Tra la fine di gennaio e il mese di febbraio ho potuto visitare quattro entità dell’America Latina, due in Brasile e due in Colombia, e partecipare a una parte del Capitolo di una Provincia del Perù. È stata un’immersione in culture, prassi e modi di vivere la vita francescana diversi, molto ricchi, in cammino tra luci e ombre.
Ho potuto apprezzare in Brasile la vitalità e l’esuberanza delle persone e anche dei fratelli, molto vicini alla realtà. Nello stesso tempo, ho visto come non poche nostre presenze si trovino in un punto decisivo di scelta sul come continuare a portare avanti attività e stili di presenze e di azione pastorale e sociale che sono chiamate a ripensarsi e a ripartire in questo tempo, con un radicamento sempre più carismatico.
Nello stesso tempo ho riconosciuto il desiderio di non pochi frati di vivere la bellezza della vita evangelica di San Francesco e di discernere ciò che a questo si oppone, dalle strutture troppo grandi, ad attività che lasciano poco tempo e poco respiro, a stili comunitari non sempre capaci di creare un ambiente fraterno e missionario con il tono giusto. Nella tensione tra questi elementi diversi possiamo trovare punti nuovi di cammino verso il futuro.
In Colombia ho potuto conoscere meglio la realtà di un paese ricco di tante diversità, culturali, linguistiche, etniche, e altrettanto ricco di contrasti, tra disuguaglianze sociali molto accentuate, sofferenza di tantissime persone nel popolo più semplice, violenza diffusa in intere zone di questo paese sottratte al controllo dello Stato e in mano a realtà ben diverse. I nostri fratelli sono presenti in diversi di questi fronti, in alcuni dei quali rimangono quasi l’unica presenza di Chiesa in contesti difficili.
Che bella testimonianza di vita francescana vissuta come fratelli minori in realtà dure, eppure desiderose di speranze di vita!
In Perù l’incontro e il dialogo con i fratelli mi ha messo a contatto con una storia missionaria antica molto viva e con l’urgenza di riscoprire oggi quell’ispirazione per rilanciarla. Abbiamo fatto qualche passo e accompagniamo il resto del cammino di questi fratelli.
Importante il servizio reso all’educazione in queste Province, chiamata a diventare sempre più spazio di evangelizzazione.
Le drammatiche notizie del terremoto in Siria e Turchia mi hanno accompagnato, insieme alla vicinanza da lontano ai fratelli della Siria. Un’altra pagina dolorosa della storia di oggi che ci fa chinare il capo e in tutte le cose cercare con umile preghiera la presenza fedele del Signore.
Mi preparo ora a incontrare i ministri provinciali di Europa insieme al Definitorio generale e la domanda che voglio portare loro è quella di come vivere in questo continente, che si trova in un momento molto delicato: da una parte di una unità raramente conosciuta, grazie alla guerra in Ucraina, e dall’altra diviso per visioni e scelte diverse.
Come Frati Minori, in primo luogo, vogliamo imparare ad accogliere come opportunità le tante ragioni di crisi che troviamo nel continente, non ultimo l’indifferenza religiosa che sembra ridurre radicalmente al privato l’esperienza di fede. Come essere evangelizzatori in un contesto del genere? Come imparare ad incontrare molti sapendo proporre un orizzonte più ampio, più alto, che raccolga e rilanci le attese, pur contraddittorie, dell’uomo di questo tempo? Come ricordare all’Europa una memoria cristiana che sia generatrice di futuro in questo presente oscuro e apparentemente privo di speranza? Come ripensare e ristrutturare nel dialogo tra noi la nostra presenza in Europa, aprendoci in modo rinnovato all’internazionalità e sapendo scegliere presenze carismaticamente significative?
Ecco domande che ci interpellano tutti, non solo in Europa, e che in questo Centenario della Regola ci chiedono ancora di fare alleanza con quella promessa di vita piena che il Signore ci ha fatto attraverso il Vangelo professato e vissuto da Francesco d’Assisi.