Quale sia il contributo di Giovanni Duns Scoto nel mondo di oggi? |  Intervento del Ministro generale

L’8 novembre 2018, presso l’aula magna della Pontificia Università Antonianum si è tenuto il tradizionale Atto accademico in onore del beato Giovanni Duns Scoto. È chiuso dall’intervento del Ministro Generale e Gran Cancelliere, fr. Michael Anthony Perry.

 


 

Risposta alla Prof.ssa Carmela Bianco

“Ultima solitudo: la ‘comunionale incomunicabilità’ della persona in Giovanni Duns Scoto”

Fr. Michael Anthony Perry, OFM

 

 

Introduzione

            A nome dell’intero Ordine dei Frati Minori, desidero ringraziare fr. Josep Bekan e il suo gruppo di eccellenti accademici che fanno parte della Commissione Scotista per l’Ordine, per il loro magnifico lavoro nel corso di questo anno e per il loro impegno nella preparazione degli indici perle opere del Doctor Subtilis, il Beato Giovanni Duns Scoto. Desidero inoltre ringraziare in modo davvero speciale la Prof.ssa Carmela Bianco per il suo impegno senza sosta nell’aiutare il mondo a comprendere e apprezzare il lavoro di Duns Scoto, riconoscendo il valore del suo libro innovativo uscito nel 2017, sul ruolo determinante del pensiero di Scoto nella moderna comprensione della persona umana, Ultima solitudo. La nascita del concetto moderno di persona in Duns Scoto.

             La Prof.ssa Bianco ha delineato accuratamente il modo in cui l’insegnamento fondamentale di Duns Scoto sulla singolarità di ogni persona abbia contribuito alla comprensione moderna della persona umana[1]. In questa risposta desidero delineare il suo pensiero nell’altra direzione, guardando alle sue origini nella visione e nella spiritualità di S. Francesco di Assisi. Da lì esso è nato. Mi chiederò dunque quale sia il contributo di Scoto in ciò che noi affrontiamo nel mondo di oggi.

Come qualcuno di voi sa, ho vissuto la parte migliore dei miei anni giovanili come frate nella Repubblica Democratica del Congo, un paese che ho continuato a visitare con regolarità. Quello che è evidente in quel paese, come lo è in molte altre parti del mondo, è la palese indifferenza e il disprezzo per la dignità di ciascun essere umano. Le persone vengono trattate dai loro capi, in verità dalla comunità internazionale, come qualcosa meno che umano, una massa di umanità senza nome che non ha nulla di speciale da aggiungere, nulla in comune da condividere. Sfortunatamente, il totale disinteresse per la naturale dignità e il valore di ogni essere umano è diventato troppo comune in molte parti del mondo. Le notizie dei media sono dominate dal dramma e dalle condizioni inumane dei migranti e dei rifugiati alla ricerca di un luogo dove trovare pace, sicurezza e la garanzia di un futuro per le loro famiglie. Le molte guerre e le conquiste militari, condotte in nome della democrazia e di un nuovo ordine mondiale, hanno visto di una diffusa distruzione di abitazioni, delle condizioni di salute e dei mezzi di sostentamento per così tante persone. La quotidiana violenza nelle strade delle città, gli accordi di pace che sono in stallo e la demagogia che si ancora fermamente alle ideologie rifiutando persino di ascoltare le opinioni degli altri, hanno preso il posto del senso del bene comune e della civiltà. Viviamo inoltre un pervasivo senso di assoluta autonomia personale, di libertà individuale senza freni e perdita di interesse per gli altri.

Di certo, questo non è il quadro completo di come agiscono le persone nel nostro mondo, ma questa maniera di comportarsi minaccia di adombrare totalmente la bontà nelle persone intorno a noi, lasciandoci stanchi e senza speranza per un mondo migliore. Allora mi chiedo, quali speranze, quale visione della vita umana insieme possiamo offrire oggi alla gente? Quale promessa ci mostra la visione francescana di Scoto oggi?

 

Il mondo di S. Francesco

Il mondo in cui Francesco nacque non era diverso dal nostro, benché in scala ridotta. Disordini erano diffusi. C’erano guerre, ribellioni contro le istituzioni civili e religiose. C’erano divisioni tra i ricchi (maiores) e i poveri (minores). Mendicanti senza soldi e lebbrosi vagavano per le strade circondati dall’avarizia dei ricchi mentre le vie di circolazione erano minacciate dai briganti. Francesco scelse di identificarsi con i minoresdiventando un operatore di pace e di riconciliazione. Aveva un profondo rispetto per tutte le creature nella loro originalità, le vedeva come sorelle e fratelli. La visione che lo muoveva era l’amore umile di Dio manifestato nell’Incarnazione e sigillato incondizionatamente nella Passione.

Francesco non era un teologo qualificato. Esprimeva la sua intuizione e la sua spiritualità con parole semplici e con esortazioni, ma ancor di più, attraverso le sue azioni e il suo modo di vivere in mezzo alla gente del suo tempo. Qualcuno lo ha chiamato “teologo vernacolare”[2]. Fu lasciato ai suoi seguaci di dare un nome teologico a ciò che Francesco aveva proclamato attraverso la sua vita. Tra i primi frati, degni di nota sono S. Bonaventura da Bagnoregio e il B. Giovanni Duns Scoto. Essi modellarono la visione e la spiritualità di Francesco in un sistema teologico veramente impressionante. Per il nostro scopo, scegliamo le linee di pensiero che costoro hanno sviluppato a partire dall’intuizione e dalla spiritualità di Francesco:

  • Dio è amore, una Trinità di persone legate da una relazione d’amore;
  • Dio invita liberamente gli altri ad entrare in questa relazione con l’Incarnazione del Figlio e vi dà espressione finale e irrevocabile con la sua morte;
  • quello stesso movimento verso l’esterno dell’amore ha portato alla creazione di tutto il resto; e
  • Dio ha dotato ogni creatura di un’individualità e di un valore unici, e gli esseri umani anche con la libertà di amare.

 

Il pensiero di Giovanni Duns Scoto

Questo ci conduce allo sviluppo dell’haecceitas, l’”esser-questa-cosa-qui” che fa di ogni creatura “quel” particolare individuo. Con Francesco, Scoto è convinto che sia possibile per gli individui essere conosciuti come tali, non solo per i loro tratti esteriori, ma anche nella loro ecceità implicita. Essa è conosciuta in modo vago, per mezzo di una certa intuizione; in ultima analisi la loro unicità rimane un mistero nascosto. A questo livello, l’haecceitasè incomunicabile, una ultima solitudo. Ciò dà ad ogni persona la sua importanza unica e il suo valore. Lo studioso scotista Allan Wolter ne spiega il motivo:

La dottrina dell’ecceità di Scoto applicata alla persona umana sembrerebbe investire ciascuno di un valore unico che lo rende singolarmente voluto e amato da Dio, a prescindere da ogni caratteristica che la persona condivide con gli altri o ogni contributo che lui o lei può dare alla società. Si potrebbe anche dire, l’ecceità è il dono personale fatto a noi da Dio[3].

 

L’Ultima solitudodi un individuo non deve essere compresa come totale isolamento, la solitudine di chi si trova in prigione. Se Dio ha creato le persone libere per amore, desiderando ricevere il loro amore in cambio, l’individualità degli uomini è strettamente legata ad un altro filone del pensiero di Scoto: la possibilità della reciprocità, dell’entrare liberamente in relazione con Dio, e quindi con quelli della propria specie. Il desiderio di Dio per la creatura umana che possa amare Dio il più pienamente possibile non si ferma con l’Incarnazione. Dio pensava che altri sarebbero stati co-amati (condilecti) e co-amanti (condiligentes) insieme a Cristo. Ciro Tammaro commenta:

In linea ordinaria, però, Scoto riconosce che l’autoaffermazione del proprio essere – e, quindi, la consapevolezza di sé – si concretizza solo quando la persona umana entra in comunione spirituale con “altri “, cioè quando instaura relazioni sociali con altre persone.  In tale contesto, la prima relazione che l’uomo istituisce è quella trascendentale con l’Essere infinito  . .  .  Questa “apertura” al trascendente teologico è garanzia per l’apertura sociale verso gli “altri“. In questo modo, la persona umana supera la sua “solitudo” originaria e inizia insieme agli “altri” il cammino della speranza verso l’ “Altro.[4]

L’Ultima solitudonon ha bisogno di mettere da parte gli esseri umani. Infatti, la loro particolarità è la possibilità di relazionarsi. Dio ha fatto dono ad ogni essere umano della capacità di mettersi in relazione con gli altri, di entrare in comunione con loro. Per Scoto, tutto si concretizza nell’amore. Fr. Charles Balić, per lungo tempo Presidente della Commissione Internazionale Scotista, ha scritto: “l’insieme della teologia di Scoto è dominato dalla nozione dell’amore. La nota caratteristica di questo amore è la sua assoluta libertà. Mano a mano che l’amore diventa più perfetto e più intenso, la libertà diventa più nobile e integrale sia in Dio che nell’uomo.”[5] La crescita nell’amore gratuitamente ricevuto, e liberamente donato, rende pienamente umani.

 

Il mondo di oggi

            Quale insegnamento possiamo trarre per il nostro mondo dove la dignità sacra e il valore di ogni individuo sono messi da parte con tale noncuranza e vengono violate nel nome di una libertà personale sfrenata, dell’autonomia e del guadagno egoistico? Qual potrebbe essere il rimedio o la soluzione?

Il rimedio.   Qualcuno ha scritto che l’odio e la violenza distruttiva intorno a noi possono essere superati soltanto dall’amore. Questo non è un compito facile; è necessario nientemeno che un cambiamento radicale del cuore (metanoia). Come famiglia umana abbiamo bisogno di imparare, o re-imparare, un modo diverso di guardarci l’un l’altro. Non siamo individui isolati, incapaci di relazione. L’individualità non è una barriera impenetrabile. Le diversità personali non sono una minaccia davanti alla quale ergere dei muri, sono invece un dono da rispettare, valorizzare e accogliere.

Un primo passo è mettere da parte le visioni generiche stereotipate riguardo a “quegli altri” e poi iniziare a conoscerli come individui con il loro personale valore e preziosità, le loro personali esperienze e modi di vedere. Vederli in modo diverso, come un dono da venerare. Il mistero della loro unicità non può mai essere conosciuto fino in fondo, tuttavia nell’amicizia e nel matrimonio gli individui sono attratti dall’esplorare continuamente il mistero più profondo del loro essere diversi. La haecceitasdi ciascuno può unirsi agli altri nella reciprocità, nella relazione. Riuscire a conoscere gli altri nella loro unicità ed andare gradualmente oltre se stessi per entrare in una relazione profonda con loro è la soluzione che Scoto offre.

Il compito di tutti.  Al posto dell’antagonismo che divide e le sue inumane conseguenze, per allargare e accrescere il rispetto reciproco e l’accoglienza serve l’impegno di ciascuno. Iniziare a colmare le differenze e coltivare relazioni di sana reciprocità non è facile. Richiede uno sforzo congiunto e costante. Non accade in una notte. Ma non potrà accadere affatto se abbattere le barriere non diventa la nostra causa comune. Questo lavoro deve essere fatto da ogni essere umano, ciascuno che dia anche piccoli passi giorno dopo giorno. L’imperativo è chiaro: diffondere il rispetto e l’interessamento amorevole, non l’odio e la violenza.

Il compito della riflessione.  Per ispirarci e sostenerci in questo lavoro, abbiamo bisogno dell’aiuto di leaders capaci di pensare e che ci mettono davanti una visione migliore, che riflettano su ciò che sta succedendo nel nostro mondo e individuino delle modalità per migliorarlo; che estraggano le risorse della nostra tradizione umana e religiosa come i precetti biblici e le intuizioni di pensatori coåme Scoto, delle guide che possano rinvigorirci quando le energie vengono meno o ci dimentichiamo di ciò che dobbiamo fare. Questo è ciò di cui il mondo ha bisogno ora.

[1]Carmela Bianco, Ultima solitudo : la nascita del concetto moderno di persona in Duns Scoto, 2017.

[2]Vedi Dominic Monti, “Francis as Vernacular Theologian: A Link to the Franciscan Intellectual Tradition?” in Elise Saggau, ed., The Franciscan Intellectual Tradition(2002), pp. 21-42.

[3]Allan Wolter, Scotus’ Early Oxford Lecture on Individuation, 1992, p. xxvii [sottolineaturaaggiunta].

[4]Cimo Tamarro, “Riflessione sul potere politico nel pensiero di John Duns Scotus: un’anticipazione della teoria sul contratto sociale,” http://www.spolia.it/online/en/argomenti/storia/storia_religiosa/2004/scoto.htm[accessed 30 Oct 2018].

[5]Charles Balić, New Catholic Encyclopedia, Vol. 4, p. 1105.