TRA IL NIDO E LA STRADA, il senso della vita religiosa e francescana oggi.

Tra il nido e la strada
Riportiamo l’articolo del Ministro Generale, Fra Massimo Fusarelli,
pubblicato su L’Osservatore Romano, il 4 febbraio 2022.

Tra il nido e la strada
il senso della vita religiosa e francescana oggi

Qualche giorno fa ho chiesto ad un giovane confratello quale fosse oggi secondo lui il senso della vita religiosa. Dopo una breve pausa di riflessione ha risposto: «Sapere di avere un posto, un luogo in cui ritrovarmi». Ho pensato a come avrei risposto io, nella sua stessa condizione, oltre trent’anni fa … Forse avrei detto di voler vivere veramente il Vangelo, per fare qualcosa in favore degli altri. Modi diversi di sentire la vita religiosa e quella francescana in particolare, che mi hanno stimolato a una serie di riflessioni.

Un tempo alcune certezze sembravano chiare e le esigenze individuali apparivano meno in risalto. Si poteva attingere a un senso, vale a dire a una direzione, a un orientamento del cammino. Alcune domande – chi sono? Il mondo è…? Per chi e per cosa voglio spendermi? – erano vive, sebbene confuse tra altre emozioni.

Riavvolgo il nastro della mia storia e riconosco che quelle domande sono state davvero importanti negli anni della giovinezza; ancora adesso continuano a risuonare in me, anche se in modo nuovo a motivo delle esperienze e del tempo trascorso. Oggi la vita francescana mi appare un progetto chiaro e “alternativo” nel significato evangelico del termine: come chi ascolta la Parola e da qui vede generarsi un’esistenza nuova, plasmata dalle Beatitudini , una vita che non si oppone al mondo, ma vi si confronta di continuo.

San Francesco ci mostra che vivere le Beatitudini la scoperta e l’incontro con il Dio di misericordia, che ci viene incontro attraverso i lebbrosi, i fratelli e le sorelle, i vulnerabili, i nostri prossimi insomma. È la libertà dalla ristretta prospettiva del nostro “ego”.  È la chiamata ad accogliere il Vangelo non da soli, ma da fratelli. Questo appello è risuonato nei diversi tempi della storia: lasciarsi raggiungere dagli interrogativi, dalle contraddizioni, dai punti non risolti, è ciò che ha permesso al francescanesimo di dirsi in modo sempre nuovo lungo otto secoli.

Se all’inizio anch’io ho colto soprattutto l’aspetto individuale della scelta religiosa, col tempo ho imparato ad aprirmi all’incontro con persone in condizioni di bisogno, vulnerabili, e da qui a relazioni nuove, anche con i miei frati.

San Francesco comprende che l’abbraccio di misericordia lo sottrae dalle secche di un progetto individuale di autorealizzazione, sia pure spirituale. Sono i poveri, gli emarginati, coloro che nulla ci possono dare in cambio a farci scoprire, quasi sentire sulla pelle, il senso della vita francescana e con essa, inevitabilmente, di quella umana.

L’apertura a questo incontro è stata per me fondamentale e ha ridato slancio alla mia vocazione di Frate minore: ho scoperto che nella prospettiva minoritica l’ascolto del Vangelo si fa vivo a contatto con i poveri che Dio pone sul mio cammino.

Non a caso, una criticità che toglie trasparenza alla vita religiosa è quella di isolarsi dagli altri, allontanarsi dal servizio agli ultimi per adattarsi ad uno stile mediocre e ripetitivo, sino ad appiattirsi solo su alcuni tipi di servizio e di missione, con il rischio di non restare più a contatto con la scintilla e il fuoco che li ha generati.

Ecco perché credo che la vita francescana sia ancora in grado di parlare ai giovani di oggi, immersi in un periodo storico certamente complesso, frastagliato e legato alle emozioni immediate, ma anche capace di sollecitare una ricerca vera. L’impegno delle nuove generazioni, ad esempio per la salvaguardia della casa comune, non ci trasmette qualcosa di questo impulso? Le reazioni di molti giovani, pur scomposte, di fronte alle restrizioni dovute alla pandemia, non ci confermano la ricerca di vicinanza e compagnia, fondamentali a quell’età? E il loro servizio, svolto in un tempo così difficile nei confronti di anziani e persone disabili, non è forse un messaggio da ascoltare con attenzione? In questo terreno, tanto diverso da quelli che eravamo abituati a calpestare, il senso della proposta fraterna risulta ancora più eloquente e visibile.

Nel travaglio permanente che accompagna il movimento francescano – teso da sempre tra l’idealità altissima del Vangelo e la naturale tendenza ad adattarsi – un elemento essenziale è proprio l’attenzione all’altro e l’incontro con tutte le creature. È questo il luogo in cui possiamo ascoltare per primi e quindi lasciar risuonare di nuovo una Parola di salvezza.

Nella ricerca di alte aspirazioni, numerosi giovani sono attratti dall’ideale dell’autentica povertà della vita francescana, ma la delusione davanti a quanto possono trovare all’interno delle comunità religiose è spesso cocente. Il rischio è quello di incontrare fratelli e fraternità spenti, che non tengono più accesa la fiamma del carisma e non si lasciano interrogare dai segni dei tempi.

Insomma, è la durezza di cuore e l’insensibilità verso i segni che lo Spirito suscita con abbondanza in noi e intorno a noi, a porsi come un grande ostacolo per i giovani in genuina ricerca; una ricerca genuina, sebbene talvolta confusa e incerta.

Torniamo allora all’inizio della riflessione e alla risposta scandita dal giovane confratello: «Cerco un posto». Ho voluto ascoltare attentamente questa parola e non bollarla subito come la tipica espressione di un giovane di oggi che cerca un nido. Da dove nasce un simile desiderio? È facile rispondere.

Nelle nostre società, soprattutto occidentali, è molto forte la mancanza di relazioni significative e di luoghi di incontro. La crisi pandemica non ha forse tolto il velo sulla pretesa di una vita tutta incentrata sull’individuo e sui suoi bisogni? Non abbiamo dovuto riconoscere, come ci ha ricordato tante volte papa Francesco, che nessuno si salva da solo? Non sono proprio le condizioni di isolamento e la perdita di contatto sociale ad avercene restituito il valore, il senso profondo e necessario?

Per questo l’esperienza francescana può aprire uno spazio vivo e concreto di fraternità, una forma preziosa di amicizia spirituale. In essa riconosciamo la chiamata a diventare fratelli, nel nome del nostro Dio che è Padre di tutti. È così che la qualità delle relazioni si fa trasparenza del Vangelo e annuncio del Regno di Dio.

Allora il valore della vita religiosa può prendere corpo tra il “nido” (un luogo concreto di relazioni e di appartenenza, la fraternità) e la strada, il mondo, la quotidianità delle persone, tra e con le quali siamo mandati ad essere segno del Vangelo, attraverso la testimonianza e – quando è opportuno – con la parola, come ci ricorda il nostro padre e fratello Francesco.

Mentre la storia ci spoglia di tanti elementi superflui, vogliamo coltivare il nucleo essenziale del nostro impegno di sequela. Vogliamo farlo con realismo, con gioia e con lo slancio di chi è stato amato e si riconosce inviato.

È certamente una chiamata più grande di noi, ma in fondo non è proprio questa la sua forza e attrazione permanente? Il Signore Gesù ci chiama ad andare oltre noi stessi e ci dona energie che non sono solo nostre.

Nell’incontro con Lui, la misura dell’esistenza si dilata e diventa feconda.
Forse il senso della nostra vita, semplicemente, è tutto qui.

Fr. Massimo Fusarelli, ofm
ministro generale