The 10mt bronze peace statue place at the Peace Park, Nagasaki
“Viviamo la nostra vita ordinaria come frati minori nella comunità, dove mangiamo insieme, preghiamo regolarmente in giapponese, lavoriamo - spiega Fr. Albert Marfil, frate da circa 38 anni -. Oltre a questo, per costruire una comunità di pace, leggiamo, studiamo e condividiamo gli scritti di san Francesco”. Nagasaki è un luogo che ancora conserva le tracce dell’orrore causato dalla bomba atomica, che uccise migliaia di persone. “Uno dei frati del convento di Nagasaki aveva nove anni quando l’evento ebbe luogo - racconta Fr. Albert - ed è quindi una testimonianza vivente di quello che accadde in questo genocidio”. Il lancio della bomba atomica non è però l’unico evento di sofferenza che lì avvenne: nel periodo compreso tra il XVI e il XIX secolo, Nagasaki fu infatti un luogo di forti persecuzioni e martiri. “Per oltre due secoli non ci furono missionari, ma il cristianesimo continuò di nascosto - afferma Fr. Albert - . I cristiani si nascosero in grotte, montagne, isole, in piccoli santuari che esistono ancora oggi”. Si tratta di luoghi remoti e nascosti - come le isole Gotō, (un arcipelago appartenente al Giappone nel mar Cinese Orientale) e l’isola di Hirado - in cui i frati si recano periodicamente a pregare. Lì vivono ancora i discendenti dei primi cristiani ed è ancora vivo il dolore delle persecuzioni che i cristini dovevano subire. Per questo la fraternità del progetto Nagasaki, dopo questo difficile periodo della pandemia, spera di poter tornare ad accogliere pellegrini che possano visitare e pregare su questi santuari nascosti. I frati organizzano anche incontri per educare alla pace e educare alla preghiera per la pace.
Già dallo scorso anno diversi frati si sono interessati a questo progetto e, ora che il Giappone sta finalmente riaprendo le frontiere, potranno arrivare a Nagasaki per fare esperienza della vita che lì si conduce. “Siamo una comunità completativa in missione - continua Fr. Albert -. Facciamo del nostro meglio per pregare insieme, celebrare l'Eucaristia, mangiare insieme, trascorrere insieme momenti di raccoglimento e adorazione. Questo è il modo francescano di cercare la pace per Nagasaki e per il mondo intero: la pace viene dalla preghiera”. I frati collaborano anche con l’ufficio JPIC per sensibilizzare e incoraggiare a eliminare l’arma della bomba atomica. In questo senso organizzano anche incontri, per raccontare gli effetti che la bomba atomica ha avuto sulla gente e sul pianeta e si appoggiano anche a diversi altri ordini religiosi.
Fr. Albert ha sempre voluto vivere in una comunità di preghiera e sa quanto sia importante per la pace: “Ciò che condividiamo con la gente dovrebbe venire dalla nostra relazione con Dio. La pace viene da Dio e qualsiasi cosa annunciamo o proclamiamo deve venire da Dio e dalla relazione con Lui e tra noi”.
Oggi a Nagasaki nel Parco della Pace sorge una grande statua bronzea di dieci metri: da lì grida il suo appello al mondo intero, per una pace mondiale duratura e una preghiera, affinché una simile tragedia non si ripeta.
B. G.