Un sussidio per la cura del Creato

Il libretto che vi apprestate a leggere è anche un’esortazione ad essere aperti al mondo che ci circonda, ad ascoltare con attenzione a tutte quelle creature che abitano questo piccolo pianeta, la nostra casa comune. Esso nasce da una preoccupazione urgente che Il Grido della Terra e le Grida dei Poveri sono ignorate, e che, come Francescani, dobbiamo essere collaboratori nel dialogo, offrendo il nostro specifico contributo alla guarigione del nostro mondo, e delle persone che vivono in esso.

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THE CRY OF THE EARTH AND THE CRIES OF THE POOR (English)
EL CLAMOR DE LA TIERRA Y EL GRITO DE LOS POBRES (Español)
IL GRIDO DELLA TERRA ED IL GRIDO DEI POVERI (Italiano)
JERITAN BUMI DAN JERITAN PARA PAPA (Indonesian)
LE CRI DE LA TERRE ET LE CRI DES PAUVRES (Français)
DER SCHREI DER ERDE UND DER SCHREI DER ARMEN (Deutsch)
O GRITO DA TERRA E O GRITO DOS POBRES (Português)
지구의 부르짖음과 가난한 자의 부르짖음 (Korean)

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Il grido della terra ed il grido dei poveri

Un sussidio dell’Ordine per la cura del Creato

PRESENTAZIONE

Ma interroga pure le bestie, perché ti ammaestrino, gli uccelli del cielo perché ti informino, o i rettili della terra, perché ti istruiscano o i pesci del mare perché te lo facciano sapere. Chi non sa, fra tutti questi esseri, che la mano del Signore ha fatto questo? Egli ha in mano l’anima di ogni vivente e il soffio d’ogni carne umana. (Gb 12,7-10)

In queste frasi liriche, il Libro di Giobbe esorta la persona umana ad essere aperta e pronta per imparare dagli animali, dagli uccelli, dai pesci, e in effetti, dalla terra stessa. Si tratta di un passaggio che risuona nelle persone di buona volontà, e in particolare in coloro che sono stati toccati dalla meravigliosa ricchezza della tradizione francescana.

Il libretto che vi apprestate a leggere è anche un’esortazione ad essere aperti al mondo che ci circonda, ad ascoltare con attenzione a tutte quelle creature che abitano questo piccolo pianeta, la nostra casa comune. Esso nasce da una preoccupazione urgente che Il Grido della Terra e le Grida dei Poveri sono ignorate, e che, come Francescani, dobbiamo essere collaboratori nel dialogo, offrendo il nostro specifico contributo alla guarigione del nostro mondo, e delle persone che vivono in esso.

Questo breve documento è radicato nelle tradizione francescana e biblica, ed esprime intenzionalmente la stessa tradizione, in collaborazione con la scienza contemporanea. Questo era il desiderio espresso dal Capitolo generale del 2015, che ha chiesto una guida allo studio sulla cura del creato che avesse una solida base biblica, ecclesiale, francescana e scientifica. La teologia e la scienza sono due prospettive diverse che insieme ci permettono di vedere l’universo nella sua profondità tridimensionale. Come dice il rabbino Jonathan Sacks: «La scienza è la ricerca di una spiegazione. La religione è la ricerca di senso.» Noi francescani dobbiamo impegnarci in modo intelligente con tutte le scienze, al fine di integrare le nostre intuizioni.

In concomitanza con i documenti precedenti della Chiesa e dell’Ordine – particolarmente con la Laudato si’ – questo opuscolo ha lo scopo di fornire una guida in modo che le nostre Entità e tutti voi, miei fratelli, siate in grado di rispondere alle sfide ecologiche del nostro tempo. Vorrei sottolineare questo particolare aspetto del nostro impegno francescano nel mondo. Ispirati dall’esempio di san Francesco, noi Frati e Frati Minori siamo chiamati a “fare” in modo che possiamo comprendere più profondamente le grida del popolo di Dio, il grido della creazione di Dio. Siamo invitati attraverso le nostre azioni a diventare mistici, e uomini di fede che sono in grado di percepire la bellezza e la meraviglia dell’opera di Dio nella vita dei nostri fratelli e sorelle, e in ogni essere vivente, tutti creati per partecipare insieme nel dare gloria a Dio ed offrire un servizio di amore e cura l’uno verso l’altro. Incoraggio tutti coloro che utilizzano questa risorsa a rivalutare il loro modo di percepire e di agire, e di ristrutturare i loro stili di vita, al fine di permettere allo Spirito di Dio di modellare in ognuno di noi un “visione ecologica integrale” che abbracci tutto, nella carità e nella giustizia; perché possiamo permettere a Dio di lavorare il meraviglioso mistero di amore e di misericordia che è dentro di noi in modo che possiamo rimuovere gli ostacoli che ci rendono sordi al Grido della Terra e alle Grida dei Poveri. C’è l’urgenza di una nostra risposta. L’umanità e il pianeta non possono più aspettare. Dobbiamo agire ora!

Iniziamo fratelli a servire e a fare il bene perché finora abbiamo fatto poco o nulla!.

Roma, 25 luglio 2016
Festa di S. Giacomo Apostolo

Fr. Michael Anthony Perry, OFM
Ministro generale e servo

Prot. 106652
CuraCreato IT

INTRODUZIONE

Il grido della terra e il grido dei poveri non può più essere contenuto. Vi è un urgente bisogno di rispondere a queste grida. Questo è stato l’appello dell’enciclica di Papa Francesco, Laudato si’ . Tale storico documento è un messaggio forte al mondo sull’urgenza della crisi ambientale. Siamo chiamati come francescani a «collaborare come strumenti di Dio per la cura del creato» in ogni modo possibile.

Il Capitolo generale 2015, in continuità con il precedente, ci incoraggia ancora a stabilire relazioni fraterne concrete nella cura del creato. Anticipando anche l’uscita della suddetta Enciclica ha dato questi due mandati:

Il Definitorio generale pubblichi un Sussidio sulla cura del Creato che abbia una solida base biblica, ecclesiale, francescana e scientifica, e dia degli orientamenti perché le nostre Entità possano rispondere alle sfide ecologiche del nostro tempo.

Ogni Entità, attraverso il Moderatore della Formazione Permanente, l’Animatore per l’Evangelizzazione e l’Animatore di GPIC, seguendo gli orientamenti del sussidio generale, prepari un programma affinché questa dimensione entri a far parte del nostro stile di vita e dell’attività pastorale e sociale delle Entità. Questo obiettivo venga verificato negli incontri dei Presidenti delle Conferenze con il Definitorio generale .

In obbedienza a questi mandati, vi presentiamo un breve sussidio che può incoraggiarci a camminare con passi concreti verso la prassi, a partire dalla ricca riflessione pubblicata dall’Ordine in sintonia con i valori di GPIC. Noi crediamo che un buon modo per capire e imparare sia l’esperienza.

Il documento del Capitolo generale 2015 sostiene che noi stiamo attraversando un periodo di cambiamento radicale a tutti i livelli: rivoluzione economica, digitale, bioetica; accompagnata da nuove forme di povertà; e situazioni ambientali complesse come il cambiamento climatico, la deforestazione, perdita di biodiversità. Di fronte a questi problemi, ci si potrebbe chiedere che cosa abbiamo a che fare noi frati minori, perché non lasciare che questi affari siano affrontati dagli specialisti. Tuttavia non possiamo chiudere gli occhi e ritornare indietro nel nostro chiostro; se ci guardiamo onestamente attorno dobbiamo riconoscere che vi è un deterioramento significativo della nostra casa comune. Pertanto, lo spirito che anima questo documento vorrebbe guardare al nostro attuale stile di vita, nel quale, a volte, consumiamo le risorse naturali del pianeta come se fossero illimitate, per aiutarci ad abbracciare un nuovo stile di vita.

Dobbiamo oggi promuovere quella “spiritualità ecologica” di cui parla Papa Francesco, che va oltre il rapporto antropocentrico arrogante con la natura e ci invita a riconoscere con umiltà che dobbiamo essere minori e soggetti a tutti, compresa la creazione (subditi omnibus, dice san Francesco). Non ci può essere ecologia senza una adeguata antropologia. Questa nuova relazione di rispetto, meraviglia, stupore e gratitudine dovrebbe essere il fondamento di questo nuovo rapporto. Sì, prima di parlare di cura della terra, infatti, non dovremmo dimenticare, in primo luogo, di ringraziare Dio e la Sua creazione per aver realmente cura di noi. Infatti, «non siamo Dio. La terra ci precede e ci è stata data». Il cibo che mangiamo, i vestiti che indossiamo e l’aria che respiriamo sono doni della creazione di Dio per noi! «Tutto l’universo materiale è un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi. Suolo, acqua, montagne, tutto è carezza di Dio».

Ma la spiritualità ha bisogno di essere tradotta in azione. C’è una chiamata ad una “conversione ecologica” del cuore che implica la gratitudine e la gratuità, la sobrietà e la moderazione; la capacità di essere felici con poco, per non soccombere alla tristezza per quello che ci manca. Questo nuovo stile di vita ha un buon alleato, noto a tutti noi, che è la minorità; ci invita costantemente a rinnovare il nostro modo di vita, con particolare attenzione alle periferie, per essere un po’ meno consumatori, per non essere predatori dell’ambiente. Frati ritorniamo alle nostre periferie! «Siamo chiamati, una volta ancora, ad uscire dalla comodità delle nostre case e delle nostre vite». Tutto ciò riecheggia in maniera molto chiara il nostro stile di vita francescano di povertà e di semplicità, intese non come virtù in sé, ma come manifestazione del modo scelto da Dio per relazionarsi con noi. Lui per primo si è fatto semplice e povero per amore nostro! Attraverso questo stile di vita saremo più vicini ai poveri, che sono le vere vittime di questa crisi ecologica.

È per questo motivo che queste Linee guida sono presentate a tutti i Frati in modo da poter rispondere concretamente sia al grido della terra che al grido dei poveri del nostro tempo!

Dimensione biblica

Papa Francesco nella sua enciclica, Laudato si’, ha sottolineato l’errata interpretazione del versetto della Genesi 1,28 dove si dice, «soggiogatela, … dominate sui pesci del mare …» Questo versetto biblico, purtroppo, è stato considerato come una licenza per sfruttare la natura per i fini dell’uomo.

Ma una comprensione più profonda della storia della creazione ci offre i seguenti punti di riflessione: in primo luogo, Dio è il Creatore di tutte le cose. Egli solo porta tutte le cose all’esistenza. Così, in un mondo creato da Dio, chi siamo noi e dove siamo? In secondo luogo, mentre Dio è il creatore di tutto, Egli condivide il suo potere. Dio amorevolmente indirizza la creazione verso il proprio fine. La terra produce la vegetazione; le acque producono sciami di creature viventi; il sole e la luna regolano (rādâ) il giorno e la notte; gli esseri umani hanno ricevuto questa delega, cioè il potere reale di governare (rādâ) la terra. Il potere di dominare è dato o delegato da Dio, non è nostro. Come possiamo rispondere a questa generosità? In terzo luogo, la creazione è cosmo. C’era all’inizio il caos, ma Dio attraverso la creazione ha messo ordine e posto una struttura. Dio con amore ha progettato tutto ciò. Ogni creatura ha il suo posto assegnato e la sua funzione, in un complesso meraviglioso. Ciò richiede stupore e riverenza, come san Francesco d’Assisi e Papa Francesco ci ricordano, invitando allo stupore e alla gratitudine. In quarto luogo, la creazione è buona, davvero molto buona, come voluto e previsto da Dio.

L’universo ha origine non per una lotta o battaglia o conflitto, ma senza sforzo e senza lotta, per la parola e l’agire divino. Gli esseri umani, inoltre, non sono originariamente lupi gli uni per gli altri (Hobbes), ma originariamente creati per essere buoni e responsabili gli uni degli altri e di tutta la creazione. In quinto luogo, la terra è la casa di tutte le creature terrene. La terra non è solo per gli esseri umani, ma un habitat o casa per tutta la creazione di Dio. Gli esseri umani non sono i soli benedetti da Dio, anche gli uccelli e i pesci e tutto il resto sono benedetti da Dio. Dobbiamo cominciare a pensare ad una famiglia della terra o ad una comunità/terra e non esclusivamente ad una comunità di esseri umani sulla terra. Peggio ancora se consideriamo noi stessi come singoli esseri umani sulla terra e pronti ad ogni lotta contro l’altro per sopravvivere! Infine, secondo la Bibbia il culmine della storia della creazione è lo Shabbat. Contrariamente a molte letture della storia, il culmine non è raggiunto nella creazione degli esseri umani al sesto giorno; esso è piuttosto il settimo giorno, che è santificato da Dio. Questo settimo giorno è benedetto da Dio. Shabbat ci ricorda che il mondo è nelle mani amorevoli di Dio. Esso ci dice che il mondo non cadrà a pezzi se cessiamo dal nostro lavoro: la vita non dipende dalle attività febbrili degli umani. La celebrazione di un giorno di riposo ci ricorda che il nostro mondo, la nostra vita ci è data semplicemente come dono di Dio. Papa Francesco nella Enciclica ha aggiunto: Questo giorno, così come il sabato ebraico, si offre quale giorno del risanamento delle relazioni dell’essere umano con Dio, con sé stessi, con gli altri e con il mondo. […] Il riposo è un ampliamento dello sguardo che permette di tornare a riconoscere i diritti degli altri .

Inoltre, il secondo racconto della creazione, in particolare Genesi 2,15, dice: «Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse». Papa Francesco presenta una nuova comprensione di questo testo: “Coltivare” si riferisce alla coltivazione, aratura o al lavoro, mentre “custodire” (shomer in ebraico) significa prendersi cura, esercitare protezione, supervisione e conservazione.

Anche i Salmi sono sempre una lode a Dio che è “buono” e «compassionevole … verso tutto ciò che Egli ha fatto», e la cui benignità dura in eterno. Laudato si’ ha anche ricordato che, «I salmi invitano anche le altre creature a unirsi a noi nel suo elogio: “lodate, sole e luna, lodatelo voi tutte fulgide stelle…”» (cf. Sal 148). I Salmi e la letteratura sapienziale mostrano sempre questa interconnessione di tutte le creature, una sorta di famiglia universale e di comunione sublime. I libri dei Profeti, inoltre, uniscono anche la creazione e la liberazione come atti intimamente connessi di Dio.

Infine, nel Nuovo Testamento, Gesù mette in risalto che Dio è Creatore e Padre. Gesù ci ricorda anche che tutta la creazione è importante per Lui: «Guardate gli uccelli del cielo, non seminano, né mietono, né ammassano nei granai eppure il Padre celeste li nutre». In secondo luogo, Gesù è in armonia con il creato: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?», perché Cristo stesso è il logos da cui la creazione viene all’esistenza. Egli è il fine per il quale esiste la creazione. Infine, Gesù consegnerà tutte le cose al Padre. Ogni cosa, non solo gli esseri umani, sarà impregnato della presenza di Dio.
Queste fonti bibliche ci ricordano con forza, non solo la nostra responsabilità della cura per la terra, ma anche di ammettere umilmente che gli esseri umani non sono al centro delle cose; secondo, che non siamo la misura di tutte le cose; terzo, che dobbiamo discernere la nostra identità umana e vocazione; in quarto luogo, ci chiamano ad una visione di pace e armonia, ad una spiritualità e ad una etica di ospitalità e responsabilità ecologica. Potrebbe essere interessante anche studiare e riflettere sulla storia di Giobbe che ha osato mettere in discussione Dio, ma che, in ultima analisi, è costretto a scoprire con imbarazzo il suo vero posto davanti a Dio e a tutta la creazione.

Dimensione ecclesiale

Può sembrare insolito collegare la tutela dell’ambiente − un tema di natura bioetica e appartenente anche alla morale sociale − con la Chiesa. L’obbligo di custodire il giardino con amore e responsabilità deriva dal nostro essere creati ad immagine e somiglianza di Dio e, in quanto figli nel Figlio, abbiamo la vocazione di essere sempre più «partecipi della natura divina». Partendo da questa base biblica la bioetica teologica e la morale sociale abbordano il tema della tutela del creato che è la “nostra casa comune”. Il nesso principale tra questa tutela e la Chiesa è la stessa natura di quest’ultima − quale «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» − e l’eucaristia in quanto fonte e culmine dell’azione della Chiesa.

L’enciclica Laudato si’, in linea con la Dottrina sociale della Chiesa, tratta numerosi argomenti pratici. Il tema della Chiesa in relazione al creato tocca un punto più profondo, vale a dire la forma eucaristica dell’esistenza, il che può portare a un cambiamento di mentalità, a una “conversione ecologica”.

La liturgia, in particolare nell’offertorio, ci aiuta a concepire l’ambiente naturale, la nostra casa comune come dono che deve essere apprezzato, curato e ricondotto da noi a Dio. Il mondo parteciperà alla sorte dei figli di Dio, quale “nuova creazione” facente parte dell’unico disegno divino. Il futuro della creazione è di natura escatologica quando noi «ci incontreremo faccia a faccia con l’infinita bellezza di Dio (cf. 1Cor 13,12)». Nell’attesa l’uomo si prodiga per la cura premurosa del creato e dei poveri. Il Signore della vita nell’eucaristia ci dà luce e motivazioni per svolgere questo servizio in modo che risanando le nostre relazioni tramite lo spirito del dono e della gratuità impariamo a riconoscere e rispettare sia i diritti degli altri che il nostro dovere verso il creato.

L’unità della tenuta morale dell’uomo e della società fa sì che le relazioni dell’uomo con Dio, con gli altri uomini e con il creato siano strettamente interdipendenti. «Le modalità con cui l’uomo tratta l’ambiente influiscono sulle modalità con cui tratta se stesso e, viceversa». L’ecologia integrale, termine nuovo offerto dall’enciclica Laudato si’, comprende tutte e tre le relazioni dell’uomo, le quali costituiscono un’unica trama.

Benedetto XVI ha sottolineato nell’omelia della santa Messa per il solenne inizio del suo ministero petrino: se «i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, è perché i deserti interiori sono diventati così ampi», e per questo la crisi ecologica costituisce un appello per una profonda conversione interiore. A fondamento di questa maturità umana e spirituale sta una verità fondamentale della fede cristiana, secondo cui l’intero creato porta l’impronta della Santissima Trinità.

Papa Francesco non dimentica che si è ispirato a san Francesco d’Assisi nello scegliere il suo nome da pontefice. Il Poverello ammirava la natura come libro nel quale Dio ci parla di sé in forma di mistero. La semplicità e la mistica del santo di Assisi ci porta ancora una volta a capire che l’armonia con Dio, con gli altri e con il creato sono inseparabili e possono essere ben riassunti in una ecologia integrale.

Dimensione francescana

San Francesco è stato proclamato da san Giovanni Paolo II «patrono dei cultori di ecologia». Questo collegamento di Francesco con l’ecologia, che noi moderni facciamo, si giustifica per il rapporto speciale che egli ebbe con tutte le creature e che è ben documentato dai suoi Scritti e dalle sue biografie.

È anzitutto il Cantico di frate sole che testimonia lo sguardo contemplativo di Francesco verso le creature, quelle del cielo e quelle della terra, nelle quali riconosce anzitutto che «de te, Altissimo, portano significazione». In questa affermazione, posta all’inizio del Cantico, troviamo la prima e più importante ragione del rispetto verso ogni creatura: ogni realtà rimanda a Dio suo creatore. Francesco è consapevole che l’unico artefice e Signore di tutto è Dio e ciò lo conduce a contestare la logica mondana del potere e della proprietà, che pone l’uomo come padrone di tutto. Noi non siamo i padroni, ma i beneficiari di un dono gratuito di Dio, dato indistintamente a tutti gli uomini. Da questa “logica del dono” nasce il rispetto verso la creazione, segno del suo amore; nasce la capacità di condividere con gli altri questo dono, perché non posso considerarlo mia proprietà esclusiva, sorge addirittura il riconoscimento di un legame fraterno, che induce Francesco a dare il nome di fratello e sorella a ogni creatura.

Noi francescani siamo abituati a sentir parlare di fratello sole, sorella luna, frate fuoco o sorella acqua. Ma se ci pensiamo, si tratta di espressioni davvero “strane”: in che senso posso dire che il vento è mio fratello? Se posso capire che è possibile considerare un’altra persona umana mio fratello o sorella, come si può dire lo stesso di un sasso o di una pianta?
La spiegazione sta nel fatto che la fraternità intuita e vissuta da Francesco non è solo umana ma addirittura cosmica: essa si allarga a ogni creatura e trova un universale legame di fraternità che nasce dal semplice fatto di avere un unico creatore e Padre, che è Dio.

Nel nome che sceglie per sé e per i suoi compagni Francesco dice: fratelli minori, connotando il nostro legame fraterno con la consapevolezza di essere minori, cioè più piccoli. Minori davanti alle persone, ma anche di fronte a tutte le creature, come ci insegna Francesco nella conclusione del Saluto delle virtù: «La santa obbedienza confonde ogni volontà propria corporale e carnale, e tiene il corpo di ciascuno mortificato per l’obbedienza allo Spirito e per l’obbedienza al proprio fratello; e allora egli è suddito e sottomesso a tutti gli uomini che sono nel mondo, e non soltanto ai soli uomini, ma anche a tutte le bestie e alle fiere, così che possano fare di lui quello che vogliono, per quanto sarà loro concesso dall’alto dal Signore». La minorità, che si esprime qui in termini di obbedienza, assume dunque una estensione universale, allargandosi anche agli animali e a tutte le creature.

La motivazione più profonda dell’impegno ecologico del francescano, sulle orme di Francesco, è dunque una motivazione teologica, nel senso che rimanda a Dio riconosciuto come creatore di tutto, che chiede rispetto per la sua creazione, da lui donata a tutti e non solo a qualcuno.

Le nostre CCGG riprendono questo tema, sia nell’art. 71, che dice: «Seguendo le orme di san Francesco, i frati mostrino un senso di riverenza verso la natura, oggi minacciata da ogni parte, per renderla integralmente fraterna ed utile a tutti gli uomini, a gloria di Dio Creatore», sia soprattutto con la frase finale dell’art. 1 delle Costituzioni generali, che pone il fondamento della nostra identità. Quel primo articolo è stato modificato dal nostro Capitolo generale del 2003, aggiungendo alla fine del paragrafo 2, che già parlava di «predicare, con i fatti, riconciliazione, pace e giustizia», l’espressione «manifestando sommo rispetto verso il creato». Fu il riconoscimento che la cura della casa comune forma parte essenziale del nostro carisma e che una descrizione rigorosa di chi siamo noi Frati Minori non può fare a meno di parlare di «rispetto del creato». È stata scelta la parola rispetto (in latino reverentia) che manifesta non solo la cura, ma proprio quell’atteggiamento di minorità e fraternità universale, che ci rende davvero fratelli minori.

Dall’estate del 2015, con la pubblicazione dell’enciclica Laudato si’, è diventato ancor più evidente che un francescano non può pensare che l’attenzione ai temi ecologici sia per lui un elemento facoltativo o una sorta di optional decorativo: la nozione di “ecologia integrale” che il Papa propone in questa enciclica si impone come attenzione essenziale per ogni cristiano, e a maggior ragione per ogni francescano, visto che il Papa ha voluto legare il suo invito a una “conversione ecologica” alla figura di Francesco d’Assisi, evocato più volte nel testo e perfino nel titolo dell’enciclica.

Tuttavia, conoscere le ragioni “francescane” teoriche del nostro impegno per l’ecologia non è sufficiente: è necessario che si sviluppi una convinzione personale. Ci aiuta certamente lo sguardo rivolto a Francesco e il confronto con le Costituzioni, ma il nucleo ultimo di tale convinzione personale nasce dalla consapevolezza che nessuno può sostituirsi a me nell’opera della mia formazione francescana e che devo essere io a fare una scelta personale: «il frate minore, sotto l’azione dello Spirito Santo, è il protagonista principale della propria formazione». Solo dei Frati “protagonisti della loro formazione” sapranno entrare nel processo di quella “conversione ecologica” che la nostra vocazione oggi ci chiede.

Dimensione scientifica

Le scienze hanno contribuito positivamente alla comprensione più corretta della realtà, della natura, ma anche della trascendenza di Dio, facendo maturare nell’uomo una nuova coscienza della sua responsabilità nel mondo, sollevando sempre di più il problema del suo ruolo nel mondo e nella storia. Le scienze hanno anche dato un contributo significativo al pluralismo del pensiero umano coinvolgendo le persone e le società in un dialogo più serio sulla realtà del mondo in cui si vive.

Inoltre, il contributo recente delle scienze sulla comprensione della natura ha fatto sì che le stesse scienze diventino più consapevoli dei propri limiti. Le scienze affermano, infatti, che la natura è il frutto non soltanto di un sistema, ma di molti sistemi, come quelli della biosfera, degli ecosistemi, ed anche il frutto della sua storia, della cultura, delle situazioni linguistiche, delle relazioni umane, ecc. Per risolvere le problematiche attuali della natura nasce, allora, una domanda che «non riguarda solo l’ambiente in modo isolato, perché non si può porre la questione in maniera parziale», come dice papa Francesco nell’Enciclica Laudato sì. Le prospettive che interagiscono all’interno della natura costituiscono una identità unica, che supera una sola interpretazione. Sono proprio le interazioni di vari elementi che la rendono molto complessa. In realtà il numero delle cose che la compongono è secondario; essa diventa complessa perché al suo interno interagisce un numero di variabili che rendono difficile la sua comprensione da un solo punto di vista. Comprendere le interazioni e le problematiche di biosfera, di ecosistemi, di cambiamenti climatici e di molti altri sistemi che compongono la natura, come pure trovare il modo di riparare i suoi danni attuali è allora impossibile usando soltanto i metodi scientifici, soprattutto perché ogni nuova conoscenza di un elemento apre un altro vasto ambito della ricerca in connessione inseparabile con un’altra. In realtà, per ogni sistema della natura è quasi sempre possibile scoprire un altro sottosistema costituito da un’ampia varietà di elementi in continua relazione e interdipendenza. Le connessioni di questi sistemi sono spesso anche imprevedibili, tanto che si crea in continuazione una rete sempre “diversa” e sempre “uguale”, che oscura e rende difficile trovare le soluzioni per i problemi attuali. Le interazioni tra elementi e sistemi decidono, in fondo, il loro stato. Ecco anche la ragione per cui le scienze danno una comprensione e soluzione notevole, ma non definitiva, circa i problemi attuali della natura e sul come salvare la sua biosfera, gli ecosistemi, il clima.

Ovviamente tutte queste caratteristiche della natura hanno una forte ripercussione sui modi di affrontarla. Pur sapendo che la natura è una realtà che esige un particolare approccio con il quale diventi possibile cogliere l’insieme, non è facile passare da approccio analitico/scientifico a quello sistemico. Per comprenderla meglio e per dare una soluzione migliore al problema della sua salvaguardia, ci vuole – come propone anche l’Enciclica – «un’ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali».
L’ecologia integrale richiede infatti apertura agli approcci che vanno oltre il linguaggio esatto delle scienze e ci collegano con le categorie dell’essenza dell’uomo, cioè con la dimensione spirituale, etica, culturale, relazionale, ecc.

Quale è il ruolo attuale delle scienze in questa prospettiva?

Le scienze sono oggi indispensabili per sollevare, per conoscere e per formulare i problemi attuali della natura, cioè della biosfera, dell’ecosistema, del clima, della cultura umana, ecc., e per indirizzare verso le soluzioni, ma sono anche insufficienti per risolvere da sole i problemi sollevati. Il loro ruolo principale sarebbe, oltre quello di chiarire le problematiche e di cercare le soluzioni, anche di svegliare le coscienze e responsabilità, creando uno spazio più stretto con tutti gli altri approcci specifici, più ampi e globali, soprattutto gli ambiti politici ed economici. Di qui nasce anche la possibilità e necessità delle scienze di dialogare con i nuovi approcci e con le discipline di altri livelli (filosofico, teologico, etico ecc.). Questi approcci, pur superando i confini di una disciplina (quella scientifica), rimangono ancora di competenza delle scienze. Coinvolte nella creazione di un approccio più sistemico, le scienze diventano la base per la creazione di un’ecologia integrale con delle soluzioni più ampie e più sostenibili riguardo alle problematiche attuali della natura e del mondo in cui viviamo.

PRAXIS

Come Francescani, non siamo chiamati a rispondere alla domanda «che cosa dobbiamo fare di fronte alla crisi ecologica», ma piuttosto «che cosa dobbiamo fare nel mezzo della crisi ecologica». Dobbiamo chiederci come essa già esercita la sua influenza su di noi, e solo così potremo prendere posizione per poter reagire, a partire da una spiritualità in mezzo al mondo, sentendoci parte del cosmo e parte del problema. Altrimenti la considereremo sempre una situazione lontana dalla nostra vita, anche se si verifica accanto a noi, e continueremo a pensare che tutto questo accade in altri paesi e in altre regioni.

Infine, va notato che la distruzione di una parte della nostra sorella madre terra riguarda tutti e tutto il mondo, perché tutto è interconnesso, e dobbiamo guardare al mondo in cui viviamo, dobbiamo ascoltare il grido della terra: solo così la nostra spiritualità avrà un impatto nella vita di tutti i giorni.

I. Valutazione del nostro stile di vita

Vi invitiamo a discutere all’interno delle vostre Fraternità sul nostro stile di vita in relazione all’ambiente. In generale, tendiamo a pensare che quasi tutti i richiami e gli inviti siano rivolti all’esterno; ma il primo richiamo alla conversione dello stile di vita è verso se stessi e la propria Fraternità. È molto utile discutere riguardo a come ciascun Frate della Fraternità vede la situazione del cambiamento climatico, prima a livello personale e poi nella vita fraterna.

Il primo capitolo dell’enciclica Laudato si’ è dedicato alla lettura dei segni dei tempi, e Papa Francesco ha detto che «basta guardare la realtà con sincerità per vedere che c’è un grande deterioramento della nostra casa comune». L’enciclica, nel suo primo capitolo, propone sei aree che richiedono un’attenta analisi: le includiamo in questo sussidio, perché crediamo che servano a dare una solida base alla nostra riflessione, a partire dal magistero della Chiesa. Vi proponiamo pertanto una breve sintesi di ogni area, per invitare a riflettere personalmente e in Fraternità.

Inquinamento e Cambiamento Climatico (LS 20-26)
Ci sono forme di inquinamento che quotidianamente colpiscono ogni persona. Ogni anno vengono prodotti centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti, molti dei quali non biodegradabili, altamente tossici e radioattivi. Questi problemi sono strettamente legati alla cultura dell’usa e getta. Riguardo al cambiamento climatico, il Papa afferma che esiste un consistente consenso scientifico che indica la presenza di un riscaldamento globale allarmante.

L’acqua (LS 27-31)
L’acqua potabile è un bene di vitale importanza in quanto è indispensabile per la vita umana e per sostenere l’ecosistema terrestre e acquatico. L’enciclica è chiara nell’affermare che l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano basilare, fondamentale e universale.

Perdita di Biodiversità (LS 32-42)
Non è possibile prevedere l’estinzione di specie animali e vegetali. Di fatto queste perdite non solo comportano l’eliminazione delle risorse necessarie per noi, ma la scomparsa di specie che hanno valore in sé. Dobbiamo ammettere il fatto che tutte le creature sono collegate tra loro e che tutti noi, esseri umani, abbiamo bisogno l’uno dell’altro.

Deterioramento della qualità della vita e degrado sociale (LS 43-47)
Si dovrebbero considerare gli effetti del degrado ambientale, dei modelli di sviluppo attuali e della cultura usa e getta sulla vita delle persone. L’analisi di questi effetti mostra come la crescita degli ultimi due secoli non sempre ha comportato un reale progresso e un miglioramento della qualità della vita.

La disuguaglianza mondiale (LS 48-52)
A questo proposito Papa Francesco afferma che «il degrado ambientale e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta», i più poveri ed emarginati, che sono la maggior parte degli abitanti della terra e che spesso vengono trattati nelle discussioni internazionali come un’appendice o un danno collaterale.

La debole risposta ai nostri problemi ambientali (LS 53-59)
Anche se non abbiamo mai abusato della nostra casa comune così tanto come negli ultimi duecento anni, non siamo riusciti a trovare delle soluzioni adeguate a questa crisi; si tratta di un’indicazione che la politica internazionale è subordinata alla tecnologia globale e finanziaria. «Qualsiasi tentativo delle organizzazioni sociali di modificare le cose sarà visto come un disturbo provocato da sognatori romantici o come un ostacolo da eludere».

II. Discernere un nuovo stile di vita

Dimensione biblica
In un mondo creato da Dio, chi siamo noi e dove siamo? Pensiamo ancora di essere i dominatori della creazione o i suoi custodi? Pretendiamo di essere il centro del creato o ci riconosciamo come una delle creature di Dio?

Affermare che Dio è creatore vuol dire che noi, come creature, siamo tutti fratelli e sorelle in una casa comune. Crediamo veramente di essere fratelli e sorelle con tutte le creature e che il mondo non è soltanto per gli uomini, ma è la casa comune da custodire?

Gesù porta un messaggio di pace ed armonia del creato. Come possiamo aiutare a portare avanti l’integrità e l’armonia della Creazione?

Dimensione ecclesiale
Siamo consapevoli che le nostre relazioni con Dio, con gli altri uomini e con il creato sono strettamente interdipendenti?

Apprezziamo il valore della celebrazione eucaristica come un atto di amore cosmico che fa tornare la natura al Creatore in gioiosa adorazione?

Come francescani ci uniamo ad altre persone di buona volontà nella tutela per l’ambiente, avendo uno stile di vita sobrio e traendo la nostra motivazione dall’Eucaristia?

Dimensione francescana
Ti pare che siamo davvero consapevoli che la ragione più profonda del nostro impegno ecologico è una ragione “teologica”, cioè rimanda a Dio creatore di tutto?

Noi francescani siamo davvero segni di fraternità universale, con ogni essere umano e con ogni creatura? E il nostro rapporto fraterno con tutti è davvero da minori, cioè più piccoli?

Dimensione scientifica
In che modo la scienza attualmente comprende le interazioni e le problematiche di biosfera, di ecosistemi, di cambiamenti climatici e di molti altri sistemi che compongono la natura? Quali soluzioni ha trovato la scienza?

Siamo d’accordo che, per trovare le soluzioni adeguate dei problemi climatici attuali, è necessario affrontare insieme due sfide, cioè quella ambientale e quella educativa (sociale), perché esse, nell’ambito dell’ecologia integrale, costituiscono veramente un’unica problematica?

Circa il dibattito scientifico e sociale, come si può rendere questo dibattito «responsabile e ampio, in grado di considerare tutta l’informazione disponibile e di chiamare le cose con il loro nome» per agire insieme in maniera responsabile, sostenibile e solidale?

Come creare un approccio più sistematico per affrontare i problemi climatici attuali?

Il primo capitolo dell’enciclica Laudato si’
Siete d’accordo con il Papa che la Terra, la nostra casa comune, sta andando in rovina? Quali prove possiamo evidenziare a sostegno di questa opinione?

Negli ultimi anni c’è stata una discussione molto accesa circa le cause del riscaldamento del pianeta. Il Papa afferma che, benché ci siano anche altre cause, la più importante è quella legata all’opera dell’uomo. Cosa ne pensiamo?

III. Vivere un nuovo stile di vita

Programma della Fraternità e dell’Entità (Provincia o Custodia)

Cosa possiamo fare a livello personale, comunitario e sociale, per affrontare le cause dei cambiamenti climatici?

Alla luce della riflessione fatta con questo sussidio, vi invitiamo a prendere decisioni concrete, predisponendo «un programma che consenta a questa dimensione di entrare a far parte del nostro stile di vita e dell’attività pastorale e sociale delle Entità» come Frati e Minori nei confronti delle periferie. Per contribuire a realizzare un tale discernimento, offriamo qui di seguito alcuni argomenti che sono più ampiamente trattati nel documento dell’Ufficio GPIC, La cura del creato nella vita quotidiana dei Frati Minori.

L’acqua
È una risorsa rinnovabile ma limitata. Anche se i tre quarti della superficie terrestre sono coperti da acqua, solo l’1% è utilizzabile per gli usi dell’attività umana. Qualunque sia l’uso che ne facciamo (irrigazione, refrigerazione, igiene, ecc.), aumenta la sua evaporazione. Tutta l’acqua che evapora non torna necessariamente alla superficie dei continenti, dato che parte dell’acqua evaporata cadrà, sotto forma di pioggia, nel mare. Tutto ciò, insieme ai cambiamenti climatici che probabilmente possono determinare delle condizioni più asciutte, comporterà una minore quantità di acqua disponibile per il nostro consumo. Per questi motivi, i nostri obiettivi devono essere finalizzati ad ottenere un consumo più responsabile e a non aumentarne l’erogazione.

Consigli pratici: in materia d’igiene personale non sprecare l’acqua; nell’uso domestico, verificare la presenza di perdite d’acqua; irrigare il giardino di notte o la mattina presto; evitare l’eliminazione di residui (olio); per la lavastoviglie installare rubinetti a basso consumo; controllare mensilmente il consumo d’acqua sul contatore.

In che modo possiamo migliorare il nostro consumo di acqua in comunità?

L’energia
Ovunque gli esseri umani sviluppano la loro attività quotidiana, hanno bisogno di energia. Tutte le cose intorno a noi richiedono energia per funzionare o, comunque, hanno avuto bisogno di energia per la loro produzione. Per rendere disponibile questa energia vengono bruciati grandi quantità di combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale), causando l’emissione nell’atmosfera di gas come l’anidride carbonica (CO2), che producono “l’effetto serra”, una delle principali cause del cambiamento climatico. L’elevata quantità di questi gas altera gli scambi energetici tra l’interno e l’esterno dell’atmosfera provocando la variazione degli equilibri climatici del nostro pianeta.

Consigli pratici: spegnere la luce quando si lascia un ambiente; staccare la spina degli elettrodomestici dopo l’utilizzo; massimizzare l’uso di luce naturale; evitare l’uso eccessivo di aria condizionata; investire in tecnologia LED; preferire le energie rinnovabili; acquistare attrezzature a basso consumo, per quanto possibile; installare pannelli solari fotovoltaici; controllare mensilmente il consumo di energia sul contatore.

Cosa si può fare? Prendere alcune decisioni condivise per contribuire a un uso efficiente, austero e sostenibile dell’energia.

Rifiuti e residui
Il consumismo è inevitabilmente associato allo spreco di risorse naturali, all’inquinamento e alla generazione, sempre maggiore, di residui di ogni genere. Da dove possiamo estrarre le materie prime per un simile consumo? Dove andranno a finire tutti questi rifiuti? Ricordiamoci che la capacità della natura di fornire risorse e di assimilare i nostri rifiuti è limitata.

Consigli pratici: Evitare il consumo di prodotti “usa e getta”, in particolare di plastica o PET. Riutilizzare alcuni rifiuti, come cartone, sacchetti, buste. Scegliere prodotti realizzati con materiale riciclato. Incoraggiare il riciclaggio dei rifiuti.

Quali prodotti “usa e getta” utilizzate a casa? Quali possono essere sostituiti ed evitati? Quali prodotti possono essere riutilizzati e quali possono essere riciclati?

La carta
La carta, un materiale che utilizziamo frequentemente, richiede il taglio di molti alberi e la piantagione di specie a crescita veloce, con il pericolo di desertificazione e di alterazioni ecologiche, soprattutto nei paesi poveri da cui proviene la maggior parte del legno che utilizziamo. Già sappiamo perfettamente che le foreste sono essenziali per l’equilibrio della vita sul pianeta.

Consigli pratici: cercare di consumare meno carta. Prima di stampare qualcosa, pensare se ce n’è realmente bisogno. Stampare su entrambi i lati. Utilizzare preferibilmente carta riciclata oppure ecologica. Riutilizzare la carta da regalo. Utilizzare i fogli su entrambi i lati. Separare la carta e il cartone e depositarli nel relativo contenitore per la raccolta differenziata.

Cosa possiamo fare?

I trasporti
Dobbiamo prendere coscienza del fatto che oggi gli spostamenti hanno un elevato costo umano, sociale e ambientale, con le emissioni di gas ad effetto serra nell’atmosfera (petrolio e derivati): il trasporto è il settore che emette la maggior quantità di gas ad effetto serra. Malattie respiratorie e morti premature sono dovute all’inquinamento dell’aria, come pure malattie di tipo nervoso e migliaia di morti ogni anno sulle strade, oltre all’impatto ambientale delle autostrade e delle linee ad alta velocità.

Tuttavia, i trasporti sono una parte essenziale di quasi tutte le nostre attività e sarebbe assurdo dovervi rinunciare; quindi è necessario cercare alternative e adottare modelli di trasporto più sostenibili.
Consigli pratici: rivedere l’uso che facciamo dell’automobile o delle automobili nella Fraternità. Per quanto possibile, utilizzare i mezzi pubblici di trasporto. Camminare e incoraggiare l’uso della bicicletta nelle nostre Fraternità. Acquistare automobili di basso consumo.

Quali scelte (opzioni) sono fattibili per la nostra Fraternità?

L’alimentazione
Il modo di produrre gli alimenti è sempre più aggressivo. Ad esempio, gli incendi che devastano la foresta amazzonica sono causati, tra le altre cose, dalle coltivazioni intensive di soia da utilizzare come mangime a basso costo per l’allevamento industriale.

L’agricoltura intensiva usa pesticidi e fertilizzanti chimici che avvelenano i campi e l’acqua, e lasciano residui negli alimenti. L’allevamento del bestiame è sempre più simile a una fabbrica in cui gli animali sono trattati come pezzi di una catena di montaggio. La flotta di pesca industriale devasta i fondali marini. I cibi transgenici o quelli geneticamente modificati vengono messi in discussione da molti scienziati che assicurano conseguenze negative per l’ambiente e per l’agricoltura (uso eccessivo di sostanze tossiche, inquinamento di altre coltivazioni vicine, perdita di biodiversità).

Consigli pratici: consumare cibi freschi, evitare il “cibo spazzatura”, preferendo cibi biologici e di stagione, evitare l’eccesso di carne, dolci e grassi. Non sprecare cibo.

C’è qualcosa che possiamo migliorare nel campo dell’alimentazione?

Altri documenti che possono essere utili per sviluppare il programma ecologico della Provincia o Custodia

I Francescani e la giustizia ambientale. Confronto tra la crisi ambientale e l’ingiustizia sociale.
Preparato dall’Ufficio di GPIC della Curia generale, 2011. Il documento cerca di rispondere, dal punto di vista della spiritualità francescana, alle sfide della crisi ambientale, proponendo una nuova etica per un mondo globalizzato. Inoltre, propone alcune testimonianze di alcune Fraternità dell’Ordine. Infine, fa un invito a leggere i segni dei tempi.
Disponibile in italiano:
http://www.ofm.org/01docum/jpic/GiustiziaAmbientale_ITA.pdf
e in altre lingue (inglese, spagnolo, tedesco, giapponese):
http://www.ofm.org/ofm/?page_id=439&lang=it

Pellegrini e forestieri in questo mondo. Sussidio di formazione permanente sul capitolo IV delle CCGG.
In particolare il terzo capitolo del documento: «Custodi del Creato». Esso affronta il problema del degrado ambientale. Confronta il tema con il messaggio cristiano e francescano. Presenta alcune esperienze dell’Ordine e formula una proposta di attualizzazione per la vita personale e fraterna a partire dalla Sacra Scrittura, dai testi della Chiesa e dai testi francescani.
Disponibile in italiano:
http://www.ofm.org/01docum/jpic/sussidioITA.pdf
e in altre lingue (inglese, spagnolo, tedesco, francese, portoghese, polacco):
http://www.ofm.org/ofm/?page_id=439

Preghiera cristiana con il creato

Ti lodiamo, Padre, con tutte le tue creature,
che sono uscite dalla tua mano potente.
Sono tue, e sono colme della tua presenza
e della tua tenerezza.
Laudato si’!

Figlio di Dio, Gesù,
da te sono state create tutte le cose.
Hai preso forma nel seno materno di Maria,
ti sei fatto parte di questa terra,
e hai guardato questo mondo con occhi umani.
Oggi sei vivo in ogni creatura
con la tua gloria di risorto.
Laudato si’!

Spirito Santo, che con la tua luce
orienti questo mondo verso l’amore del Padre
e accompagni il gemito della creazione,
tu pure vivi nei nostri cuori
per spingerci al bene.
Laudato si’!

Signore Dio, Uno e Trino,
comunità stupenda di amore infinito,
insegnaci a contemplarti
nella bellezza dell’universo,
dove tutto ci parla di te.

Risveglia la nostra lode e la nostra gratitudine
per ogni essere che hai creato.
Donaci la grazia di sentirci intimamente uniti
con tutto ciò che esiste.

Dio d’amore, mostraci il nostro posto in questo mondo
come strumenti del tuo affetto
per tutti gli esseri di questa terra,
perché nemmeno uno di essi è dimenticato da te.

Illumina i padroni del potere e del denaro
perché non cadano nel peccato dell’indifferenza,
amino il bene comune, promuovano i deboli,
e abbiano cura di questo mondo che abitiamo.

I poveri e la terra stanno gridando:
Signore, prendi noi col tuo potere e la tua luce,
per proteggere ogni vita,
per preparare un futuro migliore,
affinché venga il tuo Regno
di giustizia, di pace, di amore e di bellezza.
Laudato si’!
Amen.

Testo completo: http://www.ofm.org/ofm/CuraCreato-IT.pdf