Tutti furono riempiti di Spirito Santo | Lettera del Ministro Generale a tutto l’Ordine in occasione della Solennità della Pentecoste 2021

 

Lettera del Ministro Generale a tutto l’Ordine in occasione della Solennità della Pentecoste 2021

 

Tutti furono riempiti di Spirito Santo (At 2,1-12)

 

Carissimi fratelli,

Il Signore vi doni la sua Pace!

La tradizione vuole sempre che il Capitolo Generale dell’Ordine coincida con la festa di Pentecoste, seguendo la volontà espressa dallo stesso Francesco in documenti come la Regola non Bollata (cfr. Rnb XVIII, 2), e ribadito ancora nella Regola Bollata quando dice: “Alla sua morte (del Ministro Generale), l’elezione del successore sia fatta dai Ministri Provinciali e dai Custodi nel Capitolo di Pentecoste, al quale i Ministri Provinciali siano tenuti sempre ad intervenire, dovunque sarà stabilito dal Ministro Generale” (Rb VIII, 2). Quest’anno, per le ragioni che tutti conosciamo, siamo stati costretti a rimandare questo importante evento al mese di luglio, sperando che le condizioni e le disposizioni governative lo permettano.

Non vorrei in alcun modo perdere l’occasione di rivolgermi a tutti voi, cari fratelli, nella solennità di Pentecoste, per condividere con voi ciò che questa celebrazione liturgica ispira nel mio cuore e, allo stesso tempo, per restituire al Signore e a tutti voi, la bontà e la benedizione durante questi ultimi anni di servizio come Ministro Generale dei Frati Minori (Cf. Rnb XVII, 17-18). Tale restituzione la vorrei esprimere attraverso una profonda e sentita gratitudine a tutto l’Ordine, alle Clarisse e le Concezioniste e a tutta la Famiglia Francescana in generale, per avermi aiutato a vedere la potenza e l’efficacia del dono della fraternità mentre ci impegniamo nell’ascoltare la voce di Dio e compiere quanto ci viene chiesto con fedeltà, perseveranza e amore.

Ispirante, senza dubbio, è la profonda relazione che il poverello d’Assisi ha coltivato con la persona dello Spirito Santo. Questo fatto si può evidenziare dal modo ricorrente in cui la terza persona della Santissima Trinità appare sia negli scritti del Santo come anche nelle fonti agiografiche. (Cfr. RnB XVII,14; RB X, 8-10; LF X,48; LM X,3, ecc.). Francesco sentiva così vicino la sua effusione e la sua presenza da attribuire allo Spirito Santo la guida e la direzione dell’Ordine chiamandolo Ministro dell’Ordine, come ci racconta Tommaso da Celano: “Presso Dio non vi è preferenza di persone, e lo Spirito Santo, Ministro Generale dell’Ordine si posa ugualmente sul povero e sul semplice”. Avrebbe voluto inserire proprio questa frase nella Regola ma non fu possibile perché era già stata confermata con la bolla (2Cel CXLV).

Mi colpisce in modo particolare questa osservazione del biografo perché in un certo senso si presta a creare un collegamento diretto con la scena che viene descritta nel libro degli Atti degli Apostoli, la cui lettura viene proposta proprio nella solennità di Pentecoste,  “Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo” (At 2,3-4) L’aggettivo determinativo “tutti”, che appare 6 volte, offre una chiave di lettura e ci permette di vedere un’intenzionalità totalizzante: tutta la casa (v.2); tutti furono riempiti di Spirito Santo (v.4); di tutte le nazioni (v.5); tutti quelli che non sono galilei (v.7); liabbiamo sentiti tutti parlare (v.11), erano tutti stupiti (v. 12). Inoltre, per tre volte si ripete l’aggettivo indefinito “ciascuno”, che conferma questa potente idea di inclusione e desiderio di ampia partecipazione ad un’esperienza dello Spirito. Francesco, dal canto suo, considera l’effusione dello Spirito una benedizione per tutti perché… “in Dio non c’è preferenza di persone” (2 Cel CXLV).

Mi soffermo un istante su quest’idea perché in questi anni di servizio come Ministro Generale ho potuto constatare che dobbiamo ancora continuare a lavorare instancabilmente per combattere quella che papa Francesco ha chiamato nella sua enciclica Laudato Si’, la cultura dello scarto, in diretto collegamento con un altro tema che lui stesso ha chiamato ‘la globalizzazione dell’indifferenza’ (cfr. Messaggio del Santo Padre Francesco per la celebrazione della XLIX Giornata Mondiale della Pace 1 gennaio 2016), espresso attraverso fenomeni come l’odio razziale, la xenofobia, l’emergere di personaggi populisti che proclamano tempi messianici per la costruzione di una società come “dovrebbe essere”. Una mentalità di questa natura sinceramente mi preoccupa perché pian piano prende il sopravvento, come la zizzania che cresce tra il grano (cfr. Mt 13,24-52), frammentando drammaticamente non solo l’ambiente politico dei nostri paesi, ma minacciando l’integrità delle nostre società, delle famiglie e persino bussando alle porte di alcune delle nostre fraternità locali.

Il testo degli Atti degli Apostoli che narra questa azione speciale dello Spirito illumina questa realtà in modo innegabile perché lo scenario in cui avviene un tale evento è straordinariamente vario, pieno di diversità, di differenze, di sfumature e forme che non ammettono uniformità. È uno scenario caratterizzato dal pluralismo, dalla varietà e il movimento (rumore come di vento che si abbatte gagliardo v. 2). Nulla è fermo, tutto è in movimento, qualcosa sta accadendo, Qualcuno sta arrivando. Tutti pieni di Spirito Santo cominciarono ad esprimere …. quello che lo Spirito dava loro (cf. v. 4).

L’episodio della Pentecoste, oltre ad evocare lo scenario tipico delle teofanie vetero-testamentarie, è legato ad altri momenti in cui un personaggio importante è assistito in modo speciale dallo Spirito (p.e. Giovanni Battista, Lc 1,15; Elisabetta, Lc 1,41; Zaccaria Lc 1,67; Pietro, At 4,8; Saulo At 9,17; 13,9; 13,9) Tuttavia, la pienezza dello Spirito che gli Apostoli stanno ora sperimentando in 2,4 è caratterizzata da un aspetto singolare, si tratta dell’inizio del tempo della Chiesa, di una nuova via che Gesù aveva già annunciato, con la quale sarebbe stato tra i suoi seguaci ogni giorno fino alla fine del mondo (cfr. Mt 28,16-20). L’azione compiuta dallo Spirito Santo, cioè le lingue di fuoco che si “dividevano” e si “posavano” su ciascuno, ci fa subito pensare al dono “carismatico” che gli Apostoli hanno ricevuto per svolgere la loro predicazione e la loro missione. Il fuoco, simbolo per eccellenza della presenza divina, indica il desiderio di Dio di avvolgere, quasi di invadere, l’intera comunità presente, riuscendo a scacciare ogni ombra di paura e donando una forza interiore capace di trasformare il cuore dei presenti e di creare una autentica comunione.

Papa Francesco dice: “Quando stiamo bene e ci sentiamo a nostro agio, ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, o le loro sofferenze, o le ingiustizie che subiscono… Allora il nostro cuore cade nell’indifferenza”. (Ibid. Messaggio per la 49a Giornata Mondiale della Pace). In seguito agli orribili eventi dell’omicidio di George Floyd in Minnesota, USA, il 20 maggio 2020, è emersa un’ondata di reazioni in molte parti del mondo. Questo ha portato a proteste pubbliche che si estendono da Minneapolis (USA) a Manaus (Brasile), da New York a Johannesburg, da Parigi a Jakarta. Purtroppo, la situazione di razzismo sistematico, la manipolazione della classe sociale e della casta, e altre categorie di esclusione sono presenti nel nostro Ordine e nella Chiesa.

Ho potuto leggere alcune delle testimonianze che alcuni frati mi hanno inviato sulle esperienze di razzismo o di esclusione all’interno della società e dell’Ordine stesso. Raccontano momenti di intensa umiliazione, un senso di tradimento e una profonda rottura nel tessuto della comunione fraterna. Le storie dei fratelli rivelano anche il fatto che troppi di noi sono disposti a chiudere un occhio di fronte a situazioni di aggressione diretta o indiretta alla dignità umana. La festa di Pentecoste che celebriamo oggi ci pone di fronte a esigenze radicali. Ci chiama a “svegliarci” alle realtà intorno e dentro di noi, a quelle strutture ed eventi che esprimono atteggiamenti direttamente contrari alla nostra vocazione umana, cristiana e francescana. Lo Spirito ci esorta a subire una conversione radicale della mente, del cuore e dell’azione (cf. Ef 4, 23-32) e ad abbracciare la visione di Dio per tutta l’umanità e l’universo creato. La Pentecoste ci ricorda che tutti sono benvenuti, tutti sono rispettati, tutti sono invitati ad offrire i loro contributi unici e distinti, tutti condividono la stessa dignità e lo stesso destino. Il dono dello Spirito è “una benedizione per tutti perché…in Dio non c’è preferenza di persone!”

Credo, miei cari fratelli, che celebrare la Pentecoste ci deve spingere a vivere un’esperienza che scuota le fondamenta delle nostre sicurezze e scacci da dentro di noi la paura ad essere uomini “in uscita”. La Pentecoste dovrebbe aiutarci ad aprire gli occhi (cf. Lc 24, 13-35), a riconoscere la ricchezza della differenza, della varietà di forme, colori, modi, mentalità, approcci, opinioni, prospettive. Se abbiamo ancora paura del confronto, di uscire dalla nostra zona di comfort, di aprire spazi per condividere un modo di vedere, di apprezzare, di giudicare, è il momento per lasciar lavorare la Santa Operazione dello Spirito del Signore (cfr. RB X, 8).

Continuiamo a pregare per il nostro prossimo Capitolo Generale, affinché che lo Spirito del Signore, Ministro Generale dell’Ordine, ci doni un momento di grazia, effusione e ispirazione per il bene dell’Ordine, della Chiesa e del mondo che abitiamo.

Buona Pentecoste!

 

Fr. Michael A. Perry, OFM
Ministro generale e servo

 

 

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Prot. 110456
Opera d’arte: Giotto, Pentecoste, Cappella degli Scrovegni, Padova, Italia