Sud Sudan: la missione tra gli sfollati e i ragazzi di strada 

È un servizio di sostegno pastorale alla gente locale, ma anche di assistenza sotto diversi aspetti quello dei frati del Sud Sudan. Lo racconta Fr. Federico Gandolfi, guardiano del convento francescano di Juba dal 2015. La fondazione dei frati minori comprende Sudan e Sud Sudan e sono quattro i missionari in servizio: due a Juba e due a Khartoum”. 

A Juba Fr. Federico è parroco della Parrocchia della Santa Trinità e, insieme a un altro frate, è incaricato anche della cura pastorale di un campo IDP (Internal Displaced People), dove vivono 31 mila sfollati, tutti appartenenti alla tribù Nuer, in opposizione alla tribù Dinka. al governo attuale. “Abbiamo un grosso lavoro di pace e riconciliazione da fare – continua Fr. Federico –, di assistenza sotto tutti i punti di vista”. Si tratta del campo che avrebbe dovuto visitare Papa Francesco nella sua visita in Sud Sudan, prevista per il prossimo luglio, ma rimandata a causa dei suoi problemi di salute. 

I frati minori impegnati nella missione sono costantemente a contatto con la sofferenza. “Come sacerdote mi chiamano spesso per il sacramento dell’unzione degli infermi – spiega Fr. Federico -. Ho visto gente in tutte le condizioni, scheletri viventi”. I frati ricevono richieste di aiuto di ogni tipo, tra cui anche di servizio taxi per raggiungere gli ospedali, visto che le persone non hanno le macchine per raggiungerli. “La nostra vita da francescani è molto semplice, scandita dai momenti di preghiera comune nella fraternità, che proviamo a tenere saldi, pur se interrotti dalle necessità che il Paese e ci mette davanti e a cui proviamo a rispondere”, racconta ancora il frate. 

La povertà e la sofferenza della gente ancora oggi dipendono dall’instabilità economica del Paese, conseguenza della sanguinosa guerra civile, durata otto anni e le cui violenze non si sono ancora spente del tutto. “Nel 2016 ho visto la guerra, i morti – racconta Fr. Federico -. C’è tanto odio tribale che aumenta di anno in anno. Ancora oggi fuori dalla capitale si racconta di combattimenti a tutti i livelli, per motivi tribali, politici, di denaro. La vita non ha un gran valore qui”. 

Per motivi di sicurezza i frati ogni giorno rispettano il coprifuoco e tornano a casa prima delle 18.30, perché poi sarebbe pericoloso rimanere fuori. Durante il giorno, però, si spendono anche per la cura pastorale di otto villaggi che si estendono fino a 75 chilometri dalla capitale. Dal 2017, inoltre, insieme a un gruppo di volontari, vanno per strada nelle zone più degradate della capitale, per assistere i ragazzi di strada. “Sono giovani dai 12 fino ai 20 – spiega il frate di Juba -. Vivono abbandonati per strada e allora noi portiamo loro cure mediche, a volte cibo, assistenza psicologica. Rimaniamo del tempo con loro, chiacchieriamo un po’ e questo fa bene a loro”. 

La visita del Ministro Generale

Dal 6 al 10 giugno il Ministro Generale Fr. Massimo Fusarelli ha fatto visita al Sud Sudan per incontrare i frati che operano a Juba e a Khartoum e portare la sua vicinanza. Erano Fr. Victor Luís Quematcha, Definitore Generale per l’Africa, e Fr. Efren Parmenio, direttore generale dell’Ufficio per lo Sviluppo e Fundraising OFM di Roma. Con loro anche 13 nuovi professi temporanei di questa nuova presenza temporanea dell’Ordine in Africa, per la quale c’è necessità di fratelli in servizio, come il Ministro Generale aveva fatto presente nel suo appello per la chiamata missionaria agli inizi di maggio. “Il ministro è venuto per ascoltare noi frati, le nostre difficoltà, le nostre sfide, ma anche le cose belle che abbiamo fatto e che ci hanno fatto bene durante questi anni di missione – racconta Fr. Federico -.Il ministro ha ascoltato anche tutti i professi temporanei, venuti qui in un momento di vacanza, visto che stanno ancora studiando in Uganda, Zambia e Tanzania”. Accompagnato da Fr. Peter Tindo, presidente della fondazione, il 6 giugno il Ministro Generale ha visitato la casa del centro pastorale di Juba e la nuova casa delle suore. Tra gli incontri istituzionali anche quello con il Nunzio e l’Incaricato d’Affari del Vaticano e quello all’arcivescovado di Juba. Il Ministro Generale ha fatto visita anche ai missionari comboniani e ha dedicato  momenti di riflessione ai laici della parrocchia. Il 9 giugno Fr. Massimo ha fatto tappa a Kit – Centro Pace Buon Pastore e più tardi al campo sfollati. “Il Sud Sudan è una terra giovane, attraversata insieme da tanta vita, sofferenza e conflitti – ha commentato Fr. Massimo Fusarelli -. Ancora un grido per la pace e la giustizia, che solo Dio può far crescere nel suo Spirito”.

“Il Ministro ha voluto restituirci un progetto di vita, una visione questa missione e anche noi abbiamo condiviso la nostra visione – ha detto Fr. Federico -. Il carisma francescano ci porta tra gli sfollati, tra quelli che vivono ancora nella guerra, a nord del Paese, tra chi vive in condizioni misere per disastri ambientali, al centro del Paese, oppure con i lebbrosi in un’altra area. Come frati potremmo essere ovunque e quindi facciamo discernimento con il nostro ministro generale”. Fr. Federico racconta di essere stato toccato dalla prima messa celebrata dal ministro generale in una piccola chiesa di Juba con il tetto di lamiera e le pareti in fango: “E’ stato toccante vedere il successore di san Francesco che celebrava la messa per i nostri giovani frati proprio lì in questa zona così remota, alla periferia del mondo”. 

B.G.