I limiti della clausura non devono essere di ostacolo per essere missionarie: Omelia del Ministro generale alle Sorelle Clarisse  

Care sorelle Clarisse, fratelli tutti in Gesù Cristo.

E’ per me motivo di grande gioia essere con voi e, condividere il Pane unico, e poterci rallegrare nell’incontro con Colui che: “è lo splendore dell’eterna gloria, il candore della luce eterna e lo specchio senza macchia” (4LAg 14), Gesù Cristo risorto.

L’evangelista san Luca ci narra del ritorno dei due discepoli di Emmaus a Gerusalemme. Fu un cammino difficile e rischioso, che poco prima desideravano  evitare, al pellegrino che a loro si era unito dissero: “Resta con noi, perché si fa sera”, ma lo fecero  perché posero tutta la loro speranza in Gesù. E sapevano che il Signore era con loro, perché facevano il cammino insieme. Sapevano che nonostante le difficoltà, gli scoraggiamenti e le sofferenze, l’esperienza della fraternità non solo rende la vita più facile, ma produce il miracolo della presenza di Gesù in mezzo ai suoi.

Si tratta di una presenza in grado di dissipare le paure che ci chiudono in noi stessi e ci paralizzano. Una presenza che porta invece la pace, che libera e converte i problemi in sfide e ci incoraggia ad essere testimoni nei “luoghi nel nostro mondo dove la gioia e la misericordia di Dio sono così profondamente richieste” (CapGen/15, n.33).

Sorelle Clarisse, voi, come i fratelli avete ricevuto in eredità l’intuizione fondamentale che le sorelle e i fratelli sono un dono di Dio. Infatti, scrive la madre Santa Chiara nel suo Testamento: “Dopo che l’altissimo Padre celeste si fu degnato, per sua misericordia e grazia, di illuminare il mio cuore perché incominciassi a fare penitenza, dietro l’esempio e l’ammaestramento del beatissimo padre nostro Francesco, poco tempo dopo la sua conversione, io, assieme alle poche sorelle che il Signore mi aveva donate poco tempo dopo la mia conversione” (TestsC 24-25).

Perciò siate attente a quegli atteggiamenti che costruiscono un’autentica comunione di vita, come l’accettazione, il rispetto, il dialogo. Incoraggiate tra voi una comunicazione profonda che porti a condividere non solo eventi o idee, ma anche ideali, sentimenti ed esperienze profonde, soprattutto le riflessioni della vita, in particolare sulla vostra esperienza di Dio.

Pertanto, la chiamata di Gesù ad essere suoi testimoni ci ricorda che tutti i discepoli sono chiamati ad essere missionari. I limiti della clausura non devono essere in alcun modo un ostacolo per condividere con gli altri l’esperienza di Dio attraverso la preghiera per le necessità concrete del mondo, ma anche attraverso l’esemplarità di una vita vissuta nella libertà interiore, nella gioia e nella fraternità. Allo stesso tempo,  attente alla  vocazione alla clausura nel vostro progetto di vita fraterna dovete domandarvi come vivere la dimensione missionaria della vita espressa nel Testamento della madre Chiara: “Infatti, proprio il Signore ha collocato noi come modello, ad esempio e specchio non solo per gli altri uomini, ma anche per le nostre sorelle, quelle che il Signore stesso ha chiamato a seguire la nostra vocazione, affinché esse pure risplendano come specchio ed esempio per tutti coloro che vivono nel mondo” (TestsC 19- 20).

Sorelle, il miglior servizio che possiamo offrire ai nostri fratelli è la testimonianza di una vita gioiosa centrata in Dio, libera dalla schiavitù del desiderio eccessivo per i beni materiali, gioiosa nell’esperienza di un amore autentico, generoso, e sacrificato a  Dio e ai fratelli; in sé, una vita affidata e disponibile  al progetto di Dio e costruttrice di  fraternità.

Ricordiamo l’esortazione fatta da Papa Francesco alle monache di clausura: “Curare l’amicizia tra voi, la vita di famiglia, l’amore tra voi. E che il monastero non sia un Purgatorio, che sia una famiglia. I problemi ci sono, ci saranno, ma, come si fa in una famiglia, con amore, cercare la soluzione con amore; non distruggere questa per risolvere questo; non avere competizione. Curare la vita di comunità, perché quando nella vita di comunità è così, di famiglia, è proprio lo Spirito Santo che è nel mezzo della comunità” (Cappella del coro della Basilica di Santa Chiara, Venerdì 4 ottobre 2013).

Sorelle Clarisse, forse oggi più che mai è necessaria l’eloquenza della vostra vita nel silenzio e nella luce che scaturisce dai vostri chiostri. Prendete una coscienza rinnovata  della vostra missione: per testimoniare la centralità di Dio nella vita dell’uomo, l’amore per Colui dinanzi al quale gli amori terreni sono poca cosa  e che  è l’unico in grado di riempire il cuore umano,  e il Tesoro davanti alla cui grandezza  vale la pena, con gioia, lasciare tutto e mettere ciò che siamo e abbiamo a servizio della costruzione di un mondo più giusto, più solidale e più pacifico. In questo modo sarete forza per i membri deboli del Corpo mistico di Cristo.