Condivisione della vita e vicinanza nel dolore: sei anni dal terremoto del centro Italia

Sei anni fa un tremendo terremoto scuoteva il centro Italia e i frati minori iniziavano a scrivere una nuova e rinnovata pagina di prossimità, ascolto e vicinanza: una pagina di umanità, che a distanza di sei anni è ancora viva. In totale, ben Ventisette frati minori, a rotazione, hanno condiviso la vita, le fatiche e le speranze della gente, vivendo in un container, che avevano chiamato il “convento di plastica”.

Il 24 agosto 2016, nel cuore della notte, la terra ha tremato ad Amatrice, Accumoli e Arquata nelle Marche, un territorio di montagna, incastonato tra il Lazio, le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo, e da quel momento la realtà non è stata più la stessa. Il sisma ha fatto 299 morti e lasciato ferite molto profonde nelle persone. Oggi, sei anni dopo, in quel territorio vivono ancora due frati minori, continuando lo stile di presenza e di condivisione.

The “plastic monastery”, photo credit: vocazionafrancescana.org

Ricordare questo anniversario ha senso per continuare a essere vicini alle popolazioni ferite, per continuare a sostenerle con la preghiera e con la solidarietà. E nello stesso tempo ci permette di fare memoria della nostra presenza di frati minori in luoghi difficili e segnati dalla sofferenza, una presenza fatta innanzitutto di condivisione di vita, di vicinanza nel dolore e di preghiera semplice con le persone. Abbiamo sperimentato che questo è veramente il primo annuncio, la nostra testimonianza di vita, la condivisione con tutti. Proprio questo rimane un punto fondamentale del nostro carisma, che in tante parti del mondo trova espressione e che ci dà speranza per il futuro”. Così Fr. Massimo Fusarelli, oggi Ministro Generale dei Frati Minori, che all’epoca, con altri due frati, raccolse l’invito del Vescovo Domenico Pompili di stare accanto alle popolazioni di Amatrice e Accumuli.

Dopo il terremoto si avviò una piccola comunità francescana a servizio di una Chiesa e di un territorio vastissimo e frammentato (ben 69 frazioni) colpito pesantemente dal sisma. Dal “convento di plastica “, come lo descrive Fr. Massimo, ovvero il container, ogni giorno i frati si spostavano per visitare famiglie e ammalati e anziani e portare una parola di conforto, un piccolo aiuto, prestare un servizio, per affrontare e risolvere “lo sfaldamento dei legami”, come lo definisce Fr. Massimo. Tutta la famiglia francescana si è resa disponibile ad aiutare: tre Frati Conventuali e diversi Frati Cappuccini – che sono rimasti un anno e mezzo sul territorio ma in un altro luogo – hanno aiutato le molte famiglie bisognose di aiuto e sostegno.

(Picture from the 2017 documentary of TV2000: I frati francescani ad Amatrice)

Da novembre 2016 fino alla fine di luglio 2017 la piccola comunità dei tre frati francescani minori ha vissuto nel paesino di Amatrice, condividendo le speranze e le paure delle circa 600 persone che avevano scelto di non andarsene. Novantasei le frazioni quasi rase al suolo, con le chiese e i cimiteri inagibili, quasi tutti gli edifici destinati a essere abbattuti e la maggior parte della popolazione rifugiatasi sulla costa.

Oggi, dopo sei anni, conclude Fr. Massimo: “Ricordare per non dimenticare, ricordare per non perdere la fiducia che la vita francescana è possibile ovunque, anche fuori da strutture ben stabilite, con libertà evangelica e con tanto amore per il Signore e per gli uomini e le donne nostri fratelli e amici, senza distinzioni. Annunciatori di riconciliazione e di pace, come fratelli e figli di San Francesco”.

Francesco Stefanini