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cTc N. 66

Dicembre 2025

28 Novembre 2025

Presentiamo il n. 66 di Comunione e Comunicazione con gioia e gratitudine speciali. Non solo perché è un numero particolarmente “corposo”. Non solo perché conclude la serie dedicata agli scritti ottocentenari in volgare di S. Francesco, Audite, poverelle e Cantico delle creature. Ma soprattutto perché numerose sono state le Sorelle che, da tante parti del mondo, con prontezza, disponibilità e anche spontaneamente hanno inviato testimonianze e riflessioni (da Francia, Germania, India, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Lituania, Irlanda), manifestando il desiderio di far conoscere alle altre le loro radici (Stati Uniti, Giappone), iniziative e figure della loro e nostra storia più o meno recente (Stati Uniti, Italia). 

Proprio questo era lo spirito che avrebbe dovuto animare Comunione e Comunicazione nel sogno del suo ideatore, Fr. Dario Pili, OFM. In questo stesso spirito ancora oggi lo scriviamo e lo leggiamo, cercando di mettere in parole i quattro aspetti della nostra Forma di vita attraverso i quali Fr. Fábio rilegge per noi e con noi il Cantico delle creature: «Il primato della contemplazione, la concretezza della vita fraterna, l’accoglienza della nostra finitudine e lo spirito di servizio». 

E già guardiamo al prossimo numero, che uscirà nel giugno 2026, quando staremo celebrando l’VIII Centenario del beato Transito del Padre S. Francesco. Sarà, il 2026, anche l’VIII Centenario dei due Testamenti. Vorremo, pertanto, accogliere come traccia per le nostre comunicazioni attraverso il cTc la volontà/eredità di Francesco manifestata nel cosiddetto “Testamento di Siena” (aprile-maggio 1226). 

«Scrivi che benedico tutti i miei frati, che sono ora in questa Religione e quelli che vi entreranno sino alla fine del mondo. E siccome, a motivo della debolezza e per la sofferenza della malattia, non posso parlare, brevemente manifesto ai miei frati la mia volontà in queste tre parole. 

Cioè: in segno e memoria della mia benedizione e del mio testamento, sempre si amino gli uni gli altri, sempre amino ed osservino nostra signora la santa povertà, e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa». 

Il n. 67 avrà dunque come filo conduttore la “prima parola” che S. Francesco ci ha lasciato in “segno e memoria” della sua benedizione: «Sempre si amino gli uni gli altri»: i doni e le sfide di vivere nell’amore fraterno.

Ci auguriamo “buon Natale”, allora, aprendo il cuore alla lode, consapevoli che possiamo amarci reciprocamente come sorelle perché, con la sua nascita dalla Vergine Madre, si è fatto «nostro fratello il Signore della maestà» (2Cel 198). 

Buona lettura!

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