Incontro Delegati GPIC dell’UFME

Dal 30 novembre al 2 dicembre i responsabili delle 5 conferenze GPIC d’Europa, si sono incontrati a Katowice (Polonia) insieme ai responsabili dell’Ufficio GPIC della Curia Generale e al Comitato di animazione GPIC. Erano presenti: fr. Francesco Zecca (COMPI), fr. Fausto Yudego (CONFRES), fr. Tran Ngoc Tiem (COTAF), fr. Maciej Olszewski (Nord slavica) e fr. Tadej Strehovec (Sud slavica). Insieme a fr. Rufino e fr. Jaime dell’Ufficio GPIC della Curia Generale.

Sono stati ospiti presso il grande convento dei frati e se la temperatura esterna è stata molto rigida, in convento hanno potuto godere di un’ospitalità eccezionale e molto calorosa, grazie al guardiano fr. Sergiusz Baldyga.

Nei due giorni d’incontro hanno potuto presentare il lavoro di ciascuna conferenza, avere la possibilità di un confronto ed organizzare il prossimo incontro continentale dei delegati GPIC d’Europa. Da qui volevano ripartire confrontandosi sul tema: “Vivere l’umanesimo francescano nel contesto attuale dell’Europa Va e ripara la mia casa”,un momento importante per far partire progetti concreti per il continente europeo che attraversa una crisi a diversi livelli.

L’incontro si è svolto a Katowice perché il 3 dicembre si è aperta la COP24 (Conferenza dell’ONU sul cambiamento climatico) che ha portato nella città polacca 30.000 persone da tutto il mondo,  sia delegazioni governative che della società civile. Occasione unica per fare dei passi importanti e decisivi che possano salvaguardare le future generazioni. Si è sottolineato più volte che non c’è più tempo, le decisioni non si possono rimandare!

In particolare l’Ufficio GPIC della Curia Generale ha organizzato per il 3 dicembre un incontro, a cui hanno partecipato 9 relatori da tutto il mondo, con la presenza del frate conventuale e cappuccino responsabili GPIC a livello generale. La discussione è stata molto importante e si è sottolineato il contributo che le varie fedi possono dare di fronte alla crisi climatica che genera nuovi migranti e tocca le aree più vulnerabili del mondo.