostra vita richiedono una seria riflessione spirituale e pratica, che ci aiuti ad essere testimoni veri e credibili di Gesù e di San Francesco d’Assisi. Probabilmente, questo ci richiederà di guardare in maniera rinnovata la questione delle ristrutturazioni delle Entità dell’Ordine; di staccarci da alcune cose – atteggiamenti, comportamenti e strutture fisiche – che sono di ostacolo nel promuovere un tipo di itineranza profetica che è richiesta a noi Frati Minori, in questo preciso momento della storia del mondo, della Chiesa e dell’Ordine. Avremo il coraggio di lasciare che la nostra visione di fede e i frutti del nostro discernimento ci conducano dove lo Spirito di Dio ci sta chiamando ad andare? Questo deve essere il fronte e il centro delle domande che rivolgiamo a noi stessi e della ricerca di espressioni più autentiche della nostra identità carismatica. Che cosa ci trattiene?

In conclusione, desidero ancora una volta ringraziare ognuno di voi, Consiglieri, per l’impegno nella preparazione e nello svolgimento di questo processo che ci ha fatto ascoltare e discernere dove lo Spirito di Dio sta parlando all’Ordine oggi.

Voglio ringraziarvi anticipatamente per il lavoro che continuerete a compiere nel comunicare ai responsabili di governo e a tutti i Frati delle vostre Conferenze e della Custodia di terra Santa il processo e i contenuti delle nostre condivisioni.

E ancora di più voglio ringraziarvi per il lavoro che farete per promuovere un processo permanente di dialogo e di discernimento, al fine di coinvolgere ogni Fratello dell’Ordine a vivere sempre più in pienezza la vita evangelica alla quale siamo stati e continuiamo ad essere chiamati.

Un grazie particolare a tutto lo staff di segreteria che ha fatto gli straordinari per assicurare che il Consiglio Plenario potesse svolgersi in modo pacifico ed efficace.

Lascio ai Moderatori di sviluppare l’elenco dei Frati da ringraziare, ma permettetemi di dire un grazie speciale al Segretario generale del CPO, fr. Manuel Corullón, al suo Vice, fr. Tiburce, a tutti i loro assistenti di segreteria, ai traduttori e agli interpreti; ai due Moderatori, fr. Isauro e fr. Keith; all’Economo del CPO e al suo Vice, fr. John e fr. Miro; a fr. Alvin, fr. Silvio e fr. Dexter che hanno assicurato il fluire scorrevole ed efficace delle comunicazioni del CPO a tutto l’Ordine; e un grazie speciale alla Provincia che ci ha ospitato e al suo Ministro provinciale, fr. Carmelo Giannone.

Dobbiamo anche ringraziare le Suore Francescane Dimesse, che ci hanno accolto in questo Centro di ritiri, facendoci sentire amati e coccolati al di là di ogni aspettativa. Grazie anche a fr. Antonio Scabio, Definitore generale, e a fr. Matteo Giuliani, che hanno collaborato in sordina, studiando le relazioni delle Conferenze e progettando la metodologia del CPO.

Infine, voglio trarre una riflessione dall’Esortazione apsotolicaGaudete et exsultatedi Papa Francesco:

“Gesù apre una breccia che permette di distinguere due volti, quello del Padre e quello del fratello. Non ci consegna due formule o due precetti in più. Ci consegna due volti, o meglio, uno solo, quello di Dio che si riflette in molti. Perché in ogni fratello, specialmente nel più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio. Infatti, con gli scarti di questa umanità vulnerabile, alla fine del tempo, il Signore plasmerà la sua ultima opera d’arte. Poiché «che cosa resta, che cosa ha valore nella vita, quali ricchezze non svaniscono? Sicuramente due: il Signore e il prossimo. Queste due ricchezze non svaniscono!»” (n. 61).

Fratelli, incominciamo…