Mons. Ulrich Steiner: “Spero di essere la voce e il gesto di Papa Francesco in Amazzonia”

Domani pomeriggio nella Basilica di San Pietro in Vaticano, durante il Concistoro, Papa Francesco procederà alla creazione dei nuovi cardinali con l’imposizione della berretta, la consegna dell’anello e l’assegnazione del Titolo o Diaconia. Tra di loro anche Mons. Leonardo Ulrich Steiner, frate minore e arcivescovo di Manaus, Brasile.

Fr. Gustavo Medella, Vicario della Província Francescana dell’Immacolata Concezione in Brasile, lo ha intervistato per “Mattino Francescano”. 

Mons. Ulrich Steiner ha raccontato di essere stato colto di sorpresa dall’annuncio, ha parlato della spiritualità francescana e delle sfide che attendono l’Amazzonia, soprattutto sul tema dell’ambiente. 

Mons. Ulrich Steiner è nato il 6 novembre 1950 a Forquilhinha (SC). È entrato nell’Ordine dei Frati Minori il 20 gennaio 1972 ed è stato ammesso al Noviziato della Provincia Francescana dell’Immacolata Concezione del Brasile. Il 21 gennaio 1978 è stato ordinato sacerdote per mano dell’arcivescovo francescano di San Paolo, Mons. Paulo Evaristo Arns, suo cugino. Il 2 febbraio 2005 è stato nominato vescovo della Prelatura di São Félix do Araguaia, nel Mato Grosso, venendo ordinato il 16 aprile. Il 10 maggio 2011 è stato eletto segretario generale della CNBB (Conferenza nazionale episcopale brasiliana) e il 21 settembre dello stesso anno è stato nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Brasilia. Il 20 aprile 2015 è stato rieletto Segretario generale della CNBB. Il suo mandato si è concluso il 10 maggio 2019. Il 27 novembre 2019, Papa Francesco ha accettato la richiesta di dimissioni presentata da Mons. Sergio Eduardo Castriani dal governo pastorale dell’arcidiocesi di Manaus (AM) e ha nominato Mons. Leonardo Ulrich Steiner come nuovo arcivescovo.

Papa Francesco, durante la preghiera del Regina Coeli di domenica 29 maggio, ha annunciato la sua nomina a uno dei nuovi cardinali della Chiesa. Come ha ricevuto questa notizia?

Con sorpresa, perché non mi hanno contattato prima, non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale che sarei stato nominato e quel giorno non stavo seguendo la preghiera del Papa, perché la domenica mattina intervengo in diretta in una radio di Manaus, Radio Difusora. Quindi, ne sono venuto a conoscenza tramite altre persone ed è stata una sorpresa, una piacevole sorpresa. Cosa posso dire? La gioia dei popoli della regione amazzonica! Non pensavo che per loro la nomina di uno dei loro vescovi a cardinale per la regione amazzonica fosse così importante. È come se si sentissero inclusi anche loro in questa occasione.

Cosa significa questa scelta per la Chiesa cattolica in Amazzonia?

Papa Francesco si è sempre interessato all’Amazzonia. Ogni volta che la presidenza della CNBB, di cui ero membro, gli faceva visita, affrontava sempre la questione dell’Amazzonia. Il pontefice ha convocato anche un Sinodo per la regione. Dunque, il Papa ha davvero a cuore l’Amazzonia, la Chiesa in Amazzonia, ma anche l’intera realtà che compone questa vasta regione. Poi, nel documento “Querida Amazzonia” ha affrontato le diverse dimensioni di una grande realtà, come “quattro sogni” che ha per questa regione. Penso che con la mia nomina, essendo qui a Manaus, Papa Francesco abbia pensato all’Amazzonia brasiliana. Non lo considero un mio merito, non ne ho, ma è lui che si preoccupa per questa regione. Spero di rispondere a questa chiamata, essendo la sua voce e il suo gesto qui in questa regione dell’Amazzonia.

In pratica, quali sono i nuovi impegni e compiti che derivano dalla sua scelta come Cardinale?

Dipenderà dal Santo Padre. Ma l’impegno più stretto è la fiducia che ha in me, che rappresento l’Amazzonia, per essere qualcuno che possa collaborare con lui nel suo ministero. Ha detto: “Vi nomino perché possiate aiutare nell’esercizio del mio ministero di Vescovo di Roma”. Spero di poter dare questa collaborazione, essendo qui a Manaus, e spero anche di aiutare Papa Francesco ad attuare le linee guida che ha espresso nel documento “Querida Amazonia”. 

Mons. Leonardo, lei è un frate della Provincia dell’Immacolata Concezione e un consanguineo del Cardinale Paulo Evaristo Arns, che è anche un suo concittadino, essendo entrambi nati a Forquilhinha (SC). Lei è stato ordinato vescovo da Mons. Paulo. In che modo il Mons. Paulo ha ispirato la sua missione nella Chiesa come vescovo e ora la ispirerà come cardinale?

Io devo molto come persona, come frate, come vescovo, alla formazione, all’educazione ricevuta in famiglia, ma anche all’educazione ricevuta nella prima scuola, una scuola gestita da religiose. Una scuola nata per iniziativa della piccola comunità di Forquilhinha, scuola che anche il Cardinale Paulo ha frequentato. Devo molto anche alla formazione ricevuta nella Provincia dell’Immacolata Concezione, nei suoi seminari e poi soprattutto negli studi di filosofia e teologia. Penso che io e il Cardinale Paulo abbiamo in comune questi due elementi fondamentali: una formazione familiare e religiosa proveniente dalla comunità, dalla scuola che abbiamo frequentato, ma anche una formazione che viene dalla nostra Provincia. 

L’ho conosciuto più da vicino dopo essere diventato frate. Ciò che mi ha sempre ispirato di Mons. Paulo è stata la sua vicinanza alle comunità delle periferie, la cura per i poveri e una parola che ha sempre usato in ogni omelia: pace. È stato un combattente per la pace, un costruttore di pace, un annunciatore di pace. Il suo modo di parlare, il suo modo di predicare, era molto suggestivo. E anche tutta la sua lotta in termini di democrazia brasiliana. Era una persona importante, come altri vescovi, naturalmente. 

Cosa possiamo aspettarci da un frate minore, da un figlio di san Francesco, come cardinale della Chiesa?

Quella stretta collaborazione che il Papa si aspetta da noi. Spero di essere fedele al magistero di Papa Francesco e qui in Amazzonia abbiamo tanti temi cari ai francescani. Ad esempio, la questione dell’ambiente è difficile e seria. Anche la questione del garimpo [attività illegale dei cercatori di pietre preziose, il cui scopo è individuare e depredare giacimenti minerari]. Abbiamo fiumi in cui il mercurio è talmente presente da minacciare le popolazioni indigene che vivono pescando e facendo il bagno nel fiume. Il mercurio entra, al momento dell’immersione in acqua, attraverso l’ombelico. Così anche il latte materno è ora contaminato dal mercurio. Il nostro organismo non è in grado di eliminare il mercurio e quindi si viene a determinare un problema molto serio. I popoli indigeni e i nostri fratelli fluviali sono in pericolo! Come frate, spero di dare questa collaborazione per aiutare ad aprire gli occhi su questa realtà, che è guidata dall’avidità dell’uomo. Esistono, tuttavia, tante altre persone, grazie a Dio, a cominciare dalle popolazioni indigene e fluviali, che hanno un altro modo di pensare riguardo all’ambiente. 

Il nostro Padre San Francesco è stato l’uomo della semplicità e della povertà, del vivere con poco, ma anche del saper vivere con l’ambiente, dove le creature sono fratelli e sorelle. In questo senso, spero di dare il mio contributo grazie alla spiritualità francescana.

Ha già menzionato alcune gravi sfide della regione amazzonica in relazione al degrado dell’ambiente e alle popolazioni native. Oltre a queste, quali sono le altre sfide urgenti quando si parla di Amazzonia?

Per quanto riguarda l’ambiente, abbiamo altre difficoltà: la questione della deforestazione, l’avanzata del settore agroalimentare, ma anche la questione delle miniere. Poiché la nostra regione è ricca di risorse, come ad esempio il niobio (il Brasile è il maggior produttore di questo metallo), c’è un’avidità a livello internazionale nei confronti dell’Amazzonia. Ma c’è anche l’avidità di legname. Lo esportiamo, a volte illegalmente, ed è per questo che il ministro Salles è caduto. 

Le popolazioni indigene, inoltre, si sentono profondamente attaccate, mentre hanno enormi ricchezze, e si sentono in grande pericolo per questa avanzata nella foresta amazzonica. Il loro spazio, la loro terra, o meglio la loro casa, viene attaccata e distrutta. Distruggendo questi piccoli popoli, questi piccoli gruppi, stiamo perdendo culture, stiamo perdendo vite. 

Oltre a questo gravissimo problema, abbiamo il problema della salute. La salute qui è molto precaria e, spesso, per trovare qualche servizio in più, le persone devono percorrere lunghe distanze per raggiungere la città di Manaus. Quando, per esempio, volevamo trasportare il corpo di Dom Alcimar, vescovo emerito di Alto Solimões, abbiamo impiegato un piccolo aereo per più di tre ore di volo. Potete immaginare le distanze. Ora, se si viaggia lungo i fiumi, quanto tempo ci vuole? All’epoca della pandemia, non c’è stata possibilità di fornire assistenza all’interno e Manaus non ha potuto supportare tutti, oltre al fatto che mancava l’ossigeno.

Un altro problema molto serio che abbiamo è quello della violenza. Qui a Manaus c’è molta violenza, la disputa tra gruppi è molto forte. E una difficoltà che è più caratteristica di noi, della città di Manaus, che ha più di 2 milioni di abitanti (la metà della popolazione dell’Amazzonia), è la questione della periferia. È povera, disorganizzata, frutto dell’occupazione. Quindi, la si occupa, non ci si prende cura dell’ambiente, non ci si prende cura dei corsi d’acqua. E poi c’è la questione dell’asfalto, dell’elettricità, delle fognature, che sono ancora un problema molto serio. Non abbiamo raggiunto il 20% di fognature, acqua potabile e servizi igienici di base. Quindi, in una città di oltre 2 milioni di abitanti, potete immaginare cosa significhi per i nostri corsi d’acqua e fiumi, cosa significhi per i rifiuti che finiscono nei fiumi e cosa significhi per la plastica che, con la mancanza di raccolta dei rifiuti, finisce nell’oceano. Queste sono alcune delle questioni che ci preoccupano e su cui abbiamo cercato di mettere in guardia la gente, per poter andare avanti e avere un’Amazzonia più armoniosa e pacifica.

Desidera lasciare un ultimo messaggio?

Che Dio benedica tutti e che possiamo camminare insieme come Chiesa. Noi, a partire dalla spiritualità di San Francesco d’Assisi, possiamo essere una presenza di pace, una presenza che costruisce ed eleva la vita nella sua pienezza.

Fonte: Provincia Franciscana da Imaculada Conceição do Brasil – OFM

Leggi qui l’intervista integrale in lingua portoghese