Omelia del Vicario Generale Fr. Isauro Covili per la Solennità di San Francesco. (Foto)

 

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SOLENNITÀ DI SAN FRANCESCO

Basilica di S. Francesco, Assisi

4 ottobre 2021

 

Vi invito a ritornare al Vangelo che abbiamo ascoltato e che Francesco ha vissuto in modo tale che Gesù Cristo, che è il Verbo incarnato, lo ha reso conforme a sé stesso.

Prima di tutto, vorrei condividere con voi tre piccoli pensieri.

In primo luogo. La gioia di Gesù si manifesta nella lode del Padre per la sua rivelazione ai semplici e la loro accettazione del messaggio di salvezza. I maestri della Legge pensavano che solo coloro che avevano conoscenza, coloro che capivano, fossero degni della rivelazione di Dio, ma per Gesù non è così. Gesù ha altri criteri, ci sorprende sempre. Guarda la realtà in modo diverso.

In secondo luogo. Gesù ci mostra la sua identità, la sua intimità, la sua anima. Parla della sua relazione speciale con suo Padre e del suo profondo desiderio di abbracciarci con le nostre debolezze e fragilità, con tutto ciò che siamo e abbiamo.

In terzo luogo. Gesù si rivolge agli afflitti e agli oppressi con la promessa che in lui troveranno riposo.  Riconoscendo Gesù come Servo e Signore, troveranno vie di libertà, saranno suoi discepoli, scoprendo che la gioia di un discepolo è seguire Gesù e seguire le sue orme.

Le persone che lo ascoltavano erano stanche, sicuramente come molti di noi. La voce di Gesù era sicuramente come una cascata di acqua viva. Quelli che hanno ascoltato Gesù erano persone semplici, ma capaci di comprendere e accettare la novità del messaggio di Gesù, che trasformava la loro vita e la loro prospettiva.

L’invito di Gesù è di seguirlo, come ha fatto il nostro fratello Francesco. Seguire Gesù è un’esperienza che libera e dà gioia, anche in mezzo alla nostra stanchezza e disillusione. Ti senti stanco? Quali sono i vostri progetti, le vostre lotte, le vostre sofferenze? Gesù vi invita, ci invita: venite a me e troverete riposo. È un invito sempre aperto al futuro.

Mi chiedo e vi chiedo: perché e per quale scopo siamo qui riuniti, perché siete venuti in questa città benedetta di Assisi? La risposta sembra ovvia e tutti possiamo rispondere con un solo grido: celebrare San Francesco. Ma ad un livello più profondo, invito ogni persona a guardarsi dentro e cercare di trovare una risposta alla domanda: “Perché e per quale scopo sono venuto? Forse sono uscito dalla tradizione, dall’abitudine. Sono venuto ad offrire le mie preoccupazioni, la mia salute, i miei problemi, la vita della mia famiglia, della mia comunità cristiana e parrocchiale. Sono venuto semplicemente per celebrare questo grande e piccolo santo che ha cambiato la storia del mondo e della Chiesa nel suo tempo e in ogni epoca, così come nel presente. Sicuramente avrete pensato ad altre risposte alla domanda ed è bene che sia così.

Credo anche che siamo qui, cari fratelli e sorelle, pellegrini, per non essere sopraffatti dall’indifferenza verso ciò che accade intorno a noi. Scoprire e riconoscere che il cammino della povertà evangelica e della fraternità è il modo francescano di riconoscere che siamo tutti fratelli, come ci invita a fare Papa Francesco nella sua lettera Fratelli Tutti.

Credo che siamo qui perché tutti noi possiamo rinnovare il nostro impegno per fare di questo mondo una casa, una casa migliore, dove ci sia pace, giustizia e cura per la vita. Un luogo dove si coltivano gesti di tenerezza e si bandisce ogni forma di violenza e dominazione.  Siamo chiamati a iniziare questo cammino nel luogo dove tutti vivono e lavorano.

Siamo venuti qui perché Francesco e Chiara ci aiutino a camminare sulle strade del mondo accogliendo e dialogando con tutti, specialmente con i migranti e con coloro che pensano e credono diversamente.

Siamo qui, cari fratelli e sorelle, perché alla luce dell’esperienza di Francesco possiamo fare il nostro cammino di conversione e di incontro con Gesù povero e crocifisso, sostenuti dalla gioia del Cristo risorto.

Siamo venuti perché Francesco ci renda uomini e donne che credono e si appassionano a Gesù Cristo e ci aiuti a vedere in profondità la realtà del cuore umano e di ogni struttura sociale, politica, culturale e religiosa che rende milioni di persone invisibili come se non esistessero.

Noi francescani che viviamo nei cinque continenti siamo venuti ad Assisi quest’anno per chiedere a San Francesco di accompagnarci da questo luogo sacro per dare vita agli inviti al rinnovamento che i frati riuniti nel nostro Capitolo Generale recentemente celebrato ci hanno offerto: un invito alla gratitudine, un invito a rinnovare la nostra visione, un invito alla conversione e alla penitenza, un invito alla missione e all’evangelizzazione, un invito ad abbracciare il nostro futuro. Queste esortazioni sono un bellissimo itinerario per testimoniare con la nostra vita la Misericordia che Dio ha e avrà sempre per l’umanità e tutta la creazione.

Concludo questa omelia invitandovi a ripetere tre volte le parole di speranza di Gesù nel Vangelo di oggi: Venite a me e io vi darò riposo.