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Celebrare il dono delle stimmate 1224-2024

 

Le fonti agiografiche ci raccontano che Francesco d’Assisi, dopo un intenso periodo di attività apostolica, si ritirò sulla Verna per realizzare una quaresima di digiuno e preghiera, secondo il suo solito. È proprio in questo contesto di silenzio e di orazione che il Poverello riceve la visita del Serafino alato, dato che solo il silenzio rende possibile l’ascolto e l’accoglienza di colui che parla. Sulla Verna, il desiderio profondo, che animava il Poverello a seguire Cristo e a conformarsi totalmente a Lui, si realizza nell’incontro con il Crocifisso, che gli imprime nel cuore e nel corpo i segni dell’amore. San Bonaventura sintetizza così l’esperienza di Francesco: «Il verace amore di Cristo aveva trasformato l’amante nella immagine stessa dell’Amato» (Legenda maggiore 13, 5, FF 1228). L’incontro con l’Amato diventa un canto di lode; perciò Francesco, dopo l’incontro con il Crocifisso, compone le Lodi di Dio Altissimo, preghiera che sgorga da un cuore innamorato, totalmente centrato nel Tu divino: «Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose. Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo…» (Lodi di Dio Altissimo 1-2, FF 261).

Celebrare come Famiglia Francescana il centenario dell’impressione delle stimmate è un invito a recuperare nella nostra vita quotidiana quella dimensione di silenzio orante e contemplativo che ci pone di fronte all’essenziale, che ci permette di riconoscere il desiderio di infinito che risiede nei nostri cuori, che ci permette di ascoltare noi stessi, gli altri e Dio. Infatti, ancora oggi il Poverello è presentato come una persona che ha fatto dell’ascolto uno stile di vita: «San Francesco d’Assisi ha ascoltato la voce di Dio, ha ascoltato la voce del povero, ha ascoltato la voce del malato, ha ascoltato la voce della natura. E tutto questo lo trasforma in uno stile di vita. Spero che il seme di San Francesco cresca in tanti cuori» (Fratelli tutti 48).

Dopo avere ricevuto le sacre stimmate, «Francesco discese dal monte e portava in sé l’effigie del Crocifisso, raffigurata non su tavole di pietra o di legno dalla mano di un artefice, ma disegnata nella sua carne dal dito del Dio vivente» (Legenda maggiore 13, 5, FF 1228). E così come fu toccato dal dito di Dio, adesso egli stesso va incontro ai poveri, ai malati e ai bisognosi per toccarli, per trasmettere loro l’amore divino. L’incontro con il Crocifisso spinge Francesco all’incontro con i crocifissi della storia, di cui desidera alleviare il dolore, come nell’episodio dell’uomo tormentato dal freddo, narrato da San Bonaventura: «Infiammato dal fuoco dell’amor divino, Francesco stese allora la mano e lo toccò. Fatto davvero mirabile: al contatto di quella mano sacra, che portava in sé il carbone ardente del serafino, immediatamente quell’uomo si sentì invadere, dentro e fuori, da un fortissimo calore, quasi fosse investito dalla fiamma di una fornace» (Legenda maggiore 13, 7, FF 1231). Ricordare e celebrare Francesco toccato dal Crocifisso, ci sollecita a uscire da noi stessi per «toccare la carne sofferente di Cristo negli altri» (Gaudete et exsultate 37) e, allo stesso tempo, per lasciarci toccare e interpellare dalle numerose situazioni drammatiche di dolore e sofferenza in cui si trovano immersi tanti dei nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo.

 

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