In Egitto le parole di san Francesco al Sultano

San Francesco dalla Porziuncola andò in Egitto a incontrare il Sultano. Ora papa Francesco, da pellegrino al Perdono d’Assisi il 4 agosto 2016, continua il suo cammino – idealmente sulle orme del Poverello di Assisi – andando in Egitto a incontrare, tra gli altri, anche dei mussulmani.

L’incontro di Francesco d’Assisi con il sultano al-Malik al-Kamil in Egitto – precisamente a Damietta – ha destato interesse già nei contemporanei che lo descrivono con brevità di parole. Dopo la morte – e soprattutto canonizzazione – dell’Assisiate le amplificazioni, riletture e attualizzazioni si sono moltiplicate. Tra queste si segnala quella di Enrico d’Avranches che compose la Legenda santi Francisci versificata su commissione di papa Gregorio IX nel 1232 o nel 1234. Infatti tra i 2585 esametri di tale opera risalta la narrazione dell’incontro di san Francesco con il Sultano – attinta dalla precedente prima Vita, opera di Tommaso da Celano – e in particolar modo le parole che Enrico d’Avranches pone in bocca al Santo. Come ci si può immaginare il linguaggio è più un discorso di un acculturato come l’Autore del poema che una breve esortazione a cui era solito un semplice alfabetizzato come frate Francesco. Tuttavia tale narrazione risulta interessante perché mostra come un autore non francescano a pochi anni dalla morte e canonizzazione immaginò le parole che san Francesco avrebbe detto al Sultano accerchiato dai suoi uomini di fiducia.

Di seguito la traduzione in italiano di tale brano tratto da bel studio di Francesco Marzella, La predica di Francesco al Sultano nella Legenda sancti Francisci versificata di Enrico di Avranches (pubblicato in Controversie. Dispute letterarie, storiche, religiose dall’antichità al Rinascimento, Padova 2013).

Dopo che la fama del sant’uomo, che nessun colpo riesce a domare, riempì l’accampamento […], il re clemente, che ammirava un coraggio così grande, lo accolse con ogni onore e gli offrì doni preziosi; quello, pago di ciò che ha, rifiuta i doni del re e chiede come sommo dono quello di essere ascoltato. Il re, deciso ad ascoltarlo, impone silenzio alla folla e fa cessare ogni disordine. E disse ai servi: “Chiamatemi i filosofi, perché dal loro giudizio sia chiaro se costui insegna secondo la fede o intende piuttosto traviare la fede”.

Pertanto, dopo che furono radunati i sapienti, quel sapiente mostra con la parola da quale fonte abbia attinto la saggezza dei filosofi e trascina tutte le menti alle altezze celesti, tesse discorsi mai uditi e sembra non ignorare nulla, quasi trascenda l’umano sentire. Sillogizza infatti cose conosciute a pochi mortali o le origini delle cose note solo a Dio, per introdurre, a partire da queste, considerazioni sulla causa prima, […] e prova che c’è un solo Dio, e non esiste una moltitudine di dei; dimostra come da quell’uno derivi tutto, quale fu la durata del primo principio, sostanza semplice, semplice intervallo di un istante, sostanza più semplice di un punto; quanto mirabilmente tale essenza sia tutta in ogni dove e, prescindendo dal luogo, sempre presente senza tempo. Perché montò in superbia e come colui che un tempo fu Lucifero è ora “lutifero”, e che gran prezzo costò la redenzione del mondo, per quali motivi ci fu l’incarnazione; come l’antico serpente conquistò Eva, Eva il protoplasto, il protoplasto la posterità, la posterità Cristo, Cristo il serpente, costringendo la morte a tornare da quello stesso donde era partita; come non solo sia stata glorificata la carne, ma la stessa carne piena di vita di Cristo, che glorifica le altre, sovrastando le doti dell’anima, sia insieme e allo stesso tempo da ogni parte tutta presente nelle diverse chiese, e come Cristo riunisca in una sola Chiesa tutti i santi; come il Battesimo sia un lavacro spirituale che monda le anime dalla colpa del primo genitore.

Mentre così insegna gli articoli della fede con eloquenza, fa colpo sui saggi e il re e nessuno osa fargli del male; così viene infatti ordinato per bozza dell’araldo. Va e torna spesso, ma poiché non è in grado da solo di convertire.

Fonte: www.assisiofm.it