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Concluso il Congresso “I Francescani nell’America ispanica”

L’eredità dei 12 Apostoli del Messico

29 Ottobre 2024

Accademici, esperti e specialisti provenienti da Spagna, Italia e Messico si sono incontrati per quattro giorni in un congresso scientifico e accademico con l’obiettivo di interpretare e scoprire le tracce dell’eredità dei cosiddetti “Dodici Apostoli del Messico” nella società di oggi. Questi intellettuali, riuniti dalla Fondazione Accademia Europea e Iberoamericana di Yuste e dall'Accademia Reale dell’Estremadura di Lettere e Arti, hanno cercato di evidenziare, attraverso le loro presentazioni e comunicazioni, il valore umanistico, sociale, politico, culturale e religioso dei dodici frati francescani che nel 1524 viaggiarono dal convento dell’Estremadura di Belvís de Monroy al Messico, passando alla storia come prototipo della migliore eredità spagnola lasciata in America.

Questo Congresso, al quale si sono iscritte più di trecentocinquanta persone, si è svolto a Guadalupe, Cáceres e Belvís de Monroy, con l’obiettivo di commemorare la data in cui dodici frati, scalzi e alzando la bandiera della povertà, arrivarono alla “Nuova Spagna” con uno sguardo sereno e libertà di pensiero, comprendendo la storia come un processo di avanzamento e progresso. Tra i relatori ha partecipato anche Fr. Ignacio Ceja Jiménez, Vicario generale dell’OFM.

Nella cerimonia di chiusura del 26 ottobre, tenutasi nel convento di San Francisco del Berrocal a Belvís de Monroy, è intervenuto il sindaco di Belvís, Fernando Sánchez, auspicando che il convento diventi uno spazio vitale per ospitare attività che servono a unire le due sponde dell’Atlantico.

Per il direttore della Fondazione Yuste, Juan Carlos Moreno, la celebrazione di questo congresso ha contribuito a rendere pubblico il ruolo svolto dalla Spagna in America “con i suoi errori e oltraggi, ma anche con i suoi successi, tra cui quello di essere portatrice del messaggio evangelico”. In questo senso ha fatto riferimento all’opera dei francescani come protettori dei popoli indigeni e dei loro diritti contro gli abusi dei governanti.

La direttrice della Reale Accademia di Lettere e Scienze, MarĂ­a del Mar Lozano, da parte sua, ha espresso soddisfazione per lo straordinario seguito dato al convegno e per i contenuti presentati che saranno raccolti in un libro di prossima pubblicazione.

Il Segretario Generale della Cultura del Governo dell’Estremadura, Francisco José Palomino, ha ringraziato le istituzioni organizzatrici per aver realizzato questo congresso e ha dichiarato che il convento continuerà a vivere.

Nel corso del convegno sono stati ricordati i diversi personaggi che nel 1986 tolsero dall’anonimato i dodici frati francescani che abbandonarono il convento di Belvís de Monroy, come ad esempio il primo arcivescovo dell’Estremadura, Antonio Montero, e il promotore della riforma del convento, l’ex presidente della Giunta dell’Estremadura, Juan Carlos Rodríguez Ibarra.

Nel corso del congresso è stato evidenziato il ruolo dei religiosi come mediatori culturali e l’opera delle missioni francescane come centri di evangelizzazione e punti di incontro tra colonizzatori europei e comunità indigene mesoamericane. L’interesse dei francescani per le vicende politiche e sociali del viceregno della Nuova Spagna è stato rivelato anche attraverso l’analisi della corrispondenza tra la corona spagnola e “i Dodici”. Inoltre, si è fatto riferimento alla preferenza di Hernán Cortés per l’Ordine francescano per comprendere la società nel territorio messicano, evidenziando anche la proiezione umanizzante dei religiosi ottenendo un maggiore avvicinamento, protezione e integrazione delle popolazioni indigene soggette ad abusi ed estorsioni da parte dei governanti.

Il congresso è servito ad aggiornare le ultime ricerche sull’importanza del francescanesimo in Estremadura nella seconda metà del XVI secolo, poiché molti dei primi francescani in Messico erano di questa regione e trasferirono in America le loro caratteristiche fondamentali: povertà evangelica e, a partire dal 1492, una passione evangelizzatrice che già manifestavano sia nella Granada appena conquistata, sia nell’Estremadura, la cui popolazione attraversava una situazione sfavorevole.

A cura di José Julián Barriga Bravo, Esperanza Rayo Fernández, Nuria Verdiguier Cerón

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