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Lettera del Ministro generale per la Solennità di Santa Chiara 2023

Proprio oggi ci è chiesto di “tenere insieme” l’essenziale del carisma, che tutte unisce, insieme alle differenze

30 Luglio 2023

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Care Sorelle,
il Signore vi dia pace!

La memoria della Madre Santa Chiara cade quest’anno nell’Ottavo Centenario della Regola bollata e del Natale di Greccio, un’occasione preziosa per sottolineare tre punti: il legame interiore tra le Regole di Francesco e quella di Chiara; il mistero dell’Incarnazione che ci aiuta ad approfondire il carisma oggi, anche grazie al lavoro di revisione delle Costituzioni; il Centenario del Cantico Audite Poverelle, scritto da Francesco insieme al Cantico delle creature nel 1225.

La Regola di Francesco e di Chiara

La Regola di Francesco e di Chiara hanno una radice carismatica comune, che rimanda alla «forma vitae» iniziale, data da Francesco a Chiara e alle prime compagne qualche tempo dopo l’approdo a S. Damiano, come Chiara stessa ricorda nel suo Testamento e che conserva come nucleo incandescente nella sua Regola al cap. VI. Per questo la Regola del 1253 – a ventisette anni dalla morte di san Francesco – rimanda e al tempo stesso sviluppa in modo originale «la forma di vita e il modo di santa unità e di altissima povertà che il beato padre vostro Francesco vi consegnò a voce e in scritto da osservare» [Regola di S. Chiara (=RCh), 16].

Alla base della forma di vita di santa Chiara “in santa unità e altissima povertà” vi è lo sguardo contemplativo sulla povertà del Figlio di Dio. Questo è il Vangelo vivo che Chiara sperimenta nel «perdere la propria vita» [Mt 10, 39.] sui passi di Cristo e della sua Madre poverella. È un passo indietro rispetto a sé, di fronte a un «dono» di grazia che ci precede ed è, come per Francesco, «la grazia di fare penitenza… vivendo secondo la perfezione del santo Vangelo»[RCh VI, 1,3.].

Lo spazio vivo nel quale accogliere questa grazia è il «dono» delle sorelle, in cui non più la singola, ma l’intera comunità fa esperienza di quell’amore che comunica e lega, in un’unica vita, quanti da Dio sono nati. Il frutto dell’accoglienza incondizionata da parte di tutte le sorelle di questo dono che non viene da noi, ma da Dio, va custodito e vissuto nel «conservare l’unità della scambievole carità e della pace»[RCh 4,22.]. La comunità vive allora quel mistero di carità che la fa ritrovare nel respiro più grande della Chiesa, che resta il sigillo e la garanzia permanente di non appropriarsi del dono ricevuto.

Siamo al cuore di quella «divina ispirazione» che conduce chi vi è chiamato ad «abbracciare questa vita», prima che a una serie di precetti e di comportamenti. È il Vangelo la regola che mette in cammino sia Francesco che Chiara, dando una nuova forma a tutta la loro vita, grazie all’«avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione» [Regola bollata 10,8; RCh 10,9]. È lui ad animare un cammino sempre nuovo, che tiene insieme il Vangelo e la vita, la Regola e le scelte quotidiane, grandi e piccole, 

Lo Spirito del Signore è il legame interiore più forte tra le due Regole e questo anno centenario ci dà l’opportunità di approfondirlo.

Il dono del carisma, accolto e vissuto oggi

A Greccio Francesco vuole vedere con i suoi occhi i disagi e la povertà in cui volle nascere il Figlio di Dio [Vita Prima di Tommaso da Celano 30,84], che per Santa Chiara si è fatto nostra via [Testamento di Santa Chiara, 5.]. Il Natale di Greccio ci rimanda da una parte alla piena umanità di Gesù e dall’altra alla nostra dimensione umana e storica, in tutta la loro serietà. Eccoci al cuore di una spiritualità incarnata che ci aiuta anche a inculturare la fede e i nostri carismi. Nel luogo di Greccio Francesco ha espresso l’annuncio della fede nel linguaggio del popolo, creando una cultura nuova, nella quale la fede si è espressa in modo efficace. 

Il mistero del Natale che Francesco celebra a Greccio può orientarvi nella seconda tappa del processo di revisione delle vostre Costituzioni, dal titolo “Considerare”. In essa si vuole approfondire il carisma in modo incarnato, attento cioè alla nostra realtà personale, comunitaria e storica. È la tappa centrale, per la quale vale la pena fare questo cammino di revisione. Oggi che le dimensioni del vostro Ordine sono estese nei vari continenti, con la loro ricchezza di linguaggi e vissuti, ritengo sia di vitale importanza ri-dire insieme il nucleo del carisma delle Sorelle Povere. La riscoperta delle nostre origini e delle loro fonti, tra cui la Regola e gli altri scritti di Francesco e Chiara, ci ha permesso di crescere negli ultimi 60 anni nella riscoperta e nell’approfondimento del carisma. 

Nello stesso tempo siamo consapevoli che oggi il carisma clariano è stato accolto ed espresso nel mondo in tante e diverse sensibilità, nessuna delle quali può pensare di esprimerlo in modo completo e una volta per tutte. Infatti, il carisma è dono dello Spirito, accolto in modo sempre nuovo nel contatto con la vita e con le differenti culture.

Proprio oggi ci è chiesto di “tenere insieme” l’essenziale del carisma, che tutte unisce, insieme alle differenze. Siamo al cuore della custodia mariana della Parola (parole e storia) che è il nucleo teologico della forma vitae che Francesco ha consegnato a Chiara come restituzione di quanto le aveva viste vivere - lei e le prime sorelle.

Questo ci fa un po’ paura, ma è un esercizio importante e necessario per essere discepoli in questo tempo: un’unità che appiattisce è irrealistica, come una diversità a tutti i costi, priva volutamente di un nucleo condiviso è dannosa.

Tutto ciò è particolarmente importante oggi. Corriamo, infatti, il rischio di fare una selezione individuale o comunitaria di alcuni elementi del carisma, ritenendo che essi non siano più attuali o compatibili con la nostra mentalità e con questa o quella cultura. C’è anche il rischio di irrigidirsi su altri punti, assolutizzando elementi secondari rispetto al centro. Queste posizioni ci sono tra le sorelle nel mondo e per questo vedo come nel percorso di revisione delle Costituzioni sia di vitale importanza riconoscere insieme ciò che sta al cuore del carisma e, in questa luce, riconoscere e delineare insieme le linee per poterlo vivere nelle mutate condizioni del nostro tempo [cf. Perfectae caritatis 2.]. Si tratta di imparare ancora a tenere insieme il carisma, dono che ci unisce perché non lo inventiamo noi, e la vita, sempre multiforme: vivendo il dono ricevuto nel carisma lo comprendiamo meglio nell’oggi, attraverso un discernimento esercitato in tre passaggi, a voi già familiari: 

- l’ascolto della parola di Dio, contenuta nelle Scritture e nella vita personale, comunitaria e sociale, ascolto affinato dalla preghiera continua in un clima di silenzio e di progressiva interiorizzazione;

- la vita fraterna come lo spazio della conversione continua, per verificare le scelte compiute, in un cammino di revisione di vita sempre più evangelico;

- il riconoscimento delle scelte da osare nella vita semplice e nascosta di ogni giorno come nei momenti più importanti, così da tradurre il Vangelo in vita. In particolare, oggi diventa necessario lavorare sulla inculturazione del carisma clariano: ne vedo diversi esempi nelle mie visite alle sorelle nel mondo, ma il cammino da fare è sicuramente ancora molto lungo.

Voi vivete tutto questo nella scelta volontaria e libera di restare in uno spazio «ridotto», anche fisicamente, rinunciando alla rete di relazioni e di servizi che invece un tipo di vita apostolica esige. Questo elemento così paradossale e tanto prezioso esprime il carisma clariano nell’adesione alla vita umile e povera del Figlio amato e della sua Madre poverella. In questo spazio «ridotto» imparate l’ascolto, vivete in comunione fraterna e imparate a vedere con occhi nuovi la realtà nella quale siamo immersi, riconoscendo il passaggio di Dio nel chiaroscuro delle scelte umane. Tutto questo diventa intercessione continua in favore del mondo, che Dio ama perdutamente. 

Vi propongo questi elementi essenziali, che ritengo vitali nel lavoro delle Costituzioni per seguire oggi i passi della vita povera di Cristo e di sua Madre nella Chiesa, secondo le caratteristiche di quella realtà che la Chiesa chiama vita “integralmente contemplativa”. Si tratta di una vita unificata dall’ascolto orante della parola di Dio, per restare operosamente vigilanti nell’attesa del Regno che viene e annunciarlo con la forza umile dell’amore che si dona fino in fondo. È una profezia di cui la Chiesa pellegrina nel mondo ha bisogno, per «far vedere» ancora il volto di Dio alle donne e agli uomini del nostro tempo, che in diversi modi ne hanno una grande sete.

Audite, poverelle dal Signore vocate

Il terzo punto sul quale richiamo l’attenzione quest’anno è la preparazione al centenario del cantico che San Francesco compose e fece eseguire «con melodia, per la consolazione e l’edificazione delle povere signore, sapendo quanta tribolazione provavano per la sua infermità» [cf. Perfectae caritatis 2.].

Francesco nel 1225, dopo aver composto il Cantico di Frate Sole durante la sua sosta a S. Damiano, consegnò le parole dell’Audite poverelle a Chiara e alle sorelle povere di san Damiano, insieme a tutte coloro che sarebbero venute dopo di loro.

Ho appreso con viva soddisfazione che nei numeri della vostra rivista di collegamento internazionale potrete approfondire in due anni il cantico nel suo insieme e nelle sue parti. Mi sembra un’iniziativa molto opportuna.

Francesco lo compone nel tempo successivo alle Stimmate e proprio a San Damiano, dove soffre molto fisicamente e sperimenta al contempo un’intima consolazione dello spirito, che sembra arrivargli quasi come frutto della preghiera e dell’affetto delle sorelle, che lo raggiunge anche attraverso i muri della clausura che ormai lo separano da loro.

Dopo le ferite di Francesco alla Verna, Chiara comincia ad ammalarsi. Forse partecipa in modo misterioso a quella passione di amore e di dolore che lui ha cercato di balbettare con il canto. 

Possiamo ripercorrere gli ultimi anni della vita del Poverello in compagnia di Chiara e delle sue sorelle, dalla Regola al Natale di Greccio, dalle Stimmate al Cantico di Frate Sole e all’Audite Poverelle, canti che ci aprono alla Pasqua di Francesco ma anche all’eco che tutto questo certamente ebbe nel cuore di Chiara e delle sorelle.

L’ Audite, poverelle si apre con la memoria della vostra chiamata (dal Signore vocate) nella diversità di origini e culture (ke de multe parte e provincie sete adunate)

L’invito è quello a vivere sempre en veritate, libere dai lacci [3 Lettera ad Agnese, 15.] che legano il cuore, così da poter vivere nell’obbedienza dell’amore, il cuore della sequela di Cristo povero. 

Francesco invita ancora le sorelle a prendersi cura della loro interiorità (Non guardate a la vita de fore, ka quella dello spirito è migliore) per una vita vera e capace di discrezione, vale a dire condotta in un discernimento spirituale continuo.

Sembra di sentire un’eco delle sofferenze fisiche di Francesco nell’invito a sostenere in pace, quella delle Beatitudini, la fatica della malattia. Per questa strada ogni sorella serà regina en celo coronata cum la Vergene Maria, immagine della Chiesa.

Care Sorelle, vi affido queste riflessioni mentre vi preparate a vivere il Transito della Madre Santa Chiara e la sua nascita al cielo. Sia l’occasione per aderire di nuovo all’alleanza che il Signore ha stabilito con noi in Cristo e ha confermato per noi con la Regola; opportunità per ritrovarci intorno all’essenziale del carisma per questo tempo e per fare nostro il canto di lode e di benedizione di Francesco in un tempo difficile per lui, come molto sofferto per noi è il tempo che attraversiamo. 

Ricordiamoci a vicenda nella preghiera di lode e di intercessione e custodiamoci nella vita secondo il Vangelo, vera perla preziosa che il Signore ci ha affidato nella Chiesa per il bene del mondo. Con la Benedizione Serafica, vi saluto con affetto di fratello.

Assisi, 2 agosto 2023, Perdono di Assisi

Fr. Massimo Fusarelli, OFM, Ministro Generale

 Prot. 112368/MG-46 

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