Trovare la speranza nel mezzo della pandemia CoVid-19 | Lettera del Ministro generale ai Fratelli dell’Ordine

Miei cari Fratelli dell’Ordine,

vi saluto con le parole del nostro Serafico padre, il Signore vi dia pace!

Da tempo è mia intenzione scrivervi ancora una volta durante questo momento particolarmente impegnativo nella vita del mondo, per aggiornarvi su alcuni benefici e sfide che stiamo affrontando come comunità mondiale e per incoraggiare tutti noi a seguire la rotta e mantenere la fede. Ho scelto questa data, che commemora l’approvazione da parte di papa Onorio III nel 1223 della Regola e Vita definitiva (Regula bulata), per parlarvi di questioni urgenti che pesano su tutti i nostri cuori.

Nel corso di questi ultimi mesi, sono stato in contatto con alcuni Provinciali e Custodi per informarmi sullavostra salute, miei cari fratelli, e per comunicare parole di consolazione, solidarietà e speranza cristiana. L’anno 2020 sarà ricordato per sempre come quello in cui l’intera comunità umana è stata messa in ginocchio, umiliata dall’agente patogeno Sars-CoVid-2 (di seguito, CoVid-19). Mentre la pandemia continua a devastare le comunità umane, lasciandole nell’indicibile sofferenza che provoca, si stanno avendo altre gravi conseguenze sociali. Famiglie, amici e fratelli dell’Ordine ne hanno avvertito l’impatto psicologico ed emotivo che deriva dal mantenere le distanze sociali, indossare mascherine protettive e astenersi dall’esprimere forme fisiche di affetto, privandoci di qualcosa di così vitale e necessario per la vita umana e comunitaria. Anche la perdita di posti di lavoro e mezzi di sussistenza sta avendo un impatto molto negativo sulla vita di miliardi di persone in ogni regione del mondo. Le persone sono sempre più spinte verso una povertà cronica. C’è un crescente senso di paura, incertezza, impotenza e disperazione.

Questa pandemia globale e le sue conseguenze collaterali stanno avendo anche un grave impatto sulla vita di tutti i Frati dell’Ordine. Alcuni fratelli dell’Ordine sono morti. Altri si sono ammalati gravemente e hanno trascorso del tempo in ospedale. Altri ancora hanno passato il loro tempo in quarantena, isolati dai fratelli di fraternità. Anche il nostro lavoro, i nostri impegni ministeriali nelle parrocchie, nelle scuole, nei programmi di servizio sociale, nei ritiri, nel lavoro per la giustizia, la pace e la cura della nostra casa comune sono stati tutti seriamente interrotti dalla pandemia. Alcuni fratelli hanno condiviso con me i loro attacchi di depressione, sentimenti di solitudine, il loro senso di perdita di autonomia e potere sulle loro vite e persino i loro sentimenti di rabbia e tristezza persistente nei loro cuori. Posso capire questi sentimenti perché anch’io li ho provati in un modo o nell’altro.

Ora più che mai, abbiamo bisogno di inventare nuovi modi di stare insieme, moltiplicando i momenti in cui condividere le difficoltà e le frustrazioni che stiamo vivendo, anche se rispettiamo le norme di salute pubblica per il bene comune. Ce lo ricorda san Francesco nella Regola e Vita: “E ovunque sono e si incontreranno i frati, si mostrino familiari tra loro reciprocamente. E ciascuno manifesti con fiducia all’altro le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale!”(RB, cap. 6).

L’attuale crisi sanitaria ha seriamente alterato il modo in cui nella Curia Generale conduciamo il nostro servizio alla comunità universale. Non ho potuto visitarvi, miei cari fratelli, né i Definitori hanno potuto accompagnare la vita delle vostre entità in modo da esprimere vicinanza e “personalismo Francescano”. Questo personalismo attribuisce un grande valore all’incontro “faccia a faccia”, alla condivisione della preghiera, ai pasti e alla vita insieme. Siamo stati costretti a condurre le nostre riunioni tramite Zoom, Skype o altri formati elettronici. Nonostante queste limitazioni, è stato fatto ogni sforzo per mantenere aperti i canali di comunicazione nella speranza di poterci incoraggiare a vicenda a tenere gli occhi fissi sul Signore Gesù, a prenderci cura gli uni degli altri e ad esprimere la nostra solidarietà a coloro che ci circondano e che stanno soffrendo.

Un’altra sfida che affrontiamo nella comunità ha a che fare con la nostra situazione finanziaria. I Ministri mi hanno comunicato che una conseguenza profondamente preoccupante del CoVid-19 è stata una grave riduzione delle entrate anche se le spese continuano a crescere. Il risultato è quello di un effetto domino: le fraternità locali un tempo autonome ora si trovano a chiedere assistenza finanziaria; Province e Custodie hanno difficoltà a sostenere i Frati e ancor più difficile è trasmettere alla Curia Generale i loro contributi di solidarietà. La Curia dipende da questi contributi per aiutare a sostenere le case dipendenti dell’Ordine e le esigenze di formazione e missione di molte entità economicamente più povere. Inoltre, dipendiamo anche dai ricavi della Fondazione Opera Antonianum che si occupa di sovrintendere all’operatività dell’hotel Il Cantico e dell’Auditorium della Pontificia Università Antonianum. La pandemia ha provocato una perdita di entrate. La Fondazione non potrà versare alcun contributo al bilancio consuntivo della Curia del 2019, 2020 e forse 2021. Ne stiamo già avvertendo il colpo.

Fratelli, è mia speranza che in questi momenti difficili stiate trovando più tempo per concentrarvi su ciò che conta davvero per le nostre vite. Come ci ricordano le nostre Costituzioni Generali, siamo “tenuti a condurre una vita radicalmente evangelica … in uno spirito di preghiera e devozione, e in fraterna comunione … una testimonianza di penitenza e minorità … nella carità verso tutti … predicando la riconciliazione, la pace e la giustizia … e mostrare rispetto per il creato” (Art. 1 §2). Questo vivere la vita evangelica ci fornisce una base spirituale nei momenti di prova e sofferenza. La Fraternità dovrebbe essere un’oasi di speranza, un luogo in cui attingere forza dalla gentilezza e dalla cura che dimostriamo gli uni verso gli altri. È anche importante dedicarci alla cura di noi stessi, inclusi esercizio, lettura, preghiera e studio, rafforzando il nostro corpo, le nostre menti e i nostri cuori per mantenere la rotta. Il nostro impegno ad essere fratelli di tutte le persone dovrebbe portarci a coinvolgerci in una riflessione più profonda sulle molte fratture – economiche, politiche, sociali, le varie forme di crescenti disuguaglianze, razzismo e altri ‘ismi’ – gli altri ‘virus’ – che minano il bene comune e l’impegno per la solidarietà globale.

Chiediamo un’effusione di conoscenza e intuizione che guidino scienziati, medici e operatori sanitari nella loro ricerca di vaccini, terapie per ridurre le conseguenze dell’infezione da CoVid-19 e per la cura generale delle persone più colpite. Facciamo appello alla saggezza di Salomone per i nostri capi politici, affinché possano perseguire il bene comune, riconoscere le frustrazioni e la rabbia delle persone di cui sono chiamati a prendersi cura e servire, e trovare nuovi modi per accompagnare i più bisognosi di assistenza speciale. Tendiamo le nostre mani e le nostre braccia per abbracciare, in senso figurato, i nostri fratelli e sorelle, condividendo il nostro tempo e le nostre preziose risorse con i più bisognosi come segno chiaro che siamo tutti uniti da legami, siamo tutti membri dell’unica famiglia di Dio, fratelli e sorelle che camminano insieme sulla strada che ci sta conducendo verso la piena realizzazione del regno di Dio nel presente e nell’eternità. Con le parole di Papa Francesco, possa la tragedia della pandemia CoVid-19 aiutare a frantumare “quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità… [affinché possiamo arrivare a] quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli” (Fratelli tutti! 32).

Mentre commemoriamo tutti i Santi dell’Ordine, preghiamo affinché, con l’aiuto di Dio, l’intercessione di San Francesco, tutti i nostri santi francescani e Maria, Regina dell’Ordine francescano, possiamo riaccendere il nostro fervore iniziale e impegnarci di nuovo a vivere la Regola e la Vita proposta da San Francesco e approvate da Papa Onorio III. Traiamo forza dalla fedele testimonianza dei nostri santi Francescani i quali anch’essi hanno vissuto tante sfide, ma hanno saputo mantenere vivo l’amore e la speranza che avevano ricevuto dall’inizio del loro cammino evangelico. Rinnoviamo il nostro impegno ad essere uomini di speranza, fratelli amorevoli gli uni per gli altri, ricercatori di autentica giustizia, pace, promotori di gentilezza, fraternità e solidarietà verso tutte le persone e l’intero universo creato. Attendiamo attivamente il Capitolo Generale del 2021, dove ci riuniremo per riflettere e abbracciare il tema: Rinnoviamo la nostra Visione. Abbracciamo il nostro Futuro – “Risvegliati … e Cristo ti inonderà di luce” (Ef 5, 14). Dio è qui! La speranza è vicina!

In conclusione, vi invito a pregare con me le seguenti parole tratte dalle “Lodi di Dio” composte da san Francesco e affidate a fr. Leone a La Verna nel 1224:

Tu sei bellezza, Tu sei mitezza,
Tu sei il protettore, Tu sei il custode e il difensore nostro,
Tu sei fortezza, Tu sei rifugio.  Tu sei la nostra speranza!
Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità,
Tu sei tutta la nostra dolcezza, Tu sei la nostra vita eterna:
grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore. AMEN.

 

Roma, 29 Novembre 2020
Festa di tutti i Santi dell’Ordine Serafico

Fraternamente vostro,

Fr. Michael A. Perry. OFM
Ministro Generale e Servo

 

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Prot. MG 168/2020