Linee guida di animazione del Definitorio generale per gli anni 2018 e 2019

Frati e Minori verso le Periferie

Linee guida di animazione del Definitorio generale per gli anni 2018 e 2019

 

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PRESENTAZIONE

Carissimi Fratelli, il Signore vi dia pace!

Come già abbiamo fatto per 2016-2017, vi presentiamo le Linee guida per il prossimo biennio 2018-2019 che potranno essere utilizzate come strumento di riflessione, confronto e discernimento in fraternità, per approfondire le realtà in cui viviamo e dare nuovo slancio al dialogo inter-religioso.

Innanzi tutto, è nostra speranza che tutto l’Ordine in qualche modo possa unirsi al percorso di preparazione e quindi alla celebrazione del Consiglio Plenario dell’Ordine che sarà nel giugno 2018, invitando ogni fraternità a dedicare del tempo per analizzare le realtà del mondo, della Chiesa e dell’Ordine. Il frutto della riflessione e del discernimento fraterno può cambiare la nostra vita nel modo di vivere il carisma oggi nei diversi luoghi dove siamo presenti e operiamo.

In secondo luogo, vogliamo guardare a san Francesco che essendosi fatto fratello universale, attraverso la sua vita e la sua testimonianza evangelica, è oggi la persona che più può aprire le porte al dialogo. Nel mondo che cambia velocemente, in cui appaiono sempre più conflitti, il dialogo diventa un ponte di avvicinamento che contribuisce alla costruzione della pace vera. Ecco perché il 2019, anniversario dell’incontro di san Francesco con il Sultano, sarà un’opportunità e uno stimolo ulteriore per tutti noi ad approfondire il dialogo inter-religioso.

Infine, con la speranza che queste pagine possano aiutare ogni fraternità a discernere ciò che lo Spirito dice ai frati minori oggi, vi esorto fratelli a dedicarvi con tutto voi stessi alla ricerca di ciò che Dio desidera da ciascuno di noi, per vivere autenticamente il Vangelo, il carisma e la missione in tutto il nostro Ordine.

Il Signore vi benedica e vi accompagni sempre nel cammino.

Roma, 08 dicembre 2017
Solennità dell’Immacolata Concezione della B.V.M.

Fr. Michael Perry, OFM
Ministro generale

Prot. 107938 

 

INTRODUZIONE

Cari fratelli,

con il presente sussidio, vi presentiamo quello che sarà l’orizzonte ispiratore del nostro servizio di animazione e di governo verso il nostro Ordine per i prossimi due anni, 2018 e 2019.

Come abbiamo fatto subito dopo il Capitolo generale, con le Linee Guida 2016-2017, Frati e Minori verso le Periferie, seguiamo il tema generale, pensando ad una programmazione sessennale di biennio in biennio, in vista di un cammino di comunione con tutta la Chiesa, secondo il nostro carisma.

Nell’anno 2018 celebreremo il CPO in cui vogliamo “ascoltare, discernere ed uscire”. Sarà un tempo per guardare più da vicino le realtà in cui siamo presenti nelle diverse parti del mondo, sia nell’ambito delle diverse società, sia della Chiesa e dell’Ordine. Un tempo per discernere insieme e quindi vivere e attuare concretamente, nella docilità, quanto lo Spirito ci sta dicendo oggi.

Inoltre, nel 2018 sarà celebrato il Sinodo Episcopale per la Gioventù e noi vogliamo essere attenti alla realtà dei giovani dove siamo presenti, con un’azione nei loro confronti più sensibile e accogliente.

Infine, nel 2019 celebreremo l’ottavo centenario dell’incontro di san Francesco con il Sultano al-Malik al-Kamil avvenuto a Damietta nel 1219. Vogliamo anche noi incarnare una vita di dialogo: non solo ricordando quanto ha testimoniato san Francesco, ma anche cercando insieme vie concrete per un possibile e pacifico rapporto tra cristiani e mussulmani. In molte parti del mondo cresce la presenza di altre religioni e noi francescani siamo chiamati a vivere e testimoniare il dialogo e la pace con le diverse religioni e culture.

 


2018

Fratelli e Minori verso… 

CPO: “Ascoltare, discernere, uscire…”

Sinodo della gioventù 2018

 

 

“Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice…” (Ap 2,29) ai Frati Minori

 

Innanzitutto vogliamo evidenziare il mandato di Gesù: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15). Ciò implica una più approfondita conoscenza delle realtà dove siamo, o dove andiamo a realizzare la nostra missione.

È lo stesso Gesù che ci spinge a guardare oltre l’apparenza degli avvenimenti per coglierne il significato profondo: “Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?” (Mt 16,3). Lui garantisce che non siamo soli in questo necessario e non facile discernimento: “Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre invierà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa” (Gv 14,26). Con questa prospettiva evangelica andiamo verso il CPO per ascoltare, discernere ed uscire.

“Il Consiglio Plenario dell’Ordine è un’esperienza “sinodale”, di consultazione, attraverso la quale affinare gli sguardi sulla realtà a livello di Conferenze e di continenti, coglierne la presenza dei “segni dei tempi” (GS 4; EG 51), aspetti positivi, secondo il Vangelo, e aspetti che contrastano o indeboliscono la missione della Chiesa. Si tratta comunque, in un caso come nell’altro, di provocazioni al cambiamento, e questo in modo documentato e partecipativo, così da sostenere una riflessione comune, il più possibile creativa, in funzione di orientamenti e scelte da far proprie da parte dell’Ordine nei prossimi anni. “Ascoltare, discernere, uscire” è la triade di verbi che esprime bene il processo da attivare” (Introduzione alla metodologia del CPO 2018).

L’itinerario proposto vuole pensare questo evento come una tappa importante del cammino dell’Ordine nel sessennio in corso (2015-2021), una sosta per ascoltare e discernere a più livelli la nostra presenza testimoniale e di evangelizzazione nel mondo di oggi, e quindi un rilancio per l’animazione del successivo triennio (2018-2021), in vista del prossimo Capitolo generale.

Ogni Fraternità potrà fare la propria riflessione, in atteggiamento di ricerca e di ascolto, sulle Tematiche del CPO:

  • cambiamenti epocali nella società e nella cultura, nella Chiesa e nell’OFM, per scoprirvi i segni dei tempi che orientano al rinnovamento e al cambiamento in corrispondenza alla nostra missione;
  • uno sguardo sugli elementi generali della cultura, della Chiesa e dell’Ordine oggi:
    • elementi generali della cultura (visione dell’Uomo e del mondo, religione e spiritualità, lo spazio della comunicazione, ovvero quanto i mezzi di comunicazione sociale incidono sulla cultura e sulla percezione del mondo, il mondo dei rapporti con l’altro, rapporti interpersonali, affettività e famiglia, i giovani, le loro scelte, la loro visione della vita, il tema del lavoro-festa-tempo libero, educazione e scuola);
    • l’ascolto del mondo giovanile;
    • l’ascolto della Chiesa (dati, scelte, strategie pastorali, carità, linee di evangelizzazione).

Quanto al mondo giovanile, “la Chiesa ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza, e anche di chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia” (Documento preparatorio della XV Assemblea Generale Ordinaria: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, 13 gennaio 2017).

“Da Cracovia a Panama. Ma, in mezzo il Sinodo, un Sinodo dal quale nessun giovane deve sentirsi escluso. ‘Facciamo il Sinodo per i giovani cattolici …ma anche per i giovani che appartengono alle associazioni cattoliche, così è più forte …’. ‘No!’. Il Sinodo è il Sinodo per e di tutti i giovani! I giovani sono i protagonisti. ‘Ma anche i giovani che si sentono agnostici? – ‘Sì!’ – ‘Anche i giovani che hanno la fede tiepida?’ – ‘Sì!’ – ‘Anche i giovani allontanati dalla Chiesa?’ – ‘Sì!’ – ‘Anche i giovani che – non so se qualcuno, ma magari ci sarà qualcuno – si sentono atei?’ – ‘Sì!’. Questo è il Sinodo dei giovani e noi tutti vogliamo ascoltarci. Ogni giovane ha qualcosa da dire agli altri, ha qualcosa da dire agli adulti, ha qualcosa da dire ai preti, alle suore, ai vescovi e al Papa. Tutti abbiamo bisogno di sentire voi!” (Papa Francesco, Veglia di preghiera in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù, Basilica di Santa Maria Maggiore, 8 aprile 2017).

Fr. Michael Anthony Perry, Ministro generale, ha già invitato i giovani a partecipare al Sinodo:

“Come Frati Minori chiamati dal Signore “ad ascoltare gli altri con sincera carità e rispetto, e imparare dagli uomini tra cui vivono, (CCGG 93 §1)”, l’invito di Papa Francesco dovrebbe risuonare profondamente nei nostri cuori e nelle nostre menti, e trovarci pronti a rispondere con umiltà e riverenza per ascoltare i giovani che siamo privilegiati di servire, e creando, inoltre, degli spazi dai quali le loro voci possano essere ascoltate per preparare insieme il Sinodo del 2018” (Roma, 1 febbraio 2017).

Per l’animazione

Invitiamo ogni fraternità e ogni entità dell’Ordine, dopo l’ascoltare, il discernere, l’uscire, ad inserire nel proprio progetto di vita e missione le modalità individuate per vivere l’identità francescana attualizzata nelle diverse realtà del mondo in cambiamento.

 

Alcune domande per la riflessione in fraternità

  1. Quali sono i cambiamenti più significativi che possiamo identificare ai nostri giorni riguardo alle diverse realtà: della società, della Chiesa e dell’Ordine a livello mondiale e locale? Cosa ci dice lo Spirito, attraverso le diverse voci che ci giungono attraverso queste realtà?
  2. Cosa possiamo fare per vivere uno stile di vita francescano più semplice, in modo che sia un segno profetico e significativo per i nostri giorni nel contesto in cui viviamo?
  3. Quali i passi necessari per andare verso i giovani e quale linguaggio dobbiamo usare concretamente per attirarli al Vangelo?

 


2019

Fratelli e Minori verso…

il dialogo

Francesco va dal sultano – Damietta

 

 

“Un atteggiamento di apertura nella verità e nell’amore deve caratterizzare il dialogo” (EG 250)

 

Gesù entra in dialogo con tutti: farisei, pubblicani, samaritani. Lo vediamo nel Vangelo in diversi brani. Ad esempio in Lc 19,5-7 leggiamo: “Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: ‘Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua’. In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: ‘È andato ad alloggiare da un peccatore!’.” Ancora in Gv 4,7.9 abbiamo il seguente testo: “Arrivò intanto una donna di Samarìa ad attingere acqua. Le disse Gesù: ‘Dammi da bere’. Ma la Samaritana gli disse: ‘Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?’.

Nel celebrare gli 800 anni dell’incontro di San Francesco con il Sultano al-Malik al-Kamil, celebriamo anche otto secoli della presenza francescana in Egitto, in Terra Santa e in Marocco. La presenza di san Francesco e i suoi compagni in questi luoghi è una novità in quel periodo, caratterizzato dalle crociate. Il modo con cui essi arrivano, conquista la fiducia dei saraceni e apre una strada per il dialogo fino ai nostri giorni.

La storia racconta che Francesco partì nel 1219 da Ancona verso Acri in Siria, arrivando finalmente a Damietta, dove l’esercito delle crociate era accampato. Il Santo vide l’immoralità e i saccheggi ad opera dei crociati, sperimentando ancora una volta che la guerra non è giusta e non piace a Dio. Francesco avvertì che un attacco all’esercito musulmano non sarebbe riuscito. Nel settembre del 1219, egli partì con il suo compagno, fr. Illuminato, fino all’accampamento del Sultano per annunciare il Vangelo. Una varietà di fonti latine documentano la storicità dell’incontro tra Francesco e il Sultano.

La prima fonte sulla visita di Francesco al Sultano è il Vescovo di Acri, Giacomo da Vitry, a Damietta nel febbraio o marzo del 1220. Egli non comprese bene l’intuizione di san Francesco e nemmeno lo spirito che lo spingeva verso i fratelli musulmani. In una lettera lui descrisse una carneficina dei crociati presso i musulmani e l’occupazione di Damietta che la peste aveva quasi annientata. Dopo questo così scrive: “Il maestro di questi frati cioè il fondatore di questo Ordine [si chiama frate Francesco: un uomo talmente amabile che è da tutti venerato], venuto presso il nostro esercito, acceso dallo zelo della fede, non ebbe timore di portarsi in mezzo all’esercito dei nostri nemici e per molti giorni predicò ai Saraceni la parola di Dio, ma senza molto frutto. Ma il Sultano, re dell’Egitto, lo pregò, in segreto, di supplicare per lui il Signore perché potesse, dietro divina ispirazione, aderire a quella religione che più piacesse a Dio” (Lettera a papa Onorio III sulla presa di Damietta).

Lo stesso Giacomo da Vitry scrisse ancora nel 1221 nella sua Historia Occidentalis: “Il sultano l’ascoltò con molta attenzione, mentre predicava Cristo davanti a lui e ai suoi. Poi, preso dal timore che qualcuno dei suoi si lasciasse convertire al Signore dall’efficacia delle sue parole, e passasse all’esercito cristiano, lo fece ricondurre, con onore e protezione nel nostro campo; e mentre lo congedava, gli raccomandò: «Prega per me, perché Dio si degni mostrarmi quale legge e fede gli è più gradita» (Historia Occidentalis, capitolo 32).

Andare verso una persona di altra religione vuol dire compiere una missione di pace nell’umiltà del servizio. Fermo nella sua fede e nell’amore verso tutti i fratelli, san Francesco apre la strada a tutto il bene che il Signore può realizzare. L’umiltà, la testimonianza della fede e della verità, messe insieme alla volontà dell’incontro, hanno permesso a san Francesco e ai suoi frati l’avvicinamento ai fratelli musulmani.

Il dialogo avviene in una doppia direzione, ciò nonostante, san Francesco ci insegna che è indispensabile l’iniziativa di andare incontro al diverso come fratello. L’amicizia sarà il ponte del dialogo e il punto di partenza sarà l’ascolto.

Nel mondo che è in cambiamento, le società ci interpellano come religiosi a collaborare al massimo per costruire un futuro di pace e convivenza rispettosa e pacifica.

Come francescani siamo spinti dal Vangelo a prendere l’iniziativa e ad uscire verso i fratelli per costruire il dialogo. La “Chiesa in uscita” di cui parla Papa Francesco è quella che prende l’iniziativa e va verso l’incontro (cf. EG 24). Abbiamo la strada aperta anche dallo “spirito d’Assisi” che san Giovanni Paolo II intuì con grande saggezza, dando un nuovo slancio alla Chiesa per andar incontro all’altro, cristiano o no.

Papa Francesco vuole ricordare sempre che “i non cristiani, per la gratuita iniziativa divina, e fedeli alla loro coscienza, possono vivere giustificati mediante la grazia di Dio, e in tal modo associati al mistero pasquale di Gesù Cristo” (EG 254). Dunque è opportuno riflettere e prendere delle iniziative concrete per rispondere a una così grande necessità di dialogo nel mondo.

Per l’animazione

Invitiamo ogni fraternità e ogni entità dell’Ordine, a muoversi o a continuare ad andare verso le altre religioni, per avviare il dialogo come amici e missionari del Vangelo, della verità e della pace, per il bene dell’umanità. Un altro aspetto importante di collaborazione e dialogo potrebbe essere quello di lavorare insieme per la pace e la salvaguardia del creato.

Tra i documenti dell’Ordine, raccomandiamo la serie di testi che “Il Servizio del Dialogo” preparò negli anni passati come strumenti per riflettere, discernere e progettare una vita più aperta e pronta al dialogo. Questi libri saranno presto pubblicati online in alcune lingue. I loro titoli sono: La vita come dialogo (Venezia-Roma, 2002), La vocazione ecumenica del Francescano (Venezia-Roma, 2003), Il dialogo dei credenti (Venezia-Roma, 2006), e Una fede in molte culture (Venezia-Roma, 2009).

Come supporto ai confratelli nel lavoro del dialogo, particolarmente con i fratelli e sorelle musulmani, avendo presente la prossimità dell’anniversario dell’incontro a Damietta, la sottocommissione dell’Ordine per il Dialogo con l’Islam preparerà due serie di proposte.

La prima serie sarà fornire ai confratelli risorse e testi di preghiera e formazione per la Formazione Permanente, riguardanti il dialogo cattolico-musulmano, così come la preparazione alla commemorazione dell’incontro di san Francesco con il Sultano al-Malik al-Kamil.

La seconda serie di proposte includerà una conferenza accademica per ricercare il significato contemporaneo di quell’incontro avvenuto a Damietta. Questo si realizzerà in collaborazione con i centri di studio dell’Ordine e con una riunione dei confratelli che lavorano nei paesi di maggioranza musulmana. Quindi, i frati in tal modo coinvolti potranno condividere i frutti del loro lavoro ed esperienza, approfondendo il loro effettivo impegno: di “andare umilmente e di vivere devotamente tra le popolazioni di religione islamica, per le quali parimenti non c’è alcun onnipotente eccetto Dio” (CCGG 95,3).

 

Alcune domande per la riflessione in fraternità

  1. Consapevoli che il dialogo è un atteggiamento necessario per vivere autenticamente la vita francescana, quali strumenti possiamo utilizzare per migliorare il dialogo internamente nella nostra fraternità e nell’ambiente in cui siamo presenti e operiamo?
  2. Se non abbiamo ancora un atteggiamento di dialogo inter-religioso, cosa possiamo fare per uscire verso le persone di altre religioni e avviare tale il dialogo?
  3. Cosa possiamo fare per celebrare l’anniversario dell’incontro di san Francesco con il Sultano avvenuto in Damietta? Come divulgarlo nelle comunità cristiane e non cristiane del nostro pianeta?