Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo | Omelia per la Festa delle Stimmate

Omelia del Ministro generale per la Festa dell’Impressione delle Stimmate di San Francesco d’Assisi

 

Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.  Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura (Gal. 6:14-15)

 

Carissimi fratelli della Provincia di San Francesco Stimmatizzato, cari fratelli e sorelle al servizio di questo santuario della Verna, illustri Autorità civili, fratelli e sorelle nel Signore Gesù,

Pace e salute a voi!

Ancora una volta saliamo su questo monte santo per entrare nel mistero del rapporto d’amore tra Dio e Francesco d’Assisi. La nostra salita arriva in un momento particolarmente difficile per la comunità umana e per l’ambiente naturale, dove tutto sembra stessi scendendo. La nuova pandemia del Coronavirus ha provocato innumerevoli morti e sofferenze indicibili. Ha lasciato centinaia di milioni di persone senza lavoro, affrontando le brutali conseguenze della disumanizzazione della povertà e della fame. Ha portato alla luce profonde fratture sociali ed ecologiche che brontolano sotto la superficie delle nostre interazioni quotidiane. Purtroppo, queste fratture sono esplose in espressioni di odio e violenza su scala globale. La pandemia ci ha anche costretti a rifugiarci in quarantena, creando in noi grande incertezza, paura, isolamento e instabilità psicologica. E come se questo non bastasse, ancora l’ambiente continua a soffrire per lo sfruttamento sconsiderato da parte degli esseri umani.

Potremmo cadere nella tentazione di negare o fuggire da queste crisi che colpiscono gli esseri umani e il pianeta, ma non ci sarebbe un posto per nasconderci. Il nuovo Coronavirus ci ha dimostrato quanto vero sia questo fatto. Abbiamo una sola vera scelta: permettere che la crisi ci porti a fare una seria riflessione sulla qualità della nostra vita individuale e collettiva, con la speranza di scoprire un nuovo modo di vivere e di agire con Dio, tra di noi, con noi stessi, e con l’universo creato che riflette la nostra vera identità. Il Signore Gesù ci accompagna di fatto in questo particolare itinerario. Non è mai lontano da noi, anche se tante volte siamo lontani da noi stessi, dagli altri e da Dio.

Prima di provare a capire il significato della ricezione delle Stimmate da parte di Francesco, dobbiamo permettere all’umanità e alla fragilità di Francesco di parlarci. Quando venne a La Verna nell’autunno del 1224, ci si accostò come una persona in profonda crisi. Venne per isolarsi dai gravi problemi presenti nella sua vita, nella vita dei fratelli dell’Ordine, nella Chiesa e nel mondo che lo circondava. San Francesco venne come un uomo ferito. Soffriva il dolore di essere stato rifiutato dai suoi fratelli perché il suo modo di vivere il Vangelo era considerato troppo esigente. Venne portando le ferite dei conflitti politici, sociali e religiosi che dividevano le persone, distruggendo ogni senso del bene comune, portando, spesso, a scontri violenti. Venne portando le ferite dei poveri e degli emarginati che venivano crudelmente sfruttati dai ricchi e dai potenti, schiavizzati in una misera povertà, disumanizzati. Venne a portare le debilitanti infermità fisiche che probabilmente hanno creato in lui un senso di isolamento e di depressione. Questo fu l’uomo che venne a La Verna e che entrò in una sorta di quarantena spirituale per ascoltare la voce di Colui che lo aveva chiamato a intraprendere la vita evangelica inginocchiato davanti al crocifisso di San Damiano.

Francesco si avvicinò a questo luogo con la sua frattura, con la sua povertà, alla ricerca di nuove possibilità per riscoprire il potere liberatorio del Vangelo.  Sapeva però che questa liberazione non avviene gratis per così dire, ma ha un costo. Qual è questo costo? L’abbiamo sentito proclamare oggi nel Vangelo: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, deve rinnegare sé stesso e prendere ogni giorno la sua croce e seguirmi”. Chi vuole salvare la sua vita, infatti, la perderà, ma chi perde la sua vita per me la salverà” (Lc 9,23-24).

Quest’oggi siamo invitati a subire una morte spirituale: morte a quei pensieri e a quegli atteggiamenti dentro di noi che ci portano verso la morte e la disperazione invece che verso la vita e la speranza; morte a quelle ferite che portiamo nel cuore, inflitte da coloro che fingono di amarci – i mariti, le mogli, i figli, i genitori, i fratelli o le sorelle nelle nostre comunità religiose, amici – e ferite accumulate nelle lotte quotidiane della vita; morte alle nostro carattere forte e alla fretta di giudicare gli altri; morte a quelle paure e quei pregiudizi che ci impediscono di riconoscere il volto di Dio in tutti gli uomini, specialmente nei poveri, negli emarginati, negli “estranei in mezzo a noi”, e che ci impediscono di riconoscerci l’un l’altro come fratelli o sorelle nell’unica famiglia di Dio;  morte alla nostra incapacità a lasciarci amare e perdonare da Dio, trasformando i nostri freddi cuori di pietra in cuori di carne (Ez 36,26) capaci di ricevere e condividere l’amore.

San Francesco venne a La Verna con la speranza che attraverso la croce di Gesù fosse di nuovo guarito dalla sua frattura, trasformato in quella “nuova creazione” annunciata da San Paolo ai cristiani di Corinto. Aveva bisogno di toccare ancora una volta le ferite di Gesù crocifisso affinché il suo cuore e il suo spirito potessero essere guariti. Ma la storia delle Stimmate non finisce con Francesco che riceve una consolazione personale da Gesù, che prende la forma delle Stimmate.

Quando ricevette questo dono, Francesco riconobbe più pienamente di essere attratto dal mistero della volontà di Dio di soffrire con tutti coloro che Dio aveva creato. Le ferite di Cristo sono le ferite dell’umanità e del creato. Noi, come Francesco, siamo invitati ad entrare in questa grande festa non solo per essere spiritualmente consolati, ma per essere trasformati in agenti della “nuova creazione”, messaggeri dell’amore, della fraternità universale e della restaurazione. Come Francesco, anche noi veniamo su questa montagna per essere guariti e rianimati. Veniamo per avere ancora una volta il coraggio di prendere la croce nella nostra vita quotidiana, una croce che porta le sofferenze di tutti i nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo e quelle dell’universo creato (cf. Papa Francesco, Angelus, 30 agosto 2020). Solo chi è disposto a intraprendere questo difficile viaggio nelle tenebre e nel dolore di fronte all’umanità e all’ambiente naturale sperimenterà la pienezza della grazia che San Francesco ha sperimentato quando è stato segnato dalle ferite di Cristo.

Concludiamo questa riflessione pregando insieme la preghiera di San Giovanni Paolo II durante la sua visita a La Verna il 17 settembre 1993:

O San Francesco, stigmatizzato de La Verna,
il mondo ha nostalgia di te
quale icona di Gesù Crocifisso.
Ha bisogno del tuo cuore
aperto verso Dio e verso l’uomo,
dei tuoi piedi scalzi e feriti,
delle tue mani trafitte e imploranti.
Ha nostalgia della tua debole voce,
ma forte della potenza del Vangelo.
Aiuta, Francesco, gli uomini d’oggi
a riconoscere il male del peccato
a cercarne la purificazione nella penitenza.
Aiutali a liberarsi dalle stesse strutture di peccato,
che opprimono l’odierna società.
Ravviva nella coscienza dei governanti
l’urgenza della pace nelle Nazioni e tra i Popoli.
Trasfondi nei giovani la tua freschezza di vita,
capace di contrastare le insidie
delle molteplici culture di morte.
Agli offesi da ogni genere di cattiveria comunica,
Francesco, la gioia di saper perdonare.
A tutti i crocifissi dalla sofferenza,
dalla fame e dalla guerra
riapri le porte della speranza.
Amen.

 

La Verna – 17 settembre 2020

Fr. Michael A. Perry, OFM
Ministro generale