Omelia Epifania del Signore Aracoeli, 6 gennaio 2022
“Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo“. (Ef 3,6) In questo giorno solenne che compie il Natale in una scia di luce, accogliamo questa parola che ci dà un grande respiro: tutte le genti, tutti gli uomini e le donne della terra, sono chiamati a entrare nella promessa, a diventare un solo popolo, a trovarsi a casa nel Vangelo Questo significa non che noi estenderemo ovunque la nostra sfera di influenza, bensì che Dio è il primo missionario. È lui infatti che vuole questo per le sue creature: farne un’unica famiglia, unita, capace di generare vita e di aprirsi a quel futuro che è il Cristo crocifisso e risorto, vivente nello Spirito. Il centro della missione resta il Signore e non noi, la chiesa; quale gratuità dell’annunzio e dell’accoglienza del Vangelo! Abbiamo sperimentato la gioia della Buona Notizia e la offriamo a molti, ne testimoniamo la carica di salvezza, la possibilità che da essa viene di una vita nuova, capace di generare un’umanità nuova. E sappiamo che le vie per accogliere questa novità non dipendono da noi, ci chiedono di non possedere la missione, ma di servirla, restandone sempre i primi destinatari. Tutto questo si offre noi nella forma di una promessa,. Non è un programma fatto in laboratorio, né un progetto da realizzare a tutti i costi. È piuttosto il filo rosso che lega la storia, e che noi credenti possiamo rintracciare solo imparando a camminare come pellegrini tra quelle genti, gli uomini e le donne di questo nostro tempo, benedetto e difficile. A un patto: che, come i Magi, impariamo a interrogare, cercare, domandare quasi per raffigurare coloro che camminano nella fede eppure desiderano la visione: “cercavano Cristo per adorarlo” (Sant’Agostino); la loro “gioia nasceva dall’amore per lui“ (San Giovanni Crisostomo). San Francesco aveva compreso bene questa logica della missione, quando ai frati dice di vivere in mezzo a coloro che hanno una fede diversa e di annunciare che Dio è creatore e salvatore quando vedranno che a lui piace (Rnb XVI, 1-2). Al primo posto c’è la vita evangelica alla quale siamo chiamati e quindi la vita condivisa con molti. Attraverso questo ci mettiamo alla ricerca dei semi di bene gettati nel mondo e continuamente accompagnati dallo Spirito nella crescita graduale e costante. La missione ha a che fare con questa cura, questa vigilanza, un tale amore per ciò che è umano e che ci lascia intravedere la presenza e l’azione del Dio che crea e custodisce la sua buona creazione, ci salva in una parola. Insieme a questa apertura dei Magi, desideriamo chiedere in questa basilica, che è posta al cuore di Roma e che ne ha visto per secoli la vivace vita civile e religiosa con tante sue vicissitudini e chiaroscuri, chiedere al Signore la loro capacità di vivere nella città e nelle sue dinamiche senza restarne prigionieri, sfuggendo alle logiche di un potere autarchico e isolato dalla vita delle persone, sapendo cucire relazioni e cercando sempre vie possibili, strade aperte per il bene comune. Ce lo chiede il tempo difficile che viviamo, la chiamata a una rinnovata solidarietà civile, che per noi cristiani conosce il contenuto e la forza della carità. Se la tentazione del potere è quella di chiudersi in se stesso e di eliminare chi cerca strade diverse, la logica di Dio lascia via aperte attraverso segni piccoli, manifesta visioni e sogni, fa luccicare stelle e luci che da soli non potremmo mai accendere. Ce lo conceda il Santo Bambino che qui in Aracoeli da secoli sostiene e alimenta la speranza dei romani e di tante genti che dal mondo ancora guardano a Lui e ne sperimentano la tenerezza benedicente. Amen.Fr. Massimo Fusarelli, ofm ministro generale