Koinonia: San Francesco e i cambiamenti del suo tempo: riconciliare il Vangelo con la storia

L’esperienza evangelica di Francesco, scrive Eloi Leclerc, non è un semplice episodio nella storia della Cristianità. Essa ha un valore esemplare e profetico.[1]  Francesco d’Assisi ha vissuto in un’epoca di grandi cambiamenti sia sociopolitici che economici. Le società europee stavano passando dal sistema feudale a quello dei comuni. L’economia finanziaria basata sul libero scambio stava prendendo il sopravvento su quella della proprietà fondiaria. Il tradizionale equilibrio sociale relazionale veniva scosso da nuove associazioni i cui membri erano uniti da interessi comuni. C’era una grande mobilità delle persone, una realtà che sfidava seriamente la Chiesa che per lungo tempo aveva trovato il suo equilibrio sul modello monastico della “stabilitas loci”. Era un periodo di crisi e aspettative. Pertanto, cosa ha fatto Francesco per diventare un modello di testimonianza evangelica tale da trascendere tempi e culture? Eloi Leclerc sottolinea tre caratteristiche di Francesco che andremo ad analizzare in questa riflessione. Innanzitutto, la ricca natura umana di Francesco. In secondo luogo, il respiro evangelico e, in terzo luogo, la complicità di Francesco con il movimento della storia[2].

La ricca natura umana di Francesco: tutte le biografie testimoniano la ricca personalità di Francesco ancor prima della sua conversione; la sua passione per la vita e la bellezza e il suo amore per la sua città che lo avrebbe portato a partecipare alla guerra contro Perugia che lo ha costretto a fare l’esperienza della prigionia. La sua ambizione per la grandezza sociale lo ha portato sulle strade della Puglia ancora in una spedizione di guerra. La sua abilità negli affari era tale da poter vendere senza difficoltà sia abiti che cavallo. Grazie alla sua giocondità, al suo amore per la vita, per le feste e per la poesia, nella sua città era diventato il “re della gioventù“. La sua sensibilità ai bisogni degli altri lo rendeva fin troppo generoso, anche se la paura dei lebbrosi lo teneva lontano da questo gruppo particolare. Attraverso il servizio misericordioso ai lebbrosi é stato capace di superare questa paura, nonostante se stesso, e come narra nel suo Testamento, questo per lui è stato un dono, una grazia. Anche la sua esperienza della fragilità della malattia, vissuta sia prima della conversione che al termine della sua vita è stata per lui un’esperienza arricchente. Poteva parlare con i malati dal profondo della loro miseria che condivideva. Francesco ha incarnato in se stesso la vita e le aspirazioni dei suoi contemporanei. Era tutt’uno con loro; parlava la loro lingua e condivideva le loro gioie, le loro sofferenze e i loro sogni. Le parole di Sant’Agostino si sono avverate per Francesco in modo evidente quando egli dice di Dio: “I nostri cuori sono fatti per te ed essi non avranno riposo fino a quando non riposeranno in te”.

Il respiro del Vangelo: Il Vangelo ha in sé il potere di rinnovare la Chiesa e di portare nuova vita al mondo. Esso può ridare vita alle ossa secche (cfr. Ez 37). Quale fiume che scorre da Cristo, il Vangelo porta vita abbondante nel mondo degli uomini e delle culture: “sfocia nel mare e ne risana le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente vivrà” (Ez 47: 7,9). Francesco e il movimento da lui iniziato ne sono la prova, confermando così la promessa di Cristo Gesù che dice: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10). Ispirato specificamente dal Vangelo dell’invio degli apostoli (Mt 10: 1-10), Francesco discerneva per se stesso e per i suoi seguaci la missione specifica di vivere il Vangelo nella sua pura semplicità e di portare il Vangelo della pace alla gente del suo tempo la dove si trovavano, nelle strade, nelle piazze o nei campi di battaglia. Eloi Leclerc lo dice magnificamente quando afferma: “il mondo degli uomini è un campo di battaglia. Il messaggero del Vangelo non deve apparire come un rivale o un concorrente nella lotta per la ricchezza e il potere.”[3] La scelta radicale della povertà ha reso Francesco e i suoi seguaci particolarmente innocui.

La fiamma del Vangelo era così forte in Francesco che quando non ha più potuto viaggiare a causa di problemi di salute, è ricorso alla scrittura ed è stato così audace al punto di indirizzare una lettera all’umanità. Inizia la così detta Lettera ai fedeli con queste parole: “A tutti i cristiani, religiosi, chierici, laici, uomini e donne, a tutti gli abitanti del mondo intero, frate Francesco, loro servo e suddito, ossequio rispettoso, pace dal cielo e sincera carità nel Signore. Poiché sono servo di tutti, sono tenuto a servire tutti e ad amministrare le fragranti parole del mio Signore[4].  Questa lettera è stata la base di tutte le Regole del Terz’Ordine francescano nel corso dei secoli. Francesco ha portato il respiro del Vangelo alla gente con ogni mezzo a sua disposizione. La conversione a Cristo e al Vangelo anziche smorzare le qualità umane di Francesco le ha affinato e ha aperto gli orizzonti del suo mondo. Ed è così che dovrebbe essere.

La complicità di Francesco con il movimento della storia: “La salvezza che Dio ci offre è un invito a far parte di una storia d’amore intrecciata con le nostre storie personali; questo amore è vivo e vuole nascere in mezzo a noi in modo da poter dare frutti così come siamo, ovunque siamo e con tutti coloro che ci circondano.”[5] Eloi Leclerc osserva che “ci sono momenti in cui l’eccessivo ascetismo e l’intensa vita spirituale smorzano la sensibilità e rendono le persone più o meno estranee alla realtà visibile e tangibile.”[6] Questo non è il caso di Francesco che ha usato i movimenti della storia per piegarli verso i suoi obiettivi allo stesso modo con cui un buon surfista sfrutta le onde dell’oceano. La vita cristiana dovrebbe essere certamente così. Quando una persona raggiunge un tale grado di fede, allora non c’è più spazio per le lamentelle. Ogni esperienza diventa un’opportunità per annunciare il Vangelo e un invito a unirsi alla danza del creato in lode di Dio, Altissimo e Glorioso. La docilità allo Spirito Santo e l’attenzione ai tempi che cambiano, ma in totale sottomissione all’autorità ecclesiastica, hanno caratterizzato il movimento francescano dalle sue origini ad oggi. Una delle sue ultime raccomandazioni ai suoi seguaci esprime chiaramente questo fatto: “Io ho fatto la mia parte; la vostra Cristo ve la insegni”. Questa è certamente la ragione principale della diversità e della creatività dinamica tipiche di tutti i gruppi francescani, incluso l’OFS.

 

Estratto da un articolo di Fr. Francis Bongajum Dor, OFMCap. Per scaricare e leggere il testo completo:

Koinonia 2020-1“La Regola OFS: Una risposta in tempi di grandi cambiamenti ”

N. 105

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[1]Éloi Leclerc, François d’Assise le retour à l’Évangile, Desclée de Brouwer, Paris 1981, ed. 2010, pg. 203, (La mia traduzione)
[2]Idem.
[3]Eloi Leclerc, op. cit., p. 83. (Le monde est un champs de luttes. Le messager de l’Evangile ne doit pas apparaitre comme un rival ou un concurrent dans la course à la richesse et au pouvoir)
[4] Seconda Lettera ai Fedelil, 1-2.
[5] Francesco, Esortazione Apostolica post-snodale ai giovani e a tutto il popolo di Dio   Christus vivit , n° 252.
[6] Eloi Leclerc, François d’Assise, op cit. p. 204.