Maria ci invita: Ascoltare – Credere – Custodire Gesù | Omelia del Vicario Generale per la Festa di Santa Maria Mediatrice

Questa liturgia è significativa per noi e una grande gioia pervade il nostro animo, mentre siamo qui riuniti dal Signore per celebrare solennemente la festa di Santa Maria Mediatrice, titolare di questa Chiesa, nella Parrocchia di San Gregorio VII. L’anno liturgico ci propone diverse devozioni dedicate alla Beata Vergine Maria: oggi ci raduniamo come comunità e popolo di Dio, che vive in questa zona e in questa via e che si incontra in questo luogo santo per pregare e meditare.

Il titolo diMediatrice si trova radicato nella tradizione francescana: tanti nostri santi, infatti, hanno promosso la devozione a Maria Mediatrice di tutte le grazie. Conosciamo bene la devozione di san Francesco d’Assisi per la Beata Vergine Maria: dai suoi scritti risulta evidente che Maria, la madre di Gesù, occupa un posto unico nel modo di entrare in rapporto con Dio. Grazie alla sua disponibilità al progetto salvifico e all’intimità vissuta con Dio, ella è divenuta modello per ogni credente.

Nella liturgia della Parola ci viene proposto il brano evangelico delle “nozze di Cana” (Gv2,1-11), ossia il primo segno-miracolo di Gesù riportato dall’evangelista Giovanni. In questa festa di Maria Mediatrice, vorrei evidenziare alcuni elementi essenziali per la vita cristiana e consacrata.

Ascoltare Gesù. Soffermiamoci su quanto la Madre di Gesù dice ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”(Gv2,5). C’è un parallelo: come Israele dichiara a Mosè di essere disposto a fare tutto quello che il Signore aveva detto (Es19,8) e di eseguire tutti i comandi dati dal Signore (Es24,3), così Maria dispone i servi ad obbedire alla parola del figlio, che è il Figlio di Dio (cfr. Gv2,5). In tal modo la Vergine si mostra madre dei fedeli, cioè di coloro che eseguono i comandi del Cristo. Maria, in quest’episodio delle nozze di Cana, coopera alla nascita della fede nel cuore degli uomini.

Maria nel vangelo compare come mediazione della rivelazione di Gesù e della fede dei discepoli, proprio perché si mostra piena di fiducia nei confronti del Figlio e, di conseguenza, invita i servi ad assumere il suo stesso atteggiamento: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela!”. Da parte sua, Gesù opera il suo primo segno perché sollecitato dalla madre. Anche oggi la Madonna dice a noi: “Qualsiasi cosa vi dica – Gesù vi dica -, fatela”. Si tratta di un’espressione che richiama la formula di fede utilizzata dal popolo di Israele al Sinai in risposta alle promesse dell’alleanza: “Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!” (Es 19,8). In effetti a Cana i servitori ubbidiscono (Papa Francesco, 8 giugno ’16).

Credere in Gesù. Nell’ultimo versetto, Giovanni dice: “Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui”(Gv2,11). Nel testo in cui si nomina nuovamente Cana, il Vangelo chiude il racconto dicendo esplicitamente che questo è l’inizio dei segni.

Dunque, non solo il primo segno, ma addirittura l’inizio dei segni, il punto di partenza della completa rivelazione che Gesù fa di sé stesso attraverso i segni. Il significato del segno di Cana è quindi cristologico: indica in Gesù il Messia. Il contesto nuziale rimanda anch’esso alla visione biblica dell’era messianica come una celebrazione nuziale (cfr. Is54,4-8; Ap19,7.9); così pure il segno del vino, con la sua abbondanza ed eccellenza (cfr. Am9,13; Gl2,23ss).

I miracoli di Gesù sono segni perché manifestano la sua gloria; Giovanni è interessato al significato dei gesti prodigiosi di Gesù che ne manifestano la divinità più che la potenza. Qui l’evangelista parla per la prima volta della fede dei discepoli in Gesù. La fede dei discepoli, come dei cristiani di tutti i tempi, deve crescere ed approfondirsi sino alla sua pienezza.

Custodire Gesù. Per concludere vi invito a guardare l’immagine di Maria: ella ci mostra Gesù “via, verità e vita” (Gv14,6) e ci consegna il Figlio; lei saràla mediatrice che ci ricorderà sempre di avere Gesù come centro della nostra vita e di fissare lo sguardo su di lui (Eb12,2). Il protagonista, infatti, è Gesù, mentre gli altri sono presentati solo in riferimento a lui: “la madre di Gesù”, “sua madre” (senza che si dica il nome Maria); “i suoi discepoli”, testimoni silenziosi che alla fine appariranno come la comunità.

Proprio in quanto Madre di Gesù, presente a quell’ora, constatando che in queste nozze non c’è più vino, si rivolge a lui con audacia per dirgli: “Non hanno vino”(Gv2,3). E se non vi è vino, sarà difficile celebrare le nozze con la gioia necessaria alla festa. Nelle Scritture il vino è, innanzitutto, una promessa che Dio stesso fa: è il dono della beatitudine e della gioia fatto al suo popolo. È il vino che rallegra il cuore dell’uomo (cf. Sal103,15), ma anche il cuore di Dio (cf. Gdc9,13). È il vino della gratuità e dell’eccesso. Per questo nel pasto lasciato da Gesù come suo memoriale ci sono il pane e il vino gratuiti.

Ancora oggi continuiamo a bere di quel vino di Cana donatoci da Gesù e alla sua tavola, quando celebriamo l’incontro con lui, l’adesione a lui e la fede in lui, celebriamo le nozze tra lui e la comunità cristiana, suo mistico corpo. Siamo sempre invitati al banchetto di Cana, per vivere l’incontro tra Cristo, Signore-Sposo, e la comunità.

Chiediamo alla Beata Vergine Mariache continui a essere Mediatrice delle grazie del suo Figlio, Gesù Cristo, affinché possiamo sempre ascoltare ed eseguire le parole dette da Gesù e così gustare il vino nuovo del Regno.

“Santa Maria Vergine, prega per noi con san Michele arcangelo e con tutte le potenze angeliche dei cieli e con tutti i santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e maestro” (S. Francesco). Amen.

Roma, 12 maggio 2018
Festa di Santa Maria Mediatrice
Patrona della Chiesa della Curia generale

Fr. Julio César Bunader, OFM
Vicario generale