Onomastico del Ministro generale 2018

Il 29 settembre 2018, nella Curia generale, in occasione della festa degli arcangeli abbiamo celebrato con grande solennità la Festa onomastica del Ministro generale, Fr. Michael A. Perry, OFM. Alle 11.30 abbiamo avuto la Concelebrazione eucaristica, presieduta dal Ministro generale.

I Frati della Curia generale vi hanno partecipato, oltre agli altri frati delle case dipendenti dal Ministro Generale a Roma. Inoltre, erano presenti l’Abate primate Gregory Polan OSB del Collegio Sant’Anselmo, Fr. Jerzy Norel, Vicario generale OFMConv., Fr. Eligio Gelmini OFM del Mondo X, Sr. Mary Melone, Rettore della PUA, alcuni Ministri provinciali ed altre religiose vicine alla Casa e amici della Fraternità.

Ecco il testo dell’omelia del Vicario generale, Fr. Julio César Bunader:

Omelia

Fr. Julio César Bunader, OFM, Vicario generale

Siamo qui convocati a motivo della Festa liturgica dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, ed è una bella opportunità che ci dona il Signore per accompagnare con la preghiera il nostro fratello Michael, Ministro generale, in occasione del suo onomastico.

La celebrazione odierna ci presenta immagini suggestive, perché ci parla di Angeli e di Arcangeli, di esseri misteriosi che noi rappresentiamo come uomini e che invece nella Scrittura appaiono come la manifestazione della potenza e della santità di Dio. Proprio come pregheremo nel Prefazio: “Nostro dovere è rendere grazie sempre a te, Signore, Padre santo. Noi proclamiamo la tua gloria che risplende negli Angeli e negli Arcangeli; onorando questi tuoi messaggeri, esaltiamo la tua bontà infinita”.

Gli Arcangeli sono servitori che Dio mette a nostra disposizione affinché ci aiutino, con tre “funzioni” diverse: Michele– colui che difende: è difensore e protettore degli amici di Dio. Gabriele – colui che annuncia: rivela i segreti del piano di Dio, annunzia la nascita di Giovanni Battista e, a Maria, quella di Gesù. Raffaele – colui che guarisce: accompagna e custodisce Tobia nel suo viaggioe guarisce suo padre ormai diventato cieco.

Tutti e tre i Santi Arcangeli ci donano tre cose di cui abbiamo bisogno: * sapere che non siamo soli nella lotta, ma che c’è qualcuno che combatte con noi e per noi; * ricevere un annuncio che è più grande dei nostri ragionamenti, un annuncio imprevisto che ci cambia la vita; * riconoscere che quasi mai usciamo illesi dalle vicende della nostra vita e che, pertanto, abbiamo sempre bisogno di guarigione.

Dalla meditazione dei brani della Parola di Dio che illuminano questa festa della Chiesa pellegrina e associata agli Angeli, mi pare possiamo cogliere queste tre dimensioni: devozione,visione egratitudine.

Guardando al nostro serafico padre san Francesco cogliamo la dimensione della devozione.I suoi biografi ci parlano proprio della devozione del Santo di Assisi per gli Angeli, devozione che riassume ed esprime il suo atteggiamento di uomo tutto amorevolmente orientato verso Dio e i suoi santi. Francesco, infatti, cerca in qualsiasi momento della vita, tanto nella preghiera quanto nel lavoro, con tutto il suo cuore e con tutte le sue forze, l’Altissimo e Sommo eterno Dio, che ci ha creato e redento (cf. RnbXXIII, 8).

Tommaso da Celano e san Bonaventura interpretano la devozione del Santo di Assisi come venerazione. Il primo riporta che Francesco “venerava col più grande affetto gli angeli, che sono con noi sul campo di battaglia e con noi camminano […];e dobbiamo venerare, continuava, questi compagni che ci seguono e allo stesso modo invocarli come custodi” (2Cel 197). San Bonaventura ci ricorda che Francesco per San Michele, “dato che ha il compito di presentare le anime a Dio, nutriva particolare devozione e speciale amore dettato dal suo fervido zelo per la salvezza di tutti i fedeli” (LM9), e digiunava con devozione per quaranta giorni.

Dal messaggio del brano evangelico possiamo cogliere la dimensione della visione.Nel Vangelo di Giovanni (Gv1,47-51) il verbo più importante è “vedere”. La parola centrale di Gesù è che “ha visto che Natanaele era sotto l’albero di fichi” (1,49). E la parola di Gesù porta Natanaele alla professione di fede:“Rabbì, tu sei il Figlio di Dio”. Troviamo una confessione e una fede di entrambi, e sarà una fede potente, capace di raggiunge tutti coloro che ascoltano: “Vedrete il cielo aperto” (1,51).

È una grande promessa di Gesù, che fa riferimento al sogno di Giacobbe, con la scala che raggiunge il cielo, e gli angeli che salivano e scendevano su di essa (Gn28, 10-19). In un certo senso, intravediamo una sorta di “parabola della preghiera”: è il dialogo tra Dio e l’uomo, che porta con sé una promessa, diventa sorgente di speranza per un futuro in cui la Chiesa, “casa di Dio”, sarà il luogo dove si incontra il Signore, si riposa lo spirito e si spera.

La “visione”, il “vedere” nella Bibbia non è un’esperienza esclusiva, riservata a pochi privilegiati, né tanto meno una condizione estatica, e neppure l’anticipazione di realtà future. È, invece, il dinamismo dell’esperienza personale e comunitaria con Dio, nel cammino di fede che porta alla conversione, ossia a convertire, modificare la immagine che abbiamo sia di Dio che di noi stessi, per essere testimoni di quell’incontro. Dio non è uno “spettacolo” ma un interlocutore da vedere, da ascoltare, e con cui entrare in comunione di fede e d’amore.

Il salmista, infine, ci aiuta a cogliere la terza dimensione, quella della gratitudine.  L’esperienza di fede del salmista è semplice e netta: “Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca” (Sal137). Ed è interessante l’affermazione: “Hai reso la tua promessa più grande del tuo nome”, per dire che la concreta esperienza della fede è superiore ad ogni dottrina.

Il rendimento di grazie, l’espressione di gratitudine a Dio “per il suo amore e la sua fedeltà” rievocano tanto la misericordia quanto la fedeltà del Signore. Rendere grazie a Dio ci aiuta a fare esperienza della sua fedeltà all’alleanza d’amore con l’umanità. Questo salmo ci presenta il cuore dell’elezione divina, quando afferma: “Eccelso è il Signore” perché “guarda verso l’umile” (v.6). Il popolo di Dio è un popolo di poveri, è una chiesa povera – come ci ricorda Papa Francesco – perché nella povertà noi sperimentiamo e conosciamo la potenza dell’amore di Dio per noi: “in mezzo al pericolo” il Signore ci “ridoni vita” (v. 7).

Caro Ministro, fratello Michael,

Ti assicuriamo la nostra preghiera, perché la tua vita e il tuo servizio all’Ordine e della Chiesa possano sempre essere accompagnati e sostenuti dall’ausilio degli Arcangeli, in particolare, di san Michele.

Ti assicuriamo la nostra preghiera affinché la tua storia personale, ecclesiale e sociale sia segnata dell’azione amorevole e salvifica del Signore, che conferma la tua e nostra fede e fiducia nel Signore, il quale “non abbandona l’opera delle sue mani” (cfr. Sal137, 8).

Ti assicuriamo la nostra preghiera affinché lo Spirito Santo ti assista con i suoi doni, specialmente con “il dono della sapienza”,ossia la grazia di poter vedere ogni cosa con gli occhi di Dio. Questo dono viene dalla intimità con Dio, dal rapporto intimo che noi abbiamo con Dio, dai rapporti di figli con il Padre” (Papa Francesco, Catechesi 9.04.14).

 

Roma, Chiesa di Santa Maria Mediatrice, 29 settembre 2018
Festa dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele