OMELIA DEL GIORNO DI NATALE – Greccio, 25 dicembre 2021

Ministro Generale invita a vivere il Natale nella gioia di San Francesco

Il Ministro Generale, Fra Massimo Fusarelli, accompagnato da Fra Israel Porras Alvarado e Fra Baptist D’Souza, si è recato oggi, 25 dicembre 2021, a Greccio, Italia,  per celebrare il Natale del Signore. Ad accogliere il Ministro è stato il Provinciale della Provincia San Bonaventura dei Frati Minori, Abruzzo-Lazio, Fra Luciano De Giusti, insieme con alcuni frati e pellegrini accorsi alla valle reatina.

Durante l’omelia il Ministro ha sottolineato l’importanza del Natale per San Francesco e per i nostri giorni. “Veramente oggi un giorno santo è spuntato per noi e una splendida luce è discesa sulla terra. San Francesco è stato colpito e segnato da questa luce, fino a volerla vedere con i suoi occhi. Non nel romanticismo di una rappresentazione esteriore e disincarnata. Egli ha voluto vivere il Natale qui a Greccio tra le rocce, con un popolo di contadini e di persone semplici, con degli animali e un altare portatile per celebrare l’Eucaristia”.

A conclusione dell’omelia il Ministro ha invitato i presenti a vivere il Natale nella gioia: “Viviamo il Natale nella gioia che Francesco ci ha indicato, anche a nome di tanti, benedetti e insieme provati dalla vita in tanti modi e per tutti chiediamo la pienezza di benedizione e di vita. Amen”.

Nel 2023 compie 800 anni il presepe di Greccio nato da San Francesco.

 

Testo completo dell’omelia del Ministro Generale nella Messa a Greccio:

 

È nato per noi un bambino, un figlio ci è stato donato.

Oggi ascoltiamo questo annunzio proprio nel luogo nel quale san Francesco ha voluto vedere con i suoi occhi la povertà in cui volle nascere il Signore Gesù. È questo il dono che sta al centro di questo giorno, che Francesco voleva colmo di gioia e di festa come nessun altro.

Un fragile Bambino, che avrà sulle spalle il dominio, consigliere ammirabile sarà il suo nome (Cfr. Is 9,5). Un potere d’amore e quindi vulnerabile, disarmato: questo bambino saprà farsi raggiungere dalle gioie e dalle speranze, dalle attese e sofferenze degli umani. Uno di noi fino in fondo, con una capienza d’amore e di dolore che noi da soli non potremmo mai immaginare e tantomeno sperimentare.

Eccoci al cuore di quella vita divina del Figlio, che oggi ha voluto assumere la nostra natura umana, come abbiamo pregato all’inizio della celebrazione odierna. Con questo dono riceviamo l’annuncio della salvezza, Dio è il Signore (cfr. Is 52,7). Da qui sgorga il canto di gioia, la consolazione del Signore per il suo popolo. Non c’è confine a questo annuncio e a questa gioia, diffuse sino ai confini della terra (cfr. Is 52,8-10).

Possiamo ripetere oggi con il sal 97: Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio. È un annuncio quello di oggi che è rivolto a tutte le genti e ci da il senso universale della Buona notizia, che comprende gli esseri umani e la creazione, nostra casa comune. Tutta la terra è invitata, infatti, a gridare, a esultare a cantare inni! San Francesco nel Cantico di Frate Sole ha dato voce alle creature, riconoscendo in esse il bene che viene da Dio e che nella Incarnazione del Signore è pienamente riconosciuto e accolto.

Questo canto e insieme grido della terra ha in Gesù Cristo, il Figlio amato, il suo centro. Il Natale ci ricorda che Dio si è legato per sempre alla nostra umanità e alla creazione, le resta fedele e la conduce verso la sua pienezza. Siamo in cammino, vediamo i segni di fatica, di peccato e di morte, che ci interrogano e costringono a purificare la nostra fede. Oggi confermiamo la nostra fiducia e chiediamo di crescere in essa.

Veramente oggi un giorno santo è spuntato per noi e una splendida luce è discesa sulla terra. San Francesco è stato colpito e segnato da questa luce, fino a volerla vedere con i suoi occhi. Non nel romanticismo di una rappresentazione esteriore e disincarnata. Egli ha voluto vivere il Natale qui a Greccio tra le rocce, con un popolo di contadini e di persone semplici, con degli animali e un altare portatile per celebrare l’Eucaristia. Tutto molto dimesso e povero. Tutto nel chiaroscuro della luce e della notte, della potenza e della povertà, della grandezza e della piccolezza. Veramente la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta
(Gv 1,4-5).

Francesco ha creduto in questo primato dell’amore del Padre in Gesù Cristo e nello Spirito, riversato su tutta la creazione, capace di raggiungere e trasformare per vie misteriose ogni persona, ogni creatura.

Questo Amore era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto (Gv 1,10-11). È sempre possibile la chiusura e il rifiuto, e questo fa parte del dramma della nostra condizione e del Natale.

Nello stesso tempo, a quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio (Gv 1,12): è possibile accoglierlo e nella fragile carne della nostra umanità riconoscere il suo modo permanente di essere il Dio con noi e non appena sopra di noi.

Ci diamo gli auguri di un Santo Natale da Greccio, in questo anno che finisce e che ci ha visti ancora colpiti da eventi positivi e faticosi.

Il Natale sorge dentro una storia fatta di luci e di ombre.

È Natale non nonostante le nostre fatiche e morti, ma in esse.

Per questo possiamo ancora sperare.

Viviamo il Natale nella gioia che Francesco ci ha indicato, anche a nome di tanti, benedetti e insieme provati dalla vita in tanti modi e per tutti chiediamo la pienezza di benedizione e di vita. Amen.