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La Beatificazione di 4 frati minori vittime del nazismo

Notre-Dame, Parigi, 13 dicembre 2025

11 Dicembre 2025

Sabato 13 dicembre 2025 si celebra nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi la beatificazione di quattro frati minori, i Venerabili Servi di Dio Fr. Gérard Cendrier, Fr. Paul Le Ber, Fr. Joseph Paraire e Fr. Xavier Boucher, religiosi professi e studenti del chiericato francescano di Champfleury (Poissy- Parigi). Fanno parte di un gruppo di cinquanta martiri della persecuzione nazista contro la chiesa cattolica (1944-1945). La Causa di beatificazione fu avviata dall’episcopato francese nel 1988. Postulatore della Causa è stato il Rev. P. Bernard Ardura, o.praem.
L’elenco dei martiri, il cui capogruppo è il beato Raymond Cayré, sacerdote diocesano di Albi, comprende 9 sacerdoti diocesani, 5 religiosi (4 frati minori francescani e 1 gesuita), 3 seminaristi e 33 laici, tra i quali 1 della J.E.C. (Gioventù Cattolica Universitaria), 18 della J.O.C. (Gioventù Cattolica Operaia) e 14 scouts. 

La celebrazione potrà essere seguita in diretta sul seguente canale: 

YouTube: https://www.youtube.com/live/J84PttYMh1k?si=dfZq6i5QW4hkQZzL 

Contesto della persecuzione

Nell’autunno del 1942 la Germania iniziò a requisire molti giovani francesi, di età compresa tra i 19 e i 25 anni, per il servizio di lavoro obbligatorio (STO) al fine di recuperare manodopera per l’industria metalmeccanica e contribuire allo sforzo bellico. 
I vescovi francesi, con a capo il cardinale Emmanuel Suhard (1874-1949), arcivescovo di Parigi, e padre Jean Rodhain, fondatore del Secours Catholique (Servizio di Soccorso Cattolico), preoccupati delle sorti dei deportati, istituirono la cosiddetta “Missione San Paolo”, con la quale sacerdoti, seminaristi, religiosi, membri dell’Azione Cattolica e scout partivano per la Germania disposti a svolgere attività apostolica clandestina a sostegno dei giovani lavoratori francesi.

Durante l’estate del 1943 anche diciotto frati minori, chierici dello studentato di Champfleury (Poissy) vicino a Parigi, ricevettero la convocazione per partire nello STO (Service du Travail Obligatoire). Tra di loro si aprì un grande dibattito: bisognava rispondere alla convocazione o sottrarsi, e a quali rischi? Alcuni frati proponevano di nascondersi o addirittura unirsi alla resistenza. Contestualmente il cardinale Suhard, arcivescovo di Parigi, aveva discretamente comunicato ai superiori dei seminari il suo desiderio di vedere i seminaristi accettare la requisizione per fornire assistenza religiosa ai deportati. Prevalse allora la decisione di partire per condividere con gli operai la vita, il lavoro e l’esilio. Dodici studenti partirono il 14 settembre, e lo fecero “sfacciatamente” come religiosi e come comunità, indossando il saio. Quando giunsero alla frontiera i tedeschi, visibilmente irritati dalla presenza dei frati, tolsero loro l’abito religioso e li fecero scortare fino a Colonia. 

Giunti a destinazione furono assegnati al campo della Reichsbahn, in un sobborgo di Colonia. I frati si proposero allora di realizzare nella loro camerata, come era possibile, la vita comunitaria, mantenendo, ad esempio, la disciplina e lo spirito di preghiera. Influenzarono in tal modo positivamente tutti gli altri lavoratori che si sentivano sostenuti in quella triste condizione. I frati riuscirono ad organizzare un serie di servizi; ci fu chi divenne infermiere, chi calzolaio. Formarono un coro per allietare le serate e i momenti di preghiera. La gioia fu una loro nota caratteristica.  Riuscirono anche a collegarsi con gli altri sacerdoti francesi deportati in Germania e già operanti sul territorio. Così poterono allargare l’orizzonte di apostolato anche al di fuori del proprio campo. In particolare l’intraprendente fr. Gérard Cendrier sviluppò un servizio di mutuo soccorso che prevedeva la visita ai lavoratori ammalati nei vari ospedali di Colonia. I militanti cattolici, religiosi e laici che prendevano parte alla Missione San Paolo, presto vennero individuati e sorvegliati dalla Gestapo. 

Il 3 dicembre 1943 fu emanata l’ordinanza Kaltenbrunner che equivaleva ad un decreto di persecuzione. In linea con l’anticristianesimo nazista, l’ordinanza colpiva esplicitamente l’apostolato cattolico francese tra i lavoratori. Le categorie incriminate erano esplicitamente i sacerdoti, i gruppi jocisti e scout. I capi di accusa erano il prestare obbedienza al papa Pio XII, che aveva promulgato l’enciclica di condanna del nazional-socialismo “Mit brennender Sorge” (“Con viva preoccupazione”); l’appartenenza ad associazioni cattoliche; l’apostolato clandestino. Espressamente i frati minori furono accusati di promuovere sotto la copertura dell’apostolato religioso la coesione dei lavoratori e dei prigionieri francesi contro i tedeschi.
I frati vennero arrestati il 13 luglio 1944 e trasportati nella prigione di Brauweiler, poi inviati a Buchenwald e nei Kommandos di Langensalza e di Halberstad che ne dipendono (tranne uno di loro che finisce a Flossenbürg). Il gruppo dei francescani venne dunque smembrato. Quattro di essi non sarebbero tornati: Fr. Gérard Cendrier, Fr. Paul Le Ber, Fr. Joseph Paraire e Fr. Xavier Boucher

 

Il beato Gérard Cendrier, religioso professo dell’Ordine dei Frati Minori

Gérard Cendrier nacque a Parigi il 16 giugno 1920. Nella sua prima gioventù aderì allo scoutismo. Al momento della sua promessa, il 6 maggio 1934, si impegnò ad: “essere cristiano, amare, servire, essere francese, realizzare”. Nel mese di ottobre 1939 iniziò il noviziato tra i frati minori rinunciando a proseguire gli studi di legge. Alla vigilia della vestizione, chiese ai genitori di pregare per lui, con parole che si sarebbero poi rivelate profetiche: “Che io possa indossare l’abito dei poveri, ma soprattutto che sia Cristo quello che indosso, con il quale mi unisco sempre di più, fino ad unirmi a lui sulla croce se un giorno me lo chiederà”.
Quando, nell’agosto del 1943, fu chiamato per il servizio di lavoro obbligatorio decise generosamente di partire. Con i suoi confratelli fu inviato a Colonia a lavorare per la Reichsbahn come operaio. Intraprendente e propositivo dedicò il tempo che gli avanzava dal lavoro a tessere una rete di soccorsi tra i lavoratori francesi più bisognosi: visitare e fornire sostegno morale e spirituale ai malati e ai feriti dei trenta ospedali della città, distribuire loro libri, sigarette e dolci. Per poter fare tutto questo non tornava neppure al campo, dormiva a malapena e a volte dimenticava di mangiare. 
Quando fu individuato come attivista cattolico e religioso fu arrestato il 13 luglio 1944. Con altri militanti cattolici venne condotto nella prigione di Brauweiler e poi trasferito, il 26 agosto, al campo dell’Esposizione Internazionale (IVA) di Colonia. Il 17 settembre i prigionieri furono inviati a Buchenwald e a metà novembre Fr. Gérard fu designato per lavorare nella fabbrica sotterranea di Langenstein-Zwieberge, a 200 km a ovest di Berlino. Qui la durezza della vita era estrema: di circa 4.000 detenuti ogni giorno ne morivano 30 o 40, ed ogni mese un nuovo trasporto sostituiva i morti e i moribondi. 
Nella prigione di Brauweiler, tra il 13 luglio e il 26 agosto 1944, Fr. Gérard Cendrier fu un sostegno per i suoi compagni. Nonostante la proibizione di atti religiosi elevava la voce, così che lo potessero udire dalle altre celle, invitando a perdonare i persecutori. Nei giorni di domenica intonava i canti gregoriani e la mattina del 15 agosto 1944 ebbe la forza di cantare l’antifona Gaudeamus in onore dell’Assunta. Non esitava a condividere una fetta della sua magra razione di pane. A chi lo rimproverava della sua generosità, rispondeva: “Francesco d’Assisi, mio maestro, non avrebbe agito diversamente da me”.
Nelle settimane successive al Natale del 1944, mentre lavorava nella fabbrica di Langenstein, le privazioni gli provocarono uno stato di debolezza estremo. Svenne più volte mentre lavorava. Il 24 gennaio 1945 uscì con questa espressione: “Domani è la festa della conversione di San Paolo; vorrei soffrire di più, affinché anche mio fratello che è miscredente trovi una via di Damasco e incontri Cristo”. Gli vennero finalmente concessi due giorni di riposo. Rifiutato dall’infermeria, mentre tornava alla baracca, sostenuto dai padri Gerbeaux e Brun, crollò nella neve e con le braccia aperte esalò l’ultimo respiro. 

 

Il beato Roger (Paul) Le Ber, religioso professo dell’Ordine dei Frati Minori

Paul Le Ber, in religione Frère Roger, nacque il 1° aprile 1920 a Landivisiau, dove fu battezzato il 4 aprile. Apparteneva a una famiglia bretone di cinque figli, molto religiosa. Entrò nel noviziato di Amiens nel 1939 ed emise la professione religiosa a Quimper il 17 dicembre 1940. Aveva un carattere meditativo, timido, ma disponibile e accomodante.
Quando, nell’agosto 1943, fu chiamato per il servizio di lavoro obbligatorio partì con i suoi compagni per essere assunto dalla Reichsbahn di Colonia come operaio. Partecipò attivamente all’attività cattolica tra i lavoratori. In una lettera del 28 ottobre 1943 descrisse l’intensa vita fraterna che, pur in quelle condizioni, i giovani frati cercavano di testimoniare: “Siamo arrivati al momento giusto per mostrare come la vera vita cristiana sia arricchente; il nostro primo apostolato è stato quello di mostrarci a tutti, ben uniti, come veri fratelli. Molte persone sono stupite. Per esempio, guardate le nostre realizzazioni nel campo: in base alle nostre capacità, ci siamo offerti volontariamente a offrire noi stessi ai nostri compagni. Uno di noi si occupa dell’infermeria e riscuote ogni giorno un successo crescente; un altro si dedica alla riparazione delle scarpe, un altro alla biblioteca... altri degli ospedali, del canto (facciamo molto attraverso i nostri canti, i nostri cori). Tutti questi lavori volontari si possono fare solo dopo la giornata lavorativa: agli occhi dei compagni stanchi, il nostro gesto si nota. Noi ci siamo guadagnati la simpatia di tutti, anche degli “integralisti”.
Ed aggiungeva: “In esilio, è san Francesco che ci attrae. Sentiamo un immenso bisogno di lui, del suo insegnamento, del suo esempio, del suo fascino. Quando si presenta l’occasione di parlarne insieme ci sentiamo tutti rinvigoriti.”
Il 17 settembre 1944 venne mandato a Buchenwald e a metà novembre insieme a Fr. Gérard nella fabbrica sotterranea di Langenstein. Riuscì a superare l’inverno, ma restò senza forze e malato. Il 10 aprile 1945 i prigionieri in colonna dovettero lasciare il campo, ma egli era troppo debole per stare al passo. Dopo la seconda tappa riuscì a trascinarsi ancora per alcuni chilometri. Un SS lo uccise con un colpo di pistola il 13 aprile 1945.

 

Il beato Louis (Joseph) Paraire religioso professo dell’Ordine dei Frati Minori

Nacque a Vincennes il 2 dicembre 1919 e fu battezzato il 5 dicembre 1919. Era l’undicesimo di una famiglia molto cristiana di sedici figli. Rimasto orfano in tenera età fu cresciuto dai fratelli maggiori. Dopo gli studi primari studiò giurisprudenza ed ebbe una breve attività professionale. Entrò nel noviziato ad Amiens il 25 agosto 1939. Professò i voti il 25 marzo 1942. Si distinse nel chiericato di Champfleury per la grazia del buon umore, della letizia francescana derivante dalla capacità di distaccarsi da tutto. Chiamato al lavoro obbligatorio fece un tempo di tirocinio come ferroviere alla stazione di Achères. Quindi fu inviato, come i suoi confratelli, in Germania. 
Il 1° gennaio 1944, da Colonia, dove era impiegato come manovale nella Reichsbahn, scrisse: “Qui il compito è immenso: una decina di sacerdoti, ex prigionieri trasformati in lavoratori liberi, una quarantina di seminaristi reclutati come noi: ecco gli operai per la mietitura divina nella regione di Colonia, che conta circa 15.000 francesi. Se sapeste quanto sono abbandonati moralmente e spiritualmente capireste meglio come non possa rimpiangere la mia partenza dalla Francia, l’interruzione dei miei studi, le notti insonni, un lavoro molto monotono e una vita costantemente nel frastuono! Potrei io, che ho avuto tante facilità durante la mia giovinezza per istruirmi e formarmi cristianamente, lasciare ora nel bisogno i miei fratelli operai quando posso tendere loro la mano? No, la Provvidenza ci ha visibilmente mandato qui e ci protegge in modo visibile. Finché ci indicherà che il nostro posto è qui, non abbandoneremo il nostro posto”.
Il 12 novembre 1944 Fr. Louis fu inviato a lavorare nella fabbrica di Langensalza, a 80 chilometri da Kassel. Era di costituzione debole e fu provato dal duro regime. Quando il 1° aprile 1945 fu dato l’ordine di evacuazione dovette trascinarsi a fatica. Nel “treno della morte” che trasportava i prigionieri, fu malato per 20 giorni. Morì di dissenteria. Il giovedì 26 aprile 1945, nel vagone aperto, a Pöcking in Baviera, dopo aver ricevuto la comunione dalle mani di padre Hari e aver ascoltato la recita della preghiera degli agonizzanti, serenamente, esalò l’ultimo respiro, con la regola dell’Ordine tra le mani, mentre i suoi confratelli finivano di cantargli il Cantico delle creature «Sii laudato mio Signore per sora nostra morte corporale».

 

Il beato Xavier, (André) Boucher, religioso professo dell’Ordine dei Frati Minori

Nacque il 3 agosto 1920 a Cheniménil, nei Vosgi, venne battezzato il 7 agosto successivo con il nome di André. Era l’ultimo di quattro figli, uno dei quali sarebbe divenuto sacerdote. L’educazione religiosa ricevuta in famiglia contribuì alla nascita della sua vocazione religiosa. Nel 1939 entrò nel seminario francescano di Fontenay-sous-Bois. Il 17 settembre 1940 emise i primi voti con il nome di Fr. Xavier, nel noviziato trasferito a Kermabeuzen, vicino a Quimper, a causa della guerra.
Dopo essere stato reclutato per il lavoro obbligatorio, a Colonia, Fr. Xavier fu impiegato nella Reichsbahn come manovale. Partecipò attivamente all’apostolato clandestino svolto presso i lavoratori francesi. Si dedicava in modo particolare alla visita degli ammalati e alla loro assistenza spirituale. Tra l’altro, nel mese di febbraio 1944 preparò un giovane malato alla sua prima comunione.
Il 17 settembre 1944 partì per Buchenwald e a metà novembre fu mandato nella fabbrica sotterranea situata nel villaggio di Langenstein. Fr. Xavier fu impiegato nel trasporto, su carrelli, di lastre di cemento del peso di 25 chili ciascuna, destinate a realizzare la volta delle gallerie scavate nella roccia. Molto indebolito, ottenne un mese di riposo nel febbraio-marzo 1945. Privato dei suoi fratelli stette solo in una baracca, in mezzo a stranieri, polacchi o russi, esposto a vessazioni, senza possibilità di capire né di essere capito. Un giorno un «dottore» straniero lo dichiarò guarito, idoneo al lavoro. Fr. Xavier confidò ad un prigioniero: «Questa volta credo che il Buon Dio voglia la mia vita, sono pronto». La sera lo riportarono dal lavoro su una barella. Durante la notte del 15 marzo morì in pace.

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Santi Francescani Postulazione generale
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